Come ogni grande dinastia, quella dei San Francisco 49ers iniziò nella mente di
un grande "vecchio" e con le forze di molti giovani talenti.
Per l'esattezza il capolavoro cominciò dal Draft : Walsh spese in modo magistrale
le proprie scelte e selezionò nei primi giri tutti difensori.
Ronnie Lott, Eric Wright e Carlton Williamson, tutti difensive backs vennero immediatamente
nominati titolari e diventarono insieme alla safety Dwight Hicks la migliore secondaria della lega.
Sempre nella off-season i 49ers aggiunsero un LineBacker, Jack "Hacksaw" Reynolds, free agent dai
San Diego Chargers, che assunse immediatamente la leadership della difesa, mentre durante la stagione
regolare aggiunsero il DefensiveEnd Fred Dean, feroce cacciatore di QB, che diede grande impeto alla linea
difensiva.
Grazie a questi nuovi acquisti, tutti futuri All Pro, la difesa dei cercatori di pepite passò
da 27a a 2a, nel giro di un solo anno.
La stagione regolare fu finalmente trionfale e si concluse con il record di 13 vinte e 3 perse e per la
prima volta dal 1972, i Niners vinsero il titolo della NFC West.
Nonostante l'impressionante dimostrazione di forza, gli esperti erano ancora scettici sulle possibilità
dei 49ers ed erano quasi unanimi nel pensare che nei Playoffs si sarebbero persi, a causa anche
della loro inesperienza a grandi livelli.
I Playoff iniziarono con una agevole vittoria contro i New York Giants, nonostante l'immanente presenza
del grande Lawrence Taylor.
Il turno successivo, il Championship della NFC, avrebbe riservato l'avversario più odiato : di
nuovo i Dallas Cowboys, gli stessi che per tre volte consecutive, negli anni settanta avevano distrutto
le speranze dei californiani di raggiungere il SuperBowl.
La partita, giocata al Candlestick, fu non solo stupenda, ma circondata da un alone di grandezza.
Si giocò punto a punto, nonostante 3 intercetti lanciati da Montana, e la difesa sui lanci di San Francisco
che impedì ai pericolosi ricevitori dei Cowboys di esprimersi al meglio.
A pochi minuti dalla fine i Niners, in svantaggio di 6 punti, iniziarono un drive offensivo dalle
loro 10 yards difensive.
Montana si esibì in quello che poi diventò il suo marchio di fabbrica : una sequenza di giochi
perfetti, mischiando corse a passaggi sulle side lines per fermare lo scorrere dell'orologio.
I 49ers arrivarono all'interno delle venti yards difensive dei Cowboys con meno di due minuti
sul cronometro e Coach Walsh chiamò un passaggio in End Zone.
Montana, pressato dalla fortissima linea difensiva di Dallas,capeggiata dal mostruoso Defensive
And n°72 Ed Jones, soprannominato "Too Tall" (Troppo alto), visto che era alto 2 metri e 15 cm,
fu costretto ad uscire dalla protezione della "tasca" costituita dalla propria linea offensiva.
In quel momento, nella mente dei più vecchi tifosi dei 49ers, si stava materializzando
un vecchio incubo.
Di nuovo Dallas, di nuovo ad impedire la relizzazione di un sogno cullato da più di trent'anni.
Non possiamo, non oggi. "Battiamo i Cowboys" "Beat the Cowboys" "Beat the Cowboys".
Montana usci dalla tasca, ma era ancora pressato da "Too Tall" Jones, che gli impediva di vedere
qualunque giocatore libero.
Golden Joe, come sempre sarà nella sua carriera, fece la scelta decisiva : scaricò il pallone in
End Zone, sufficientemente in alto per non essere preso da alcun difensore ma solo da un proprio
ricevitore, quindi venne colpito e seppellito dai difensori di Dallas.
La palla sembrò restare per aria per interi minuti e destinata al nulla.
La disperazione, in un attimo si impossessò di tifosi. Era finita.
All'improvviso si materializzò una maglia rossa.
Dwight Clark, che aveva bruciato il proprio difensore Everson Walls, aveva seguito lo "scramble"
disperato del suo quarterback e aveva intuito la traiettoria del pallone e, ormai libero da marcatori,
saltò allungandosi verso la palla.....
