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Andrea Brizzi




11 febbraio 2008.

Giganti !! (Giants)
di Andrea Brizzi

Che spettacolo il Superbowl XLII!

Uno dei più belli della storia della NFL, una storia lunga, molto lunga; un Superbowl che ci ha regalato emozioni d’ogni tipo, offensive, difensive, individuali e di squadra!

Era dal Superbowl XXXIV, anno 2000 (stagione ’99) che il Vince Lombardy Trophy non veniva assegnato da un ultimo winning drive conclusosi in end zone per 7 punti, ma anche in quell’occasione però i Rams presero palla a 2:15 dalla fine dopo che i Titans avevano impattato sul 16 pari e il TD pass di Warner per Bruce di 73 yards scongiurò solo l’overtime.

Stesso discorso per il Superbowl XXXII, 1998 (stagione 1997) in cui la meta di Terrell Davis che permise ai Broncos di aggiudicarsi il loro primo e storico Vince Lombardy Trophy non ribaltò l’incontro ma permise ad Elway e ad i suoi di andare in vantaggio di 7 punti, dal 24 pari al 31 a 24.

Anche quello che forse è stato il Superbowl più bello della storia, il XXV, del 1991 (stagione ’90) fu deciso da un field goal in favore dei Giants calciato da Matt Bahr a 7:20 dalla conclusione che fu seguito da un calcio sbagliato di Scott Nordwood nei secondi finali della partita che lasciò il risultato invariato di 20 a 19 in favore dei Giants.

Un winning drive con esito finale in end zone per 7 punti che permette di ribaltare un Superbowl per come abbiamo visto in questo spettacolare XLII lo possiamo ritrovare solo lontano nel tempo, aprendo soprattutto quella parte del nostro cervello dedicata ai ricordi di ogni 49ers che si rispetti, già perché per trovare una situazione del tutto similare dobbiamo chiamare in causa il Superbowl XXIII, anno 1989, stagione 1988, quando Joe Montana prese per mano i nostri 49ers guidandoli in un memorabile drive che si concluse precisamente a 34 secondi dalla fine con un TD pass per John Taylor di 10 yards che ribaltò il risultato portando i 49ers da sotto di 16 a 13 al vantaggio di 20 a 16!

Anche negli ultimi tempi i Superbowls sono stati decisi spesso nei secondi finali, mi riferisco a quelli vinti dai Patriots, ma anche in quelle occasioni i field goal di Vinatieri scongiurarono solo l’overtime poiché si partiva da punteggi di parità, tranne che in quello contro gli Eagles in cui non ci fu il winning drive ma solo un disperato tentativo di rimonta della squadra della Pennsylvania, dei 10 punti di svantaggio ne recuperarono solo 7.

Ma andiamo per ordine perché grandi giocate e forti emozioni sono state distribuite lungo tutto l’arco della gara, una partita che non ci ha lasciato un istante di tregua, dove ogni gioco, ogni giocata, ogni respiro ha costituito il mattone fondamentale attraverso cui è stata costituita la sfavillante trama di una partita che debitamente entra a far parte di quelle partite che un appassionato di football non potrà mai dimenticare.

La cornice in cui s’è svolto l’Evento è stata meravigliosa: la Sun Valley, Arizona, vicino a Phoenix (città meravigliosa), in quel di Glendale, all’University of Phoenix Stadium, e peccato che per delle minime possibilità di pioggia poi non concretizzatesi si sia precauzionalmente chiuso il tetto, altrimenti lo sfondo di tanto spettacolo sarebbe stato ancora più suggestivo.

Dopo una stupenda versione dell’inno nazionale statunitense, una di quelle interpretazioni artistiche vocali che vuoi o non vuoi ti fa venire i brividi, interpretata dalla bravissima vincitrice della trasmissione American Idol (fucina di talenti musicali ed artistici) Jordin Sparks per noi tifosi dei 49ers c’è stato un momento da brivido e di commozione, nonché d’orgoglio: la cerimonia del Coin Toss in onore del nostro compianto genio, quello che amo chiamare maestro, Bill Walsh. Forse si può pensare che onorare la memoria di Walsh sia un atto dovuto, ma io ringrazio comunque Goodell per questo. Erano presenti Greg ed Elisabeth, i suoi 2 emozionati figli ed erano presenti 3 dei suoi campioni più assoluti, dei nostri campioni più grandi, Ronnie Lott (che ha portato fortuna ai Giants nel sorteggio), Jerry Rice e Steve Young.

Ma bando alle chiacchiere, kickoff! Si comincia!

