Purtroppo impegni vari non mi hanno permesso di portare a termine gli articoli relativi alle Wild Cards, ai Divisional Playoffs e ai Champioships, me ne dispiace per più motivi, ovviamente non perché quelle metà d’articoli scritti fossero pietre miliari di giornalismo sportivo, anche se devo ammettere che una certa soddisfazione per quello che avevo scritto c’era, ma soprattutto per la possibilità di affrontare interessanti argomenti di discussione e riflessione che potevano emergere dai commenti di quelle partite.
Qualcosa però la possiamo recuperare:
La questione tv. Negli anni passati eravamo stati abituati bene da sky, regular season in diretta, tutti i playoffs in diretta, la possibilità per i più esperti di ascoltare le cronache originali dei commentatori americani (senza nulla togliere ai vari commentatori italiani che però devono fare i conti con chi di football non se ne intende); mentre quest’anno in diretta abbiamo visto una unica partita, fatto giustificato da necessità di palinsesto. Onestamente al problema palinsesto non credo anche perché negli orari delle dirette dei playoffs venivano mandate repliche o alla domenica in prima serata una partita di non so quale campionato di 2° o 3° divisione di uno sport diverso dal calcio che credo abbia molti pochi spettatori nei confronti della NFL, a mio avviso si è semplicemente trattato di una sottovalutazione del numero e del tipo di pubblico che segue la NFL.
Comunque dal prossimo anno tutte le partite saranno trasmesse in diretta, sia regular season che playoffs, con debite e necessarie repliche colpevolmente mancate in questa stagione.
Per il Superbowl però la RAI ha fatto un notevole ed apprezzabilissimo sforzo, apprezzatissimo lo speciale iniziato alle 22 di domenica che ha preceduto il collegamento con il Raymond James Stadium di Tampa, in più Superbowl trasmesso in diretta su RAI DUE. In più, e non è da sottovalutare, un plauso va al fatto che la RAI ha trasmesso interamente l’evento, dall’ingresso in campo fino alla premiazione con tanto di commento competente da studio con ospite l’ex quarterback della nazionale italiana, tra l’altro tifosissimo dei niners e che con gran orgoglio della cosa non ha tenuto nascosta la sua fede e si è schierato con i Cardinals per come ogni buon niners ha fatto domenica notte. Purtroppo ci è andata male!
Il prossimo anno oltre a questo continueremo a vedere Football universitario su NASN, che ha cambiato il nome in ESPN America. A quanto so io, e vi parlo di voci di corridoio, anche SKY dovrebbe tornare a trasmettere la NFL, quindi se queste voci di corridoio fossero confermate si creerebbero i presupposti per un piatto ricchissimo. Staremo a vedere.
Discorso accoppiamenti ai playoffs. Quest’anno si è creata la situazione per cui in post season sono approdate squadre con un record peggiore rispetto ad altre squadre che con un record migliore sono rimaste a casa. Ma in più si è creata un’altra situazione, squadre con un record peggiore hanno ospitato in casa partite contro squadre da un record migliore e questo perché si è seguito il teorema della vincente di divisione rispetto al record stagionale. A mio avviso questo è un errore, il meccanismo dei playoffs deve favorire le squadre più forti affinché più si va avanti e più gli scontri siano tra squadre più forti e quindi più belli e più spettacolari, secondo me se non seguiamo questo criterio allora è inutile giocare la regular season, tiriamo a sorte 12 squadre e facciamo i playoffs, ovviamente la mia vuole essere una provocazione per esporre una questione che a mio modesto avviso può e deve essere migliorata in una lega che rasenta la perfezione.
Altra riflessione ad uso e consumo di noi 49ers, quanto e come sarebbe potuta cambiare la nostra stagione se Frank Gore non fosse stato fermato da Chiki Okeafor ad inches dal touchdown negli ultimi secondi del Monday Night a casa dei Cardinals? Con il senno del poi non è lecito parlare, ma è evidente che nella NFL moderna, quella con il salary cap, le cose potevano cambiare notevolmente e chi lo sa poi cosa sarebbe accaduto.