L'intera partita viene tutt'ora ricordata con il nome di quell'unico indimenticabile gioco, che
fece esplodere il Candlestick e spezzò la maledizione dei Cowboys.
"The Catch" (La Ricezione), questo è il nome con il quale tutti, tifosi dei 49ers e non,
ricordano quella partita, facendo dell'incredibile salto di Clark l'immagine di football più famosa
di tutti i tempi.
Con la spettacolare ricezione di Clark in punta di dita, i Niners vinsero la sfida con Dallas
e per la prima volta nella loro storia parteciparono al SuperBowl.
Nel SuperBowl XVI contro i Cincinnati Bengals, i Niners andarono subito in vantaggio, subendo
poi la rimonta.
Il momento più importante si ebbe quando la difesa dei 49ers fermò per quattro volte consecutive
sulla propria GoalLine, gli attaccanti dei Bengals, spazzando ogni loro residua speranza di rimonta.
I 49ers vinsero il loro primo SuperBowl per 26 a 21 e Montana fu nominato miglior giocatore della
partita (MVP).
Walsh aveva realizzato il miracolo e il "Team from nowhere" ce l'aveva finalmente fatta.
Ma non era che il principio. I San Francisco 49ers avevano appena iniziato la propria dinastia.
1982
Sciopero !
La stagione 1982 fu molto deludente per tutto il mondo NFL, che per la prima volta nella sua storia
dovette affrontare l'onta dello sciopero di quasi tutti i giocatori titolari delle varie squadre.
La situazione diventò così grave che in molti casi i presidenti delle franchigie furono costretti a
assumere degli sconosciuti pur di far disputare il campionato.
Senza i suoi giocatori di spicco, i Niners chiusero una stagione monca con 3 vittorie e 6 sconfitte,
senza disputare i Playoffs.
1983
Il furto del RFK Stadium
L'anno successivo si tornò alla normalità ma i 49ers, che intanto avevano acquistato dai Rams
il forte RunningBack Wendell Tyler, pur concludendo la stagione titolare
con l'ottimo record di 10 vinte e 6 perse, sembravano aver perso lo smalto dell' 81.
Nei Playoffs scricchiolarono contro i Detroit Lions, salvati da un'errore del Kicker avversario
Eddie Murray, che mancò il field goal decisivo a pochi secondi dalla fine della partita.
Il turno successivo i 49ers si presentarono al cospetto dei Campioni in carica, i Washington
Redskins, sul loro campo, ma dopo essere andati sotto di 14 punti, rimontarono fino a presentarsi
in vantaggio agli ultimi 5 minuti della partita.
Gli Skins, guidati dal QB Joe Theismann e dal fortissimo RB John Riggins, fecero un grande drive fino alle 40
yards, benchè la difesa dei Niners reggesse alla furia dei pellirossa.
Qui però due chiamate degli arbitri, la prima, una pass interference contro Eric Wright, la seconda, un holding
contro Ronnie Lott, entrambe inesistenti, condannarono San Francisco alla sconfitta.
1984
Il capolavoro di Bill Walsh
Il 1984 fu una stagione veramente trionfale per i cercatori di pepite e un personale riscatto per
Coach Walsh.
In molti, durante la off-seson, avevano sostenuto che ormai i Niners avevano già raggiunto il loro
massimo traguardo vincendo il Superbowl, che sembravano appagati e che gli schemi d'attacco
di Bill Walsh, lungamente studiati dall'intera lega, non avevano più
segreti per le difese avversarie.
Nulla di più errato : i 49ers chiusero la stagione regolare con il magnifico record di 15 vintee 1 persa,
conquistando per la terza volta in quattro anni il titolo della NFC West e mostrando una superiorità
imbarazzante nei confronti delle altre squadre.
Nei Playoffs si presentarono con una netta vittoria sui Giants con 309 yards lanciate da Montana,
per poi distruggere nel Campionship la tanto considerata difesa di Buddy Ryan, defensive coordinator
dei Chicago Bears e "guru" della difesa, esibendo a loro volta una spettacolare difesa sui lanci.