New York entra in campo decisissima, con una sequenza offensiva oltre ogni modo dominante, guadagni corti al primo e secondo down e poi precisione d’esecuzione e talento tirati fuori nei terzi down, 4 set di down e per 4 volte Manning converte al 3° down, solo nella 5° occasione la selezione di Smith corto a sinistra lascia un po’ a desiderare, Smith è coperto e dietro il down marker, ma lì la difesa dei Patriots ha giocato veramente bene ed arrivano i primi punti, 3 a 0 New York! Un drive grandioso, 9:59 di durata, mai nessuno era riuscito al Superbowl ad assestare un drive così lungo, se non erro i Giants battono sé stessi che nel Superbowl XXV avevano assestato un drive di 9:29 all’inizio del 3° quarto, un drive a sua volta che ne aveva battuto uno nostro di 7:07 assestato nel Superbowl XXIV.

Insomma, s’inizia subito col botto! New Superbowl record!

Entra in campo l’attacco dei Patriots, e scommetto che viste le ultime prestazioni dei playoff tutti siamo curiosi di vedere cosa saranno in grado di fare Brady e compagni. Maroney intanto ci dimostra che è in gran serata, peccato che poi New England se lo sia scordato o non abbia insistito con le corse, ma di questo parleremo dopo. Anche il drive dei Patriots è un buon drive, meno convincente di quello dei Giants ma iniziano con il piede giusto, e soprattutto i Patriots come al solito sfruttano gli errori degli avversari, Antonio Pierce commette una Defensive Pass Interference in end zone al 3° down che mi permetto di definire veniale, un fallo che consente ai Patriots di guadagnare un 1° e goal dalla yarda. Un fallo che definisco veniale perché Pierce ha secondo me commesso l’errore di non guardare la palla, il fatto è che la traccia di Watson più in profondità non poteva andare, l’end zone era finita, quindi se il lancio non arriva a Watson nel momento in cui Pierce s’aggrappa significa che l’azione è diventata un broken play e che quindi Watson lo devi continuare a coprire, se invece d’aggrapparsi avesse girato lo sguardo probabilmente oltre a poter deflettare il lancio avrebbe avuto anche qualche possibilità d’intercettarlo, ma così non è stato e i Patriots ringraziano. Finisce un primo quarto da record, non era mai successo che al Superbowl il primo quarto vedesse solo 2 drive offensivi.

Il 2° quarto si apre col botto, prima azione e TD di Maroney, Patriots in vantaggio!

Le emozioni qui si rincorrono, dopo la segnatura ancora un bel drive offensivo di New York che ha l’apice nella bomba in profondità di Manning per Toomer che assesta una ricezione ad uscire dal campo che vale il prezzo del biglietto ed il Superbowl in sé, buona per 38 yards, e di cui non ti stancheresti mai di vederne i replay! I Giants sembrano destinati per lo meno ad accorciare quando Manning serve alla perfezione Steve Smith che fa tutto veramente molto bene tranne una cosa: la ricezione, probabilmente se avesse ricevuto avrebbe anche avuto una possibilità di percorrere quelle ultime 10 yards ed andare in end zone, ma Smith pretende di ricevere con una sorta di baker pallavolistico e l’ovvio risultato è che la palla gli sfugge ed Ellis Hobbs che lo curava non resta certo a guardare: intercetta e sgroppa per più di qualche yards! Smith… te possino! Una mano sopra ed una sotto, con le mani si crea la ‘conca’ e la palla non schizza!

Poi three & out per i Patriots che iniziano a soffrire le grandi giocate collettive della difesa dei Giants che a sua volta inizia a prendere il sopravvento nella battaglia di linea, la palla torna a New York che inizia a fare in attacco precisamente quello che non ti puoi permettere di fare se vuoi battere i Patriots, errori su errori: Bradshaw e Manning non sono sulla stessa pagina durante un handoff che si conclude con un fumble che fortunatamente per i Giants riescono a ricoprire e che però incasina un drive che non riesce a partire, three & out! Palla ai Patriots che normalmente sfrutterebbero in altro modo, ed invece le emozioni e le giocate entusiasmanti ce le regala la difesa che addirittura sacca in 2 giochi consecutivi Tom Brady! Era mai successo prima ai Patriots di Belichick una cosa del genere? Altro three & out! New York ritorna in attacco e continua a dominare l’incontro, ma commette ancora errori che normalmente i Patriots riescono a sfruttare in altro modo, Manning viene saccato da Thomas ed ancora fumble! Che comunque riusciranno a ricoprire ma commettendo un fallo che alla fine incasina anche questo drive che era oramai giunto in ottima posizione almeno per un field goal! Si entra nel two minutes warning e la palla torna ai Patriots, il ragionamento automatico è semplice: New York ha commesso 3 errori madornali, quel tipo d’errori che tutti sappiamo che contro i Patriots non puoi permetterti di compiere, già è sotto di 7 a 3 e i Patriots col 2 minutes offense anche nei momenti peggiori è letale; e che il primo possesso del secondo tempo sarà sempre in favore dei Patriots, ciò significa che pur dominando nel gioco i Giants grazie ai loro errori possono rischiare di trovarsi a 10 minuti dalla fine del 3° quarto sotto di 21 a 3 nella peggiore delle ipotesi! Wow! New York non se lo può permettere e deve reagire, e la difesa reagisce! All’inizio subisce un po’ l’assalto della squadra di Boston, ma poi all’altezza del centro del campo Justin Tuck sacca Brady forzando un fumble che Ozi Umenyiora ricopre per New York! Amazing! Come gridano i commentatori d’oltre oceano!