Questi playoffs ci hanno insegnato, una volta in più che in fondo ci arrivano le squadre che sbagliano di meno, vincono coloro che commettono meno falli, che forzano più turnovers degli avversari, quelli che controllano la palla… insomma le squadre quadrate, per come si suol dire; ma non solo. Per arrivare in fondo nella NFL dal salary cap, ma forse in questo anche nella NFL in generale, si necessita di una difesa dominante, non necessariamente la prima della lega, ma comunque tra le prime, forse tra le prime 10 è troppo ma tra le prime 6 o 7 è un buon viatico. La difesa però non basta, e questo è l’altro insegnamento perché bisogna avere anche un attacco capace di mantenere il possesso della palla correndo e che sia capace di lanciare, nel corto per fare possesso e ritmo, e nel lungo per assestare big plays che possono spezzare in due una partita. In funzione di ciò mi auguro che Singletary sappia ponderare le scelte da compiere in questa off season perseguendo gli obbiettivi che ha dichiarato nelle sue conferenze stampa ed adattandoli alla realtà delle necessità, in summa: non dico di avere l’attacco dei Cardinals, ma nemmeno quello dei Ravens (perché ce l’hanno l’attacco i Ravens?).
Spendiamo 2 parole sui playoffs. La squadra rivelazione è senz’altro quella dei Cardinali, e non dei Cardellini; la squadra che più ha deluso è senz’altro quella delle Pantere e nello specifico della più brutta partita della carriera di Delhomme. Ma qui la lista si allunga, cosa ne vogliamo dire dei Titani? Hanno dominato in lungo e in largo l’intero campionato e sono scivolati sulla buccia di banana dei Corvi. Per non parlare poi dei campioni del mondo uscenti.
I Championships così non sono state le partite che tutti attendevamo o che per lo meno si poteva immaginare che fossero, nella AFC invece del pronosticabile Pittsburgh @ Tennessee abbiamo assistito ad un Baltimore @ Pittsburgh, un grande scontro difensivo risolto in favore di chi ha dimostrato di avere un attacco un po’ migliore; e nella NFC invece di Carolina @ New York abbiamo visto un Philadelphia @ Arizona, questa una partita senz’altro più emozionante che ha mostrato una bella rimonta, degli Eagles, spettacolare gioco offensivo da entrambe le parti e la capacità dei Cardinals di reagire dopo che per la paura di vincere si erano fatti rimontare e superare.
Siamo così arrivati alla disputa del Vince Lombardy Trophy in cui un po’ tutti gli analisti davano per scontata la vittoria della superfavorita, ossia gli Steelers. È interessante notare come fino a circa 12 ore dal kickoff sul sito della NFL il sondaggio su chi avrebbe vinto era in perfetta parità, 50% per ogni franchigia con un numero elevatissimo di votanti, successivamente non so come sia andato a finire ma il dato secondo me era rilevante. Infatti se avessi scritto un articolo pre Superbowl anch’io avrei senz’altro detto che gli Steelers avevano un leggero vantaggio e quindi un leggero favore del pronostico, ma da qui a considerarli i super favoriti me ne sarei tenuto ben lontano, e questo proprio in considerazione dell’analisi approfondita dei vari scontri fra l’incrocio in campo dei 2 attacchi rispetto alle 2 rispettive difese.
Ma veniamo al campo.
Arizona secondo me il primo errore lo ha commesso al coin toss: vinci il sorteggio e cominci in difesa? Dal mio personalissimo punto di vista i vincenti al Superbowl se vincono il coin toss vogliono cominciare in attacco e mettere 7 punti sul tabellone per incanalare l’incontro sui binari preferiti, in modo poi da poterlo plasmare a proprio piacimento.
Credo che prima di parlare del primo quarto bisogna fare un discorso soprattutto per chi di Football NFL ne sa poco, giocare un Superbowl per un giocatore della NFL è un’emozione che probabilmente nello sport non ha eguali, io faccio sempre questo parallelo per far comprendere: un giocatore della nazionale di calcio che gioca la finale della coppa del mondo per nazioni nello stadio della capitale della propria nazione non prova le stesse forti emozioni di un giocatore della NFL che approda al Superbowl per la prima volta. Non affermo ciò in funzione dell’amor proprio che provo nei confronti di questo sport, ma per i fatti. Nelle varie interviste e approfondimenti che vengono fatti sui giocatori di calcio protagonisti di una partita come quella che ho citato l’emozione è senz’altro un fattore, ma è un fattore che non ha tutta questa influenza, alla fine, dai vivi racconti dei protagonisti è pure poco sottolineato anche perché come tante testimonianze confermano una volta battuto il calcio d’inizio tutto svanisce.