Il SuperBowl giunse quindi quasi naturale ma, incredibilmente, nonostante l'impressionante stagione
della squadra, i riflettori si puntarono tutti sul giovane QB dei Miami Dolphins, avversari dei Niners,
al SuperBowl XIX, il giovane e talentuoso Dan Marino, che aveva bombardato
gli avversari con i suoi lanci per tutta la stagione e guidato l'attacco della propria squadra, insieme ai suoi ricevitori,
"i due Mark", Mark Duper e Mark Clayton, ad essere ampiamente il migliore della lega.
Forse la sfida con questo grande attacco stimolò ancora di più Bill Walsh, che preparò una
partita in attacco perfetta, facendo tutte le chiamate giuste, alternando lanci lunghi e corti
corse di Tyler e Craig, lanci a running backs, tight end e ricevitori.
Forse la voglia di dimostrare che il West Coast Offense, da lui ideato, era ancora il migliore
attacco portò Coach Bill a far vedere tutta la potenza dei suoi schemi e a far
disputare ai suoi la migliore partita della loro vita, grazie anche alla
collaborazione del suo braccio armato in campo, Joe Montana, a sua volta stimolato dal confronto cl giovane
fenomeno Marino.
Risultato : demolizione dei Dolphins, secondo titolo del decennio per i Niners e secondo titolo di MVP della
partita per Golden Joe.
1985
Infortuni
Nel draft Walsh fece un'altra di quelle mosse incomprensibili per la maggioranza dei critici :
selezionò con la propria prima scelta un ricevitore proveniente dallo sconosciuto e microscopico
college Mississippi Valley State, Jerry Rice, il quale tuttavia, nel corso degli anni ricompenserà
Coach Walsh, nel frattempo soprannominato "The Genius", diventando semplicemente il migliore
ricevitore di tutti i tempi.
Nonostante il 1985 dovesse considerarsi una stagione di transizione, i 49ers raggiunsero nuovamente i Playoffs,
ma nella partita giocata a New York, sul campo dei Giants, scontarono tutti gli infortuni che avevano
colpito durante la stagione tra gli altri, Montana e la sua riserva, Craig e Lott, subendo una sconfitta
per 17 a 6, a causa anche dell'infortunio di Montana, che a seguito di un contatto con un difensore avversario,
si era rotto una mano.
1986
Jerry "The World" Rice
Nella off season seguente alla deludente stagione 1985, Walsh e lo staff dirigenziale ritennero che fosse venuto il momento
di ringiovanire la squadra e pescarono nel draft una serie di giocatori:Tom Rathman, Tim McKyer,
John Taylor, Charles Haley, Kevin Fagan, Steve Wallace and Don Griffin e tutti quanti nelle stagioni successive
divennero titolari.
Erano state gettate le basi per i successivi dieci anni di vittorie.
La stagione fu caratterizzata da due prestazioni straordinarie : quella del RunningBack Roger
Craig che diventò il primo giocatore nella storia della NFL a guadagnare 1000 yards sia su corsa
sia su passaggio e quella del baby Jerry Rice.
Quello che successivamente venne soprannominato "The World" per ovvii motivi, guadagnò ben 1500
yars su passaggio, segnando 16 TD.
Nonostante questi grandi numeri i Niners nei Playoffs subirono una solenne bastonata ancora dai New York
Giants, perdendo addirittura per 49 a 3 al Candlestick.
1987
Cocente delusione
La stagione regolare del 1987, marciò in
maniera impeccabile per i californiani e si concluse con il record di 13 vinte e 2 perse.
San Francisco sembrava una corrazzata inaffondabile per merito dell'attacco, il migliore della lega
con 5987 yards totali conquistate, e di una difesa impenetrabile che aveva concesso solo
4095 yards in tutto l'anno.
Jerry Rice stabilì un record NFL segnando 22 TouchDown complessivi e ricevendo per una segnatura
in 13 partite consecutive, guadagnandosi il titolo di MVP della lega quasi all'unanimità.
I Niners sembravano dei predestinati a vincere il campionato ma nei Playoffs subirono una
incredibile sconfitta dai Minnesota Vikings per 36 a 26, sul proprio campo, grazie ad una
mostruosa gara del ricevitore Anthony Carter e lì si interruppe il sogno di riconquistare
il titolo.
1988
Il drive leggendario
La delusione dell'anno precedente era troppo pesante per essere smaltita in breve tempo
e la stagione successiva sembrò dare ragione a chi prevedeva un declino dei grandi 49ers
dei primi anni '80.