Al terzo quarto i Patriots ci riprovano, ma iniziamo a capire che Brady oltre a non potersi esprimere perché sottoposto a grossa pressione non è proprio in serata, lancia palle inguardabili anche quando non è sotto pressione e sembra come se l’unico obbiettivo che riesce a centrare sia Welker nel corto e Faulk con gli screen. Ma in soccorso degli spenti Patriots arriva ancora l’ennesimo errore dei Giants: 12 uomini in campo sul punt che New England è costretta a calciare perché fermata dall’ancora strabiliante difesa Newyorchese, un giocatore di New York non riesce ad uscire per tempo dal campo, Blackburn il colpevole, e grandioso l’occhio di Belichick che nota la cosa! I Patriots quindi continuano nel drive offensivo ed arrivano fino alle 25 yards avversarie, ancora una volta Brady e compagni hanno l’opportunità di spezzare in due l’incontro grazie agli errori dei Giants, ma in quella che Sterling Sharpe in cronaca ha definito l’azione difensiva più importante per i Giants dell’intera partita (e concordo in pieno con il fratello di Shannon) viene fuori il talento puro del campione, Michael Strahan parte come se fosse un razzo interstellare e si scaglia contro Brady saccandolo e rispedendo i Patriots sulle 31! A questo punto mi sarei aspettato un field goal che avrebbe portato a più 7 il vantaggio dei Patriots, il tetto era chiuso, si giocava in un dome, non c’è un motivo che sia uno che m’impedisce di calciare il field goal che sarebbe stato impegnativo, da 48 o 49 yards, ma in un dome è un calcio che deve essere messo tra i pali, ed invece Belichick opta per giocarsi alla mano un 4° e 13 che avrà un esito negativo. Ancora un emozione durante il successivo drive dei Giants, Manning va profondo nel mezzo in end zone per Burress, tutto è perfetto, esecuzione, lancio, ma è perfetto anche il grandioso intervento di Asante Samuel che toglie letteralmente dalle mani di Burress quello che facilmente sarebbe potuto essere un TD pass! Prima della fine del quarto i Patriots tornano in campo e ciò a cui assistiamo è ancora ad un Brady che quando è sotto pressione sbaglia, ma sbaglia clamorosamente anche quando non è sotto pressione.

Inizia l’ultimo quarto e la palla torna a New York che se pur domina continua a stare sotto nel punteggio. Al primo gioco lo spettacolo è di livello assoluto, Manning serve profondo Boss, il tight end rookie che rimpiazza l’infortunato Shockey, Boss riceve e si beve Harrison che riuscirà a salvare la metà solo grazie alla sua velocità che logicamente è doppia rispetto a quella del tight end, ma la mazzata per i Patriots è galattica: 45 yards di guadagno! Un qualcosa che è solo il preludio ad una meravigliosa segnatura in cui Manning serve corto nel mezzo in end zone David Tyree che è bravo nel liberarsi e a ricevere, ma se mi permettete la differenza la fa il perfetto lancio di Eli Manning, perfetto nell’esecuzione, nella scelta del ricevitore, nel timing perché se quella palla fosse passata appena mezzo secondo dopo probabilmente il difensore che copriva Tyree (che in questo momento mi sfugge, forse Samuel) l’avrebbe almeno sbattuta a terra. Ma al contrario il tutto è stato perfetto e i Giants vanno in vantaggio! Touchdown! 10 a 7! Nel drive di risposta di New England, Brady sottolinea il fatto che non è assolutamente in serata e che al massimo è l’ombra di sé stesso, ma i Patriots possono contare sulla loro difesa che ferma i Giants in un drive forse da interpretare meno aggressivamente e fa tornare in campo il proprio attacco, e finalmente i Patriots ci mostrano ciò per cui sono stati famosi, finalmente si capisce che non è serata in cui Brady può connettersi a Moss in giocate profonde e Randy Moss viene utilizzato nel corto dove Brady riesce a servirlo e Moss diventa un play maker fino in fondo, fino a portare assieme a Welker e ad un infortunato ma presente Faulk i suoi in end zone, sì, probabilmente Webster nell’occasione ha fatto tutto quello che non si deve fare se si vuole coprire Moss, ma l’essenziale è che l’asse Brady Moss si sia finalmente messo in connessione per l’end zone! 14 a 10! 2:42 da giocare!