Per il Superbowl non si può fare questo discorso, fior fior di campioni e fenomeni paranormali della NFL ad anni di distanza dall’aver giocato il Superbowl nel momento in cui gli si chiede che emozione è giocare il Superbowl si vede che ammutoliscono, improvvisamente soffrono di fiato corto e negli occhi si dipinge una particolarissima emozione. Nella storia della NFL non è raro che fior di campioni all’esordio al Superbowl non abbiano memorie di ciò che è accaduto nel primo quarto!
Questo preludio è necessario per sottolineare come i giocatori dei Cardinals durante il primo quarto tremavano letteralmente dall’emozione ed infatti non è che abbiano giocato un gran che bene, anzi. Anche gli Steelers avevano emozione in loro, ma appena nel Superbowl XL la stessa squadra, tranne qualche elemento, aveva disputato e vinto il Superbowl contro i Seahawks, ovviamente un punto a favore della squadra della Pennsylvania.
Forse cominciare in attacco avrebbe sciolto prima la squadra, ed infatti la difesa della squadra di Phoenix è stato il primo reparto a sciogliersi e giocare per come sa.
Morale della favola anche se la meta degli Steelers si concretizza pochi secondi dopo l’inizio del 2° quarto possiamo dire che in 15 minuti di football vediamo una sola squadra in campo, gli Steelers, che vanno avanti di 10 punti e si mettono in una posizione di privilegio nell’economia della partita.
Arizona però a quel punto si sveglia, l’attacco macina yards e mette su gran bei drive e la difesa inizia a dominare l’attacco degli Steelers, un dominio, anche se non totale, che durerà fino al termine della partita, tranne che nell’ultimo decisivo drive offensivo degli Steelers.
Quindi Arizona risponde e accorcia portandosi sul 10 a 7, poi l’attacco degli Steelers si vede sopraffatto dalla difesa che gli concede appena 8 yards e lo costringe al punt. Arizona torna in attacco e secondo me qui spreca la prima occasione di incidere in maniera importante sull’incontro, il problema qui non è tanto di Arizona quando di un chop block commesso da Edgerin James che costa 15 yards di penalità, un fallo che personalmente ritengo molto discutibile.
La palla torna agli Steelers con 2:46 da giocare, Pittsburgh in questa situazione con il braccione di Roethlisberger può essere devastante ma non ne ha la possibilità per il big play difensivo messo a segno da Robinson che devia un lancio di Big Ben sulla linea di scrimmage e da Dansby che intercetta la palla deviata.
Sul 2 minute warning i Cardinals hanno un possesso che può realmente fare la differenza nell’assegnazione del Vince Lombardy Trophy, il drive è pressoché perfetto sotto tutti i punti di vista, anche quello mentale. Si arriva ad una yarda dalla goal line, la chiamata è perfetta: una slant in, corta, da sinistra a destra lanciata su Boldin che se non erro parte slot sinistro, Warner prende lo snap, 3 passi di drop back e lancia l’unica vera porcheria della sua partita, che nel complesso è stata un’ottima partita, palla corta e in ritardo, se anche non ci fosse stato James Harrison Boldin probabilmente nemmeno avrebbe potuto tentare di deflettare il lancio, tra l’altro un tipo di lancio tra i più semplici da completare che penso Warner anche bendato completi il 99% delle volte che lo tenta, ma sta volta si trattava dell’1% rimanente ed Harrison ringrazia e riporta fino dall’altra parte con una caparbietà impressionante, fino in fondo, fino in meta… fino in meta? Ma quale meta! Nel momento in cui la mano di Harrison che porta la palla tocca terra è cristallinamente fuori della goal line, sì all’interno della yarda, ma lontano (ovviamente inches) dalla linea bianca di meta. Che in diretta sul campo gli arbitri abbiano chiamato la meta è assolutamente lecito, ci può stare anche se un arbitro era sulla goal line senza ostacoli nella sua visuale e ad una distanza di un paio di metri, ma che la chiamata sia stata mantenuta nonostante le limpide ed enormi evidenze che tutti abbiamo potuto osservare lo trovo scandaloso, un qualcosa di mai visto in 20 anni che seguo football.