Walsh, che nel frattempo aveva, con l'ennesimo capolavoro, acquisito con una trade con
Tampa Bay, il QuarterBack Steve Young, ad inizio stagione dichiarò che per il ruolo
la competizione doveva considerarsi aperta tra quest'ultimo e Joe Montana, spiazzando
la squadra che inizialmente sembrò risentirne.
La stagione si trascinò fra alti, come la straordinaria corsa di Young nella partita di stagione
regolare contro i Vikings, e bassi, come nella brutta sconfitta contro gli odiati Raiders,
e nonostante alla fine il titolare indiscusso rimase Montana, si concluse con il poco incoraggiante record di
10 vinte a 6 perse.
I tifosi erano delusi e a peggiorare le cose nel primo turno dei Playoff i 49ers dovettero affrontare....
i Minnesota Vikings.
Forse la voglia di rivincita o forse il desiderio di dimostrare di non essere finiti diede a San Francisco
la spinta per demolire Minnesota (con i tifosi che urlavano "REVENGE" "REVENGE" "Vendetta" "Vendetta") e, nel turno successivo,
annientare i temuti Chicago Bears al Soldier Field di Chicago, con quasi venti gradi sottozero.
I Niners erano di nuovo in finale, nel SuperBowl XXIII,
ad affrontare il proprio passato.
Si trovarono contro di nuovo i Cincinnati Bengals, allenati dall'ex allenatore dei QB di San Francisco
Sam Wyche, contro un attacco, guidato da Boomer Esiasion, che la critica considerava più
forte, come nel SuperBowl contro Miami.
Nonostante si scontrassero i due migliori attacchi della lega e malgrado una straordinaria partita di
Jerry Rice, che alla vigilia era in dubbio per un doloroso infortunio alla caviglia, la partita
fu dominata dalle difese.
A 3:20 dalla fine i Niners erano sotto per 16 a 13 con la palla sulle proprie 8 yards
difensive, quando "Golden" Joe si mise al lavoro.
Montana gestì alla grande il tempo rimanente e senza forzare i lanci arrivando sulle 24
yards nel campo avversario con 40 secondi da giocare.
Il gioco successivo coronò uno dei SuperBowl più emozionanti di tutti i tempi : la squadra si
posiziona con due ricevitori larghi, Rice e Taylor; Rice va in movimento e mette in allarme la difesa, Montana
chiama lo snap arretra e lancia in End Zone ... per una meta.
"TouchDown John Taylor, TouchDown
San Francisco 49ers" urla il telecronista italiano Flavio Tranquillo, in una delle prime partite trasmesse dalla
mai abbastanza rimpianta TeleCapodistria.
La partita era finita: Rice venne nominato MVP e i Niners vennero eletti la squadra
della decade per aver vinto 3 titoli negli anni '80.
Il "Team from nowhere" in otto anni era diventato il dominatore della lega ed era
entrato nella leggenda.
Ma appena quattro giorni dopo questa stupenda vittoria una notizia scuote San Francisco :
Bill Walsh annuncia il suo ritiro da allenatore della NFL e al suo posto Eddie DiBartolo
nomina il suo Defensive Coordinator George Seifert.
Un'epoca si chiude.
1989
"Joe knows SuperBowls"
La maggior parte della stampa si aspettava che i Niners avrebbero stentato nella stagione 1989.
L'addio di Bill Walsh non lasciava la squadra semplicemente senza il suo capo-allenatore, ma orfana del suo
creatore, del suo guru e, dell'inventore del suo rivoluzionario attacco.
Ma l'intelligenza del nuovo Head Coach Seifert e dell'Offensive Coordinator da lui nominato, Mike
Holmgren, nonchè la forza dei veterani della squadra supplirono al comprensibile disorientamento.
L'attacco visse forse la sua miglior stagione : Rice ricevette 1483 yards guidando la lega, Craig,
per la terza stagione consecutiva andò sopra le 1000 yards su corsa e il FullBack Tom Rathman, che al
college aveva ricevuto in quattro anni tre passaggi, aiutò la squadra ricevendo 73 palloni.