Credo che un po’ tutti abbiamo pensato che fosse il drive dei campioni, la caratteristica dei Patriots e di Brady di saper fare la differenza nei momenti decisivi e portarsi a casa la W, che in questo caso avrebbe significato il Vince Lombardy Trophy; ma i Giants non è che fossero tutto questo d’accordo e mettono su quel drive leggendario che rimarrà indelebile nelle pagine della storia del Football, tutto stupendo con annessa conversione di 4° e 1, e sensazionale ricezione di David Tyree in un’azione che mai scorderemo con Manning praticamente saccato che riesce a sparire e a riapparire poco più in là ancora in piedi e con gli occhi sui ricevitori, il lancio e la ricezione degna di un Lombardy Trophy effettuata da Tyree in faccia ad Harrison e a degli increduli Patriots, cosa è riuscito a prendere Tyree! Wow! E poi il TD pass, un lob perfetto, una traccia corsa da Burress perfetta, una traiettoria della palla che ti consente di pensare in quei pochi secondi in cui tutti a fiato sospeso seguiamo lo svolgersi degli eventi; io in quei frangenti ho come rivissuto la storia dei Superbowl, come in un flash back che a momenti diventava bianco e nero e in altri tornava a colori e ho pensato: "se segna entra nella leggenda", e Manning ha segnato, e Manning è entrato nella leggenda, così come Burress che esplode all’interno dell’end zone dei Patriots con la palla in mano!

Non mi permetto assolutamente di paragonare Eli Manning con i mostri sacri della storia del Football, se Eli vorrà accedere a quell’Olimpo troppo dovrà ancora fare e vincere al Superbowl, ma cose del genere, cose come quelle viste in quest’ultimo drive io l’ho viste fare solo ai pochi leggendari grandi.

La partita però non è finita, New England ha uomini e talento per farsi tutto il campo con un gioco e ci prova, lo stesso Brady lascia partire 2 bombe che non sono male per niente ma Randy Moss che puntuale si presentava alla ricezione viene curato alla grandissima dalla doppia copertura di Webster e Wilson che in entrambe le occasioni, a turno, deflettano a terra 2 stupendi lanci!

I Giants battendo gli imbattibili New England Patriots si laureano Campioni del Mondo per la terza volta nella loro storia!

A COSA ABBIAMO ASSISTITO?

Innanzi tutto onore al merito degli sconfitti, ed infatti voglio proprio iniziare da loro, a cosa abbiamo assistito? Quando mi pongo domande relative al Football ho il mio libro sacro, non ci sono versetti di profeti, ma la storia della NFL, nel passato quello che è successo ai Patriots è un qualcosa che già si era concretizzato per altre squadre: basta pensare ai Broncos, e non mi riferisco solo alla stagione con annesso Superbowl contro di noi, ma anche ai 2 precedenti a quello, in quelle occasioni un attacco strabiliante e una signora difesa si sono sciolte alla luce dei riflettori dei playoff per poi collassare al grande ballo; la cosa s’è ripetuta con i Buffalo Bills; e i Raiders contro i Bucs? E quanti altri esempi, a prescindere dal discorso 16 vittorie intendo tutte quelle squadre del passato che come oggi i Patriots dopo aver disputato una stagione regolare da macchina da punti giocano dei playoff con sempre maggiori difficoltà per poi crollare al Superbowl. Gli stessi Patriots furono testimoni dello stesso accadimento, ma allora loro erano gli underdog, i Giants del presente, mi riferisco a quando batterono i St. Louis Rams dei record e del greatest show on turf, Rams che in quel Superbowl XXXVI fecero esattamente quello che hanno fatto i Patriots oggi, come fa notare tra l’altro Gianluigi il fato vuole che quella vittoria insperata e inimmaginabile che diede il là alla IV Dinastia si consumò il 3 Febbraio, stesso giorno in cui quei Dei sono caduti dal loro trono d’imbattibilità solo qualche anno più in là.

Ciò cosa può significare?

Certo, se la mettiamo sulla questione che una stagione in cui inanelli tutte vittorie ti logora fino a farti "sfaciolare" per come è capitato ai Patriots mi viene da ridere, e lo affermo con tutto il rispetto per chi la pensa così, ma onestamente non è una spiegazione che mi soddisfa, perché se questo fosse vero allora bene in post season ci dovrebbe giocare chi ha avuto una stagione perdente, e credo invece che la serenità sia una diretta conseguenza del vincere e che invece le sconfitte ti logorano e ti succhiano energie inimmaginabili già solo per provare a reagire.