Ora, l’assegnazione di questa meta ovviamente non ha determinato la vittoria degli Steelers, pensarlo sarebbe un grossolano errore e significherebbe il non riconoscere il merito di chi ha vinto, ma l’epilogo del primo tempo sarebbe stato totalmente diverso: il primo tempo sarebbe terminato con un ulteriore emozione perché nell’azione dell’intercetto riportato in meta c’era comunque stato un fallo di Arizona, quindi, regolamento alla mano, anche se il cronometro aveva raggiunto lo zero accettando il fallo gli Steelers avrebbero potuto effettuare un ulteriore gioco offensivo poiché nel regolamento è previsto che il 2° quarto e il 4° quarto non possono terminare se viene assestata una penalità, che tradotto nei termini della partita avrebbe consentito agli Steelers di giocare un’ultima azione ad inches dalla goal line dei Cardinals; poi la difficile scelta sarebbe toccata a Coach Tomlin: calciare un field goal o tentare di entrare in end zone?
Comunque a mio avviso l’intercetto lanciato da Warner è il gioco chiave della partita, un touchdown al posto dell’intercetto avrebbe portato i Cardinals avanti 14 a 10 con il primo possesso offensivo nel 2° tempo.
Dopo un noioso halftime show, che definisco noioso perché ormai da alcuni anni incomprensibilmente si punta sul mini concertino della star di turno mentre l’halftime nel suo originario concetto e significato era uno show vero, ossia coreografie che si evolvono sul campo con giochi di luce, balli sincronizzati, musica, giochi pirotecnici e il classico uomo razzo che parte da una endzone per atterrare nell’altra. Mentre ormai siamo costretti a sorbirci il cantante che fa 4 canzoni su un mini palco, qualche comparsa che fa finta di entusiasmarsi per il mini concertino per creare l’effetto pubblico intorno al palco, e un paio di striminziti fuochi artificiali esplosi a fine mini concerto: pensando al passato il tutto è molto triste e la colpa è di MTV, perché è da quando che nel passato fu dato l’incarico ad MTV di organizzare l’halftime show che assistiamo a queste pantomime indegne della storia dell’halftime show, pantomime poi continuate da quando la NFL ha ripreso l’organizzazione della cosa: Goodell, fai qualcosa!
Nel 3° quarto Arizona tenta di mettere su un drive di possesso, ma ci riesce a metà e gli Steelers che sono maestri in ciò replicano con un signor drive mangia orologio che però alla fine viene controllato dalla difesa di Arizona che nonostante madornali errori riesce a limitare i danni al field goal: deleterio ed inutile il face mask di Rodgers Cromartie, sarebbe stato interessante vedere il 3° e 7 sulle 21 di Pittsburgh che sarebbe derivato dall’azione senza il fallo. Inutile il roughing the passer di Dansby su Roethlisberger sulle 50 yards anche se qui sarebbe possibile discutere sul fatto che dopo il rilascio della palla da parte di Big Ben Dansby (che doveva evitare di colpire con la forza con la quale ha colpito proprio per un discorso di evitare un fallo inutile) colpisce il quarterback dopo aver compiuto un passo (o un passo e mezzo), quindi a norma di regolamento per tale fallo sono necessari 2 passi dopo il rilascio della palla per essere fallo; affermo che è possibile la discussione perché dai replay visti l’impressione è che il secondo passo non c’era, ma quando avrò inserito foto e statistiche nel mio archivio potrò essere preciso, magari inserendo una postilla nel forum. Così come assurdo l’errore di Wilson che colpisce l’holder sul primo tentativo di field goal che regala un primo e goal agli Steelers sulle 4 di Arizona e qui i Cardinali poi sono andati di lusso perché è raro vedere gli Steelers che con un primo e goal sulle 4 non portano a casa 7 punti.
Qui però voglio aprire una parentesi che non c’entra nulla con il Superbowl, troppo spesso in campo vediamo tocchi veniali sul punter o sul kicker che onestamente non sono falli ma solo leggeri contatti dovuti all’impeto del gesto atletico del difensore di tentare di bloccare il calcio, quindi, visto che anche il punter e il kicker sono giocatori di football e visto che il quarterback è meno protetto di un punter o di un kicker credo che si renda necessario un ritocco del regolamento, non dico che debba diventare lecito stendere il giocatore che calcia, ma per assestare una penalità così pesante dovrebbe quanto meno essere evidente l’intenzione di chi colpisce di andare intenzionalmente sull’uomo per colpire disinteressandosi della palla.
Ma torniamo al Superbowl.
