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1991
Orfani di Montana

Nel 1991 San Francisco si svegliò da un sogno durato quasi dieci anni, e il risveglio non avrebbe potuto essere più brusco.

Dopo la cocente delusione dell'anno precedente, il management dei Niners si trovò ad affrontare una situazione che non si era più affacciata da 10 anni a quella parte: la squadra era priva del proprio leader assoluto, Joe Montana, e avrebbe dovuto mettere in cabina di regia un Steve Young, che aveva mostrato di possedere un enorme talento, ma che in quattro anni ai Niners, era stato costretto a scaldare la panchina.
Allo stesso tempo si decise che era tempo di svecchiare la squadra e il dito fu puntato contro i veteranissimi Roger Craig e Ronnie Lott. Ma mentre per Craig la decisione era giustificata dai fatti, visto che il Runningback n°32, aveva visto il proprio rendimento calare negli ultimi anni, quella di rinunciare a Lott era una decisione del tutto diversa.

Ronnie, infatti, era non solo il leader indiscusso di una difesa che fino all'anno precedente aveva retto magnificamente, ma era all'apice della propria carriera e, senza dubbio, una safety da Hall of Fame, oltre ad essere idolatrato dal pubblico per essere un giocatore che non parlava mai a sproposito, faceva sentire il suo peso nello spogliatoio e dava un esmpio magnifico in campo.

Ma la direzione californiana non volle sentire ragioni e, nella convinzione che Lott avesse ormai "perso un passo" difensivamente, lo spedirono, oltretutto, agli odiatissimi Raiders dove Lott, per tutta risposta, sbattè in faccia alla dirigenza dei Niners una stagione grandiosa, realizzando 8 intercetti e guadagnandosi il suo decimo Probowl.

Così, mentre Golden Joe passava l'intera stagione tentando di recuperare dalle legnate prese l'anno precedente e, più di tutto, da un'operazione al tendine del gomito destro, che da anni lo stava tormentando, e la difesa si trovava con un bel buco proprio al suo centro, tutto il peso della squadra fu scaraventato sulle spalle di Steve Young.

E Steve se la cavò egregiamente, salvo subire, anche lui, un infortunio a circa metà stagione, che spedì a fare il titolare il terzo QB, Steve Bono, che, anche lui, non se la cavò affatto male.

Risultato: i 49ers conclusero la stagione con il buon reccord, viste le circostanze, di 10 vinte e 6 perse, che, però e incredibilmente, non permise ai californiani di qualificarsi per i playoffs.



1992
Un fantasma dal passato

Il 1992 doveva essere l'anno della rinascita per i Niners che, rispetto alla squadra dominatrice degli anni 80, avevano subito profonde modificazioni.
Mentre Montana passava quasi tutto l'anno nella lista infortunati, Steve Young mise insieme una stagione impressionante, passando per oltre 3000 yards con 25 Touchdowns e il Rating di 107.0 (considerndo che il punteggio di 100 è praticamente la perfezione!) conducendo San Francisco al record di 14 vinte e 2 perse.

Ma nel frattempo Montana aveva recuperato dal proprio infortunio in tempo per giocare la seconda metà dell'ultima gara della stagione regolare contro i Detroit Lions e mostrando di essere il Joe "Cool" di sempre.

Paradossalmente il recupero di Montana, probabilmente, determinò il fallimento nei Playoffs.
Infatti, dopo la prima partita vinta con i campioni in carica dei Washington Redskins ormai logori, nella quale Steve Young, aveva dimostrato tutto il proprio talento e la propria inesperienza ad altissimi livelli, commettendo una marea di errori, Coach Siefert si trovò a dover scegliere, per la successiva partita, chi far partire titolare nella posizione di QB.

Doveva scegliere cioè tra il miglior QB dell'anno, Young, e il miglior QB di sempre, Montana, con i fan e l'opinione pubblica tutta schierata per il secondo.

Siefert mostrò il proprio temperamento e infischiandosene di tutti mise in campo Young, scaricandogli sulle spalle tutta la pressione possibile.

A peggiorare l'umore della piazza, la finale di Conference dovano disputarla contro. . . indovinate chi: gli odiatissimi Dallas Cowboys, riemersi da alcuni anni di oblio grazie al trio Aikman, Smith, Irvin e al Coach Jimmy Johnson.

I tifosi dei Niners che hanno visto quella partita non si ricordano più l'equilibrio che la dominò fino all'ultimo quarto, nè le difficoltà della difesa californiana, incapace di mettere pressione sul QB avversario e di fermare gli strapotenti ricevitori texani, o di intuire gli screen pass finali su Smith che distrussero definitivamente i californiani.

No.

I tifosi di San Francisco si ricordano solo gli sforzi inutili di Young di riprendere in mano la partita e i suoi errori, condizionati anche dalla pioggia e da un campo diventato infame, sotto gli occhi di un impotente Montana, impietosamente ripreso dalle telecamere della televisione americana.

Alla fine i Cowboys se ne tornarono a casa con la vittoria che li condusse poi al Superbowl e e i più anziani tifosi di San Francisco avevano, di nuovo, visto apparire davanti ai loro occhi l'incubo di Dallas.



1993
So long Joe

Durante l'estate, il clima si fece rovente, grazie anche alle polemiche seguite alla sconfitta subita nel Championship contro i Cowboys.

I giornali di San Francisco criticarono pesantemente il Coach Siefert, per non aver compreso che, sopratutto nel finale di partita, Young si stava dimostrando incapace di battere i texani e soprattutto che Montana, con la sua esperienza, avrebbe potuto probabilmente, dare una svolta alla gara.

Certamente il dualismo Young - Montana non poteva protrarsi più a lungo e, ancora una volta, dopo quella di mandare via Lott, il management dei Niners si trovava di fronte ad una scelta immpopolare: sacrificare uno dei due assi.

E la scelta cadde su Joe Montana.

Chi vi scrive, allora, come molti altri tifosi dei 49ers, fu tremendamente amareggiato da questa decisione, non tanto in quanto comportava l'idea che Young fosse il migliore, principio quanto meno opinabile, quanto perchè ci era stato impedito di verificare se Joe "Cool" fosse riuscito a recuperare dall'anno precedente passato tra operazioni e riabilitazione, nonchè di vedere giocare ancora con la maglia di San Francisco il QuarterBack più forte, più bello da vedere, più decisivo e più vincente della storia della NFL.

Ma nonostante la disperazione di un'intera città la scelta fu compiuta: Joe venne spedito "nel" Kansas City (come direbbe Sordi) assieme oltretutto ad una safety, in campio di nessuno si ricorda cosa.