È successo un qualcosa che può succedere perché agli esseri umani succede di non essere sempre perfetti, è vero, non capita a tutti, ma capita; forse è semplicemente una questione di forma fisica, lo sappiamo bene, non si può pretendere di giocare una stagione tutta al 100% delle proprie possibilità e tutti sappiamo che la miglior cosa è iniziare la stagione tranquilli per poi esplodere nella seconda metà, la parte decisiva del campionato, mentre quest’anno i Patriots anche fisicamente sono stati sempre al top. E poi può succedere che non sei sempre il migliore, nonostante lo potresti essere, e quando incontri qualcuno che per quanta voglia tu abbia ha più voglia di te, che per quanta fame tu abbia ha più fame di te e per quanta rabbia sportiva tu puoi avere questo qualcuno ne ha più di te, beh… allora può succedere che anche gli imbattibili siano battuti. E poi perché penso semplicemente che non si può sempre vincere e ce lo dimostra il fatto che solo una squadra in tutta la storia della NFL sia riuscita ad assestare la perfect season con la perfect post season, i Miami Dolphins di Don Shula di quello sfavillante anno del 1972 conclusosi con la vittoria del Superbowl VII giocato nel 1973. E che solo 2 squadre in tanta lunga storia di NFL siano riuscite nella perfect season, gli stessi Dolphins d’allora e i Patriots di quest’anno, forse è questo che ci può far capire perché i Patriots non hanno vinto, semplicemente perché compiere l’impresa che stavano compiendo non è assolutamente un qualcosa di semplice. E poi perché signori, il Football non è matematica, 1 + 1 non fa sempre 2! E per fortuna che è così altrimenti non avrebbe senso giocare le partite ma assegneremo i trofei in base a opinabili rating derivanti da calcoli che si basano sulle abilità dei giocatori valutate a tavolino, invece il Football pretende che per vincere le abilità di cui si dispone debbano necessariamente essere espresse sul campo di battaglia. E se permettete la cosa che ti da fastidio di queste personalissime letture dei motivi di una sconfitta (di cui si farebbe molto volentieri a meno) è che poi ti devi sentir dire da persone che nemmeno sanno cosa sia il Football e ignorano perfino il meccanismo dei 4 down che New England ha perso perché logorata dalle 16 vittorie e ti dicono: "guarda che lo hanno detto in cronaca!" (vi risparmio quel è stato il mio successivo commento, ma con un piccolo sforzo di fantasia potete immaginare cosa ho risposto ricorrendo al dialetto Romanesco che in questi casi si presta a pennello!) Motivo per il quale io vi invito a servirvi del doppio audio e seguire le meravigliose telecronache e spiegazioni dei commenti originali, un qualcosa che da un lato ci fa ascoltare i commenti di chi ha giocato in NFL e dall’altro può essere un’esperienza formativa nell’imparare o divenire maggiormente padroni di una lingua straniera. E poi parliamoci chiaro, con tutto il rispetto, ma chi ha voluto spiegare la sconfitta dei Patriots attraverso questa banalità è la stessa persona che ha definito ‘The Catch’: "una palla sparecchiata a caso da Montana". Così si offende il Football.

I miei quasi 20 anni di esperienza di NFL mi impongono di cercare i motivi di una vittoria o di una sconfitta sul campo di battaglia, non altrove, e allora la domanda che mi pongo e da cui parto è un’altra:

Venendo al campo cosa abbia visto di concreto?

Di concreto i Patriots in campo hanno veramente faticato, difensivamente parlando hanno subito l’attacco dei Giants, sì, pressione sono riusciti a metterla su Manning che però non ha mai perso la calma e con pazienza ha sezionato le secondarie di New England, hanno subito grandiose ricezioni contro cui nulla hanno potuto perché Manning comunque tempo per lanciare lo ha avuto anche se non secoli perché nel complesso difensivamente i Patriots qualcosa l’hanno fatta e pure bene. La difesa ha subito le corse, un qualcosa che dal mio punto di vista è la chiave di lettura della partita da questo lato della palla, Jacobs e Bradshaw non hanno assestato quelle prestazioni da farci strappare i capelli, se andiamo a vedere Maroney mi è piaciuto di più, ma sono stati costanti, e soprattutto dalla side line dei Giants si ha avuto il coraggio d’insistere con le corse, anche quando fruttavano poco o niente; un qualcosa che ha tenuto onesta la difesa dei Patriots, non gli ha permesso di aggredire Manning e la linea di scrimmage, in più la stessa linea offensiva dei Giants è stata grandiosa nel bloccare e nell’aprire varchi, e quando non lo è stata le giocate se le sono inventate gli altri componenti dell’attacco di New York. Ciò non toglie che le proprie giocate la difesa dei Patriots le ha fatte, ha saccato Manning, lo ha intercettato, ha forzato un fumble, ha deflettano signori passaggi e probabili TD pass e quando necessario ha costretto i Giants al three & out. Ciò che non c’è stato per la difesa dei Patriots è il supporto dell’attacco, normalmente questa difesa vive di big play, big play che poi l’attacco converte in punti, questa difesa dei Patriots che pur subendo ha tenuto per 49 minuti i Giants a soli 3 punti non ha avuto questo supporto e nonostante sia riuscita in quella che per me è un’impresa, ossia subire così tanto ma alla fine reggere, non è stata messa nelle condizioni di essere decisiva proprio dalle mancanze del suo stesso attacco.