Tuttavia quella del 1989 fu in tutto la stagione di Joe Montana : miglior giocatore della lega
all'unanimità, miglior quarterback realizzando un rating point (il complesso punteggio con il quale
si valutano le prestazioni dei QB e nel quale 100 punti è quasi la perfezione) record di
102.4.
La grandezza di Montana si vide però nel corso dei Playoff nei quali Joe segnò 12 TD senza subire neanche
un intercetto distruggendo, con partite ai limiti dell'irreale, nell'ordine, di nuovo i Vikings, i Rams e, nel
SuperBowl XXIV,
i Denver Broncos dell'emergente John Elway, che non ebbero scampo dinanzi alla prestazione di un
mostruoso Golden Joe che lanciò per 5 TD e venne nominato per la terza volta MVP del SuperBowl,
impresa mai riuscita a nessun altro giocatore nella storia della NFL.
La partita fini con il disarmante punteggio di 55 a 10 per i 49ers, che stabilirono circa 40
record della finale
1990
"There will be no Threepeat"
Il dominio di San Francisco continuò anche nella stagione regolare del '90 che i Niners
conclusero con il record di 14 vinte e 2 perse qualificandosi nuovamente per i Playoffs.
Sin dall'inizio dell'anno, però, la mente della squadra e di tutta la città era rivolta ad un unico obbiettivo: compiere quello che non era mai riuscito
ad alcuna squadra, vincere tre titoli consecutivi, un'obbiettivo prestigioso mai ottenuto da nessuna
squadra nella NFL e da pochissime franchige dell'intero sport professionistico americano.
L'urlo del pubblico ad ogni partita al CandleStick era sempre lo stesso : "Threepeat, threepeat"
La squadra sembrava apparentemente invincibile, ma alcuni segni mostravano il logorio di alcuni
veterani : Montana soffriva da quasi due anni di continui malanni al tendine del gomito destro,
che gli rendeva dolorosissimo il movimento di lancio, Charles Haley, il Defensive End maggiore
cacciatore di QB avversari, aveva praticamente rotto con la squadra e quasi fisicamente Steve Young
in una rissa nello spogliatoio e l'ossatura della squadra aveva molte stagioni sulle spalle.
Nonostante ciò i 49ers si qualificarono nuovamente per la finale della NFC, affrontando di nuovo
i suoi rivali degli anni 80, i New York Giants al CandleStick Park.
La partita si svolse in maniera stranissima : la difesa dei Giants, guidata dall'immenso
Lawrence Taylor, limitò l'attacco dei Niners ad appena 13 punti, ma l'attacco di New York, privo
del QB titolare Phil Simms, fu ben limitato dalla difesa californiana che concesse solo calci da tre punti.
A pochi minuti dalla fine, in vantaggio di due punti, San Francisco si ritrovò con la palla in mano
e la possibilità di gestire la partita e di realizzare il sogno, il threepeat.
Ma su un terzo down e lungo Montana cercando un ricevitore rollò verso destra, nella sua azione preferita,
si fermò per caricare il braccio e ... proveniente dalla sua sinistra, il lato detto "cieco" per un QB destro,
perchè è fuori dalla sua visuale, il defensive end dei Giants, Leonard Marshall, lo colpì con una incredibile
violenza e con il casco in mezzo alla schiena.
Montana cadde a terra semi svenuto e per lunghi minuti non riuscì nè a rialzarsi nè a riprendere
completamente coscienza.
Alla fine Joe uscì a fatica dal campo, sorretto dai compagni, con una mano rotta, una contusione allo sterno e
una commozione celebrale, mentre il pubblico e gli allenatori lo guardavano disperati, consci di averlo perso fino alla fine della partita.
Due azioni dopo Craig, con San Francisco che avrebbe dovuto semplicemente far trascorrere
il tempo per vincere la partita, commise un fumble sanguinoso in un'azione di corsa e i Giants realizzarono un calcio
da tre punti a 4 secondi dalla fine per vincere la partita con il punteggio di 15 a 13, senza
realizzare neanche un Touchdown.
"There will be no threepeat" sbottò il commentatore della televisione americana, John Madden,
a testimonianza di quanto l'obbiettivo fosse ritenuto storico.
Il sogno era infranto.
L'età dell'oro dei cercatori di pepite californiani era finita per sempre.