Finisce il 3° quarto e finalmente Arizona adotta una strategia offensiva che condivido, al contrario di quanto fatto nei primi 3 quarti. Mi spiego. Non intendo le chiamate offensive, su quelle nulla da obbiettare in senso generale anche se poi è normale che ognuno di noi avrebbe giocato la sua partita, ad esempio un paio di bombe io le avrei tentate mentre i Cardinals hanno sistematicamente evitato di andare nel profondo, ma detto questo la mia critica riguarda il non aver coinvolto per 45 minuti di football un ricevitore capace di assestare il big play ogni volta che ha la palla, mi riferisco a Larry Fitzgerald, un fenomeno come lui deve essere coinvolto e soprattutto deve essere il terrore delle secondarie, Fitzgerald fisicamente sovrasta qualsiasi defensive back, ha un intuito per la palla unico, sui lanci lunghi capisce 3 secondi prima del più forte defensive back della lega dove arriverà la palla cosa che gli permette le ricezioni che è capace di fare, è difficile placcarlo e se ti sfugge non lo prendi più. Personalmente credo che un modo per coinvolgerlo Whisenhunt doveva trovarlo, magari anche a piccoli step, magari prima con lanci dietro la linea di scrimmage, poi con lanci corti ad uscire dal campo e una volta ottenuto un onesto cuscino dai defensive back per non subire big plays, sfruttarlo nel medio e nel profondo. Credo che sarebbe potuta essere l’arma vincete, e nonostante sia stato coinvolto solo negli ultimi 15 minuti di football si stava rivelando come tale.
Nel 4° quarto la difesa dei Cardinals gioca alla grande, il fatto è che mette una pressione asfissiante a Big Ben, ovviamente rischiando un po’, ma quel po’ che è necessario, il discorso è che se pur Big Ben non sia un quarterback precisissimo è un giocatore deciso a vincere ad ogni lancio e ad ogni azione, è caparbio, ha fisico per resistere e alla fine anche se stilisticamente non è bello un ricevitore lo trova. Non mettergli pressione significa permettergli di mostrare le sue capacità con maggior tranquillità, mettergliela significa metterlo comunque in difficoltà, forzarlo all’errore e cercare di trarre un vantaggio da quella che può essere una sua qualità che però gli si può anche ritorcere contro, ossia la sua tenacia o caparbietà, è vero Big Ben tende a tenere la palla e non gradisce di liberarsi della palla se non in situazioni estreme, lui vuole fare il gioco, se messo sotto pressione questo, che è un pregio, può diventare un difetto perché lo può indurre a commettere errori. La difesa dei Cardinals in questo quarto forse perché spinta dalla necessità ha aggredito l’attacco degli Steelers per come io penso debba essere, non che precedentemente non lo abbia fatto ma in questo quarto lo ha fatto meglio che nel resto della partita.
Ciò consente ad Arizona di rientrare in partita, 20 a 14 e di spaventare gli Steelers in maniera seria, l’inerzia o il momentum dell’incontro passa indistintamente nelle mani di Arizona. A questo punto è da registrare un altro fallo che rientra nella categoria degli inutili, mi riferisco alla violenza non necessaria di Ike Taylor che fa un regalone di 15 yards ad Arizona, un fallo che probabilmente racchiude la frustrazione provata dagli Steelers in questi frangenti di partita nonostante il vantaggio. E se a 3:59 dal termine Gandy non avesse commesso una madornale holding (l’ennesimo) sulle 26 del territorio degli Steelers i Cardinals non dovrebbero rimpiangere l’ennesima occasione capitatagli in partita per fare qualcosa d’importante.
Ma poi è la difesa che continua a strabiliare assestando un safety pesante quanto un macigno perché i Cardinals si portano da -6 a -4: 20 a 16 e con 2:58 da giocare e hanno in mano la palla per il possesso decisivo.
A questo punto il drive perfetto fa si che l’attacco segni la meta a spiccioli dalla fine della partita portandosi in vantaggio e non lasciando che lontane e scarse possibilità agli avversari di tentare qualsiasi tipo di rimonta. Nella stratosferica giocata Warner per Fitzgerald 64 yards di touchdown pass c’è un unico difetto: Arizona pur andando in vantaggio cede palla agli Steelers e soprattutto a Roethlisberger (in qb numero uno nella lega per winning drive) con 2:37 da giocare. Per chi non è addentro al football può sembrare una stupidaggine l’affermare che Arizona abbia segnato troppo presto, ma la realtà è proprio questa.