In attacco i Patriots hanno avuto moltissimi problemi: partiamo dal fulcro del gioco offensivo, la linea d’attacco ha subito la linea di difesa ed i suoi blitz, per la prima volta ho visto la linea dei Patriots andare incontro a difficoltà così grosse, alcune riprese dall’alto erano interessanti per comprendere i movimenti effettuati dallo scacchiere della difesa di Spagnuolo e quelle immagini possono esemplificare la comprensione del gran lavoro svolto dagli allenatori; in momenti decisivi ed importanti dell’incontro la linea offensiva ha commesso falli molto costosi, se non nelle yards di penalità ma nel diminuire le possibilità che i Patriots si stavano dando. Sulle corse però io non ho visto tutti questi errori, anzi, la cosa che più mi ha colpito è stato il mancato utilizzo di Maroney da parte di Belichick: perché solo 14 portate? La sua media di 2,6 yards a portata può trarre in inganno, in realtà ha saputo assestare bei giochi di 6, 8, 9 yards che comunque davano respiro alla manovra dei Patriots e soprattutto evitavano una situazione in cui i Patriots si sono poi trovati tante volte, 3° down e lungo. Per quelle poche palle che ha toccato Maroney mi è piaciuto, compresi anche i ritorni e sinceramente non riesco a capire perchè New England abbia lanciato 48 volte e corso in totale 16 volte in una partita che nel primo quarto li ha visti sotto di 3 punti, ma dai primi secondi del secondo quarto, nel loro primo drive offensivo, li ha visti andare in vantaggio e rimanerci fino al 4° quarto. 48 lanci e 16 corse sono la statistica di una squadra che ha cercato per buona parte di un incontro di rimontare uno svantaggio. Per me il problema dei Patriots è nato proprio qui, e si è trattato di un problema generale, non relativo al singolo, un qualcosa che poi ovviamente ha le sue ripercussioni sulle prestazioni dei singoli: New England ha passato la maggior parte dell’incontro in vantaggio nel punteggio, ma nonostante ciò ha giocato come se dovesse rimontare uno svantaggio, non ha fatto quello che gli ha permesso di vincere tutto ciò che sappiamo.

Brady ha giocato male, sia per la pressione della difesa che per colpa sua, ma non è nemmeno stato aiutato, aveva due opzioni produttive, Welker che tagliava tra le hasch marks e Faulk sugli screen, che hanno fatto una gran partita, ma che nell’economia della vittoria doveva vedere maggiormente coinvolti giocatori come Moss, Stallworth, Watson, Gaffney. Che Brady sul profondo non ottenesse risultati si era ampiamente capito, vuoi per la pressione, vuoi per la sua serataccia, vuoi per la seratona delle secondarie, ma quella profonda non era una connessione che riusciva. Per 3 quarti è stato questo il problema di New England, poi a metà dell’ultimo quarto ho visto quello che mi sarei aspettato di vedere sin da quando era evidente che alcuni tipi di giochi non avevano successo: Moss coinvolto nel corto, su tracce a tagliare interne ed esterne, insomma, per come i Giants hanno usato Toomer per tutta la partita con risultati eccelsi. In concomitanza con questo accadimento i Patriots tornano a sembrare la squadra che tutti conosciamo, quella che gioca da campione, ed infatti mettono su il loro più bel drive offensivo e vanno avanti nel punteggio lasciando 2:42 agli avversari.

PARLIAMO DEI VINCITORI

Io stesso avevo affermato che qualche possibilità i Giants potevano avercela, ma non pensavo fino a questo punto, alla fine ero comunque convinto che avremmo applaudito l’ennesima impresa leggendaria dei New England Patriots. L’impresa leggendaria invece l’hanno compiuta i Giants.

Per prima cosa è da sottolineare e rimarcare lo stupendo game plan che Coughlin e i suoi hanno preparato, il tipo di giochi utilizzati, le varie sequenze, il modo di utilizzare i giocatori proficuamente; poi difensivamente parlando le cose hanno assunto una dimensione davvero stratosferica, la difesa non ha fatto mai respirare l’attacco dei Patriots, la battaglia della linea di scrimmage è stata stabilizzata sin dalle prime battute; i Giants con Strahan, Umenyiora, Tuck, Mitchell e a turno un po’ tutti hanno dominato la trincea, hanno chiuso i vari buchi ma soprattutto hanno aggredito Tom Brady, non gli hanno permesso di trovare il timing con i suoi ricevitori e non hanno mai consentito all’attacco dei Patriots di trovare il ritmo. Un egregio lavoro è stato anche svolto dalle secondarie, però bisogna ammettere che più di qualche volta io Moss wide open in mezzo al campo e anche in end zone l’ho visto, Moss, che è un grande, ha saputo fare il suo dovere contro delle secondarie che comunque lo hanno curato alla grande, il problema è stato che Brady non è mai riuscito a servirlo per come faceva in regular season e le uniche volte che è riuscito a coinvolgerlo lo ha fatto sul corto; ciò è successo perché la difesa riusciva nel mettere pressione a Tom durante i lanci ma anche perché Brady era in una serata veramente nera: almeno 3 volte Moss era libero in end zone e Brady non era sotto pressione e nonostante ciò la palla non gli è arrivata ma l’hanno ricevuta fotografi e cheerleaders, ed almeno un altro paio di volte lo stesso si è ripetuto con Moss wide open in mezzo al campo. La difesa è anche stata aiutata dalla scelta di accantonare le corse effettuata dai Patriots, sì, nel mezzo maggiori difficoltà Maroney le incontrava perché come detto i Giants hanno veramente fatto un ottimo lavoro, Maroney meglio si riusciva ad esprimere correndo dietro i tackle e fuori dai tackle, ma sfruttando le sue attitudini Maroney stava creandosi anche qualche varco nel mezzo, però sta volta Belichick non ha avuto la pazienza di stabilizzare il gioco di corsa nonostante il vantaggio; se i Patriots avessero stabilizzato le corse ed insistito un po’ di più con questi tipi di giochi molto probabilmente la stessa difesa dei Giants nonostante la grande partita avrebbe dovuto giocare più onesta e New England avrebbe potuto racimolare migliori risultati offensivi.

L’attacco dei Giants ha giocato bene, ci ha regalato giocate entusiasmanti e spettacolari, però ha anche fatto un sacco di errori e commesso una enormità di fesserie, tutte cose che i Patriots poi non hanno sfruttato. Insomma diciamocelo pure in tutta tranquillità ma qualche passaggio Manning lo ha forzato in maniera troppo accentuata, qualche giocata è stata caratterizzata da quegli errori che normalmente ti costano una partita; nonostante il dominio offensivo dei Giants sulla difesa dei Patriots i Newyorchesi non sono riusciti a concretizzare e spesso nell’incontro hanno rischiato di non sfruttare la possibilità di vincere che si erano creati (un qualcosa che è successo anche ai Colts contro i Chargers e che gli è costato la stagione). In generale comunque la linea offensiva dei Giants ha dominato sulla difesa di Boston, ottima la protezione del quarterback, belli i vari movimenti effettuati, un qualcosa che ha permesso a Manning di sfruttare sia il corto sia il lungo a seconda delle necessità e delle varie situazioni. Dal mio punto di vista molto bene sulle corse sia a livello di bloccaggi, sia a livello di esecuzione dei running back, sia a livello di scelte provenienti dalla side line: i Giants hanno insistito se pur Jacobs e Bradshaw non abbiano guadagnato 130 yards a testa, in 2 hanno messo assieme 87 yards, un qualcosa che ha tenuto onesta la difesa, un qualcosa che ha consentito alle play action di funzionare e gelare i difensori nonostante di per sé le varie esecuzioni delle play action non sono state eccelse, per fare un esempio le play action di Brady in generale sono molto più perfette e congelanti; ma i Giants hanno insistito per la loro strada che alla fine, nonostante i molti errori gli ha concesso di giungere a giocarsi nei minuti finali il Vince Lombardy Trophy un qualcosa di necessario e propedeutico se si vuole avere l’ambizione di vincerlo. Osservando la statistica delle selezioni Manning ha lanciato per 34 volte, a cui si devono sommare 3 sue corse derivate da giochi di passaggio non sviluppatisi, quindi 37 giochi di lancio e 23 corse che nel contesto di una squadra che per la maggior parte del tempo è stata sotto nel punteggio è una selezione ponderata rispetto alle necessità.

Grandi le giocate aeree, sia per come eseguite da Eli Manning sia per come eseguite dai vari ricevitori, Toomer semplicemente un campione della razza più pura, ha ricevuto di tutto ed in tutte le varie maniere; Burress se pur poco coinvolto ha assestato un paio di giocate fondamentali, nel winning drive dei Giants ha difeso un lancio di Manning più similare ad un intercetto che ad un bel lancio pur trovandosi sotto doppia copertura è riuscito a schiaffeggiare la palla sulla side line, un intercetto lì ed ora staremo tessendo le lodi dell’impresa dei Patriots, un’azione forse ancor più fondamentale e sicuramente più difficile rispetto al TD pass ricevuto qualche gioco più avanti. Steve Smith ha commesso un paio d’errori da mani nei capelli, soprattutto quello da cui poi è scaturito l’intercetto, ma per il resto ha giocato una grande partita assestando ricezioni fondamentali nei momenti decisivi, senza le quali non so se ora i Giants si sarebbero fregiati del loro 3° Superbowl. David Tyree ha ricevuto 3 palle, tra tutte non dimenticheremo mai quella ricezione su Harrison effettuata con l’aiuto del casco, finale di un’azione che rimarrà per sempre nella leggenda del Superbowl; e non dimentichiamoci di Kevin Boss che ha preso solo una palla, ma che palla, e che guadagno: 45 yards in faccia a Rodney Harrison! Eli Manning ha commesso qualche forzatura, qualche lancio sbagliato lo ha effettuato, ma la sua prestazione è stata eccelsa, qualche umano errore non può limitare la grandezza della sua prestazione che si può leggere sotto tantissimi punti di vista ma che credo possa essere letta soprattutto con uno che con ogni probabilità è il nocciolo centrale della questione, ed uso le parole di Sterling Sharpe: "the location of the Football!" Sì, Manning è stato grandioso nella precisione con cui ha servito i propri ricevitori, lanci nei numeri, perfetti nei giri e nelle traiettorie, lanciava sotto doppia copertura ai propri ricevitori posizionando il Football dove solo il ricevitore dei Giants poteva arrivare, un qualcosa che di per sé già limita le possibilità difensive che anche il più fenomenale dei difensori può mettere in campo; e con ogni probabilità la chiave del successo del gioco aereo è stata proprio questa.

Un ruolo fondamentale nelle sorti dell’incontro ce l’hanno avuto gli special team, quelli dei Giants hanno dominato in lungo ed in largo, i Patriots si sono trovati nelle stragrande maggioranza delle volte a partire dalle proprie 10, 11 yards, tutto il contrario di quello che accadeva ai Giants; forse si tende a non considerare ciò ma nell’economia di una partita gli special team hanno il loro enorme peso che in questa occasione è andato assolutamente in favore di chi ha poi vinto.

Dal mio punto di vista i motivi di ciò che abbiamo visto in campo sono quelli che ho appena espresso fin qui, è da ciò che deriva la sconfitta dei Patriots e la vittoria dei Giants.

MVP Eli Manning, una scelta assolutamente condivisibile, però sottolineerei come non abbiano demeritato anche Toomer, Tyree, Smith, Strahan e Umenyiora; e pensando agli sconfitti non si può non sottolineare la stratosferica partita dei Wes Welker.

Prima di chiudere vorrei esprimere un grosso fastidio che spesso si ripresenta: finisce la partita, partono i coriandoli ed iniziano i festeggiamenti, la squadra vincitrice comincia ad aspettare l’arrivo del trofeo… il Vince Lombardy Trophy viene consegnato all’owner della squadra vincente, poi all’Head Coach… e poi finisce il collegamento! Se i commentatori nostrani non sanno più che dire o hanno sonno si possono anche lasciare le immagini senza commento, ma pretendo di vedere il quarterback che alza il Vince Lombardy Trophy, per quale motivo non ho potuto vedere Eli Manning con il trofeo in mano? Perché non ho potuto apprendere in diretta chi fosse l’MVP? Perché non ho potuto vedere in diretta la consegna della Cadillac? Perché non ho potuto vedere Strahan, Burress, Toomer, Boss, Tyree, Umenyiora e compagni alzare il Vince Lombardy Trophy? È un qualcosa che mi da un urto che nemmeno riesco ad esprimere, erano le 4:30 del mattino in Italia e nella programmazione di SKY non c’erano eventi in programma, per riempire il buco successivo al Superbowl in attesa dell’inizio della normale programmazione c’erano in schedule una replica di Wrestling che poi nemmeno hanno fatto e quei programmi tipo Icarus dalla breve durata che servono proprio a riempire questi vuoti, ma se quel vuoto l’avessimo riempito con le immagini della festa? Se ufficialmente la scusa è che dagli states chiudono il collegamento la mia riflessione è semplice: e se si fosse disputato l’overtime? In base a ciò non l’avremmo visto? Io come ogni volta che capita ciò spero sempre che si possa migliorare nella prossima occasione, anche perché non paghiamo poco una piattaforma televisiva che comunque ritengo stupenda.

In conclusione, congratulazioni ai vincitori ed onore agli sconfitti, e soprattutto un ringraziamento ad entrambe perché ci avete fatto divertire un casino giocando quel tipo di partite che fanno solo bene al Football; un ringraziamento che estendo a tutte le squadre della NFL che come ogni anno sono state protagoniste di una stagione esaltante ed emozionantissima.

Ci sentiamo per i saluti di fine stagione che cadranno in concomitanza con un articolo che ci farà tornare con i piedi per terra… in cui si commenterà la stagione dei 49ers appena trascorsa e le recenti vicissitudini che stanno caratterizzando le nostre mosse nell’ottica della prossima stagione.

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