A questo punto diventa fondamentale il tipo di strategia da scegliere sia per difendere che per attaccare, gli Steelers con 2:37 da giocare possono permettersi di tentare di imbastire un drive con la testa e consistente, ovviamente devono snappare la palla rapidamente, non possono utilizzare 40 secondi a snap, ma allo stesso tempo possono far sviluppare tracce profonde che ripuliscono il corto per guadagni brevi e che tendenzialmente escono dal campo per fermare l’orologio. Difensivamente è lecito pensare di coprire il profondo per impedire segnature però allo stesso modo è lecito pensare che agli Steelers basta un field goal per portare la partita all’over time, di conseguenza a mio modo di vedere è discutibile la strategia difensiva adottata dai Cardinals, anche perché è un tipo di strategia che quando adottata da Arizona non si è mai rivelata vincente.
In più c’è un altro discorso da fare, con 2:37 e la necessità degli Steelers di giocare un’azione ogni 10, 15 secondi significa che la difesa non può giocare sul cronometro ma che per vincere deve fermare l’attacco, un attacco che ovviamente giocherà sui 4 down, se si concede sistematicamente il corto mandando tutti a difendere il profondo e lasciando 3 o 4 uomini sulla linea a mettere una pressione che non arriva significa che con un paio di passaggi Pittsburgh chiuderà sempre il down mangiando yards e giungendo dove non dovrebbe giungere. È questione di un calcolo matematico, un’azione da 6, 7 yards ogni 15 secondi per 2:37 significa che alla fine del tempo sul cronometro l’attacco si è fatto tutto il campo. Ovviamente io prediligo una difesa che blizza, aggressiva, che fa il gioco, questo è nelle mie filosofie, ma cercando di essere oggettivi il tipo di difesa che maggiormente aveva messo in difficoltà l’attacco di Pittsburgh schiantandolo letteralmente era quella che andava in forte pressione, ovviamente adattata alla necessità di non concedere giochi lunghi, quindi con i defensive back a difendere il profondo, 4 uomini di linea e 2 linebakers in pressione, un linebaker a difendere il corto magari sostenuto da un uomo di linea che sulla pressione di uno dei linebaker arretra a coprire lo spazio lasciato sguarnito, logicamente chi difende il corto si francobolla alle valvole di sicurezza, chi gioca a difendere il profondo si francobolla ai ricevitori profondi (e volendo si può fare un piccolo appunto strategico: in queste situazioni particolari in cui non devi concedere giochi lunghi e segnature rapide e che allo stesso tempo sei costretto a fermare l’attacco al 4° down per vincere la partita, io prediligo una difesa 3 4 e non una 4 3 o una dime/nickle defense perché con la 3 4 hai maggiori possibilità di incasinare le idee all’attacco e mettere una efficace pressione al quarterback avversario). Così non è stato e Pittsburgh ha letteralmente affondato il coltello caldo nel burro concludendo il drive con un gran passaggio di Big Ben e una grande ricezione di Holmes in end zone.
Un po’ pochi 35 secondi per fare qualcosa anche per Warner che forse voleva tentare un paio di bombe in profondità, cosa che gli è stata impedita dai linebakers degli Steelers che arrivavano in pressione mentre nel profondo i ricevitori erano coperti dai backs.
Agli Steelers non è mancato nulla, compresa la capacità di reagire e riprendersi un Vince Lombardy Trophy che a poco dalla fine gli era clamorosamente sfuggito, ai Cardinals invece sono mancate le corse, e sembra assurdo dirlo ma per estremizzare se Arizona avesse corso più efficacemente, preludio al correre di più, forse non avrebbe lasciato il tempo a Pittsburgh di replicare.
Un ultimo appunto lo riservo sull’MVP, è onesto ammettere che tra le file degli Steelers non ci sia stato un giocatore che sia emerso nella prestazione in modo particolare, forse assegnarlo ad un giocatore degli sconfitti era troppo, ma se avessi votato, senza nulla togliere a Holmes che ha compiuto giocate importanti soprattutto nell’ultimo drive, io non avrei avuto dubbi, il trascinatore della vittoria degli Steelers si chiama Big Ben Roethlisberger.
Pittsburgh scrive la storia nel Superbowl XLIII e lancia così la sfida alla lega intera, soprattutto a noi 49ers e ai nostri amichetti dei Cowboys che ne abbiamo 5. La sfida è semplice: chi sarà il primo ad arrivare a 7? Congratulazioni vere per aver vinto una sfida che è durata quasi 20 anni tra noi San Francisco 49ers, i Dallas Cowboys e i Pittsburgh Steelers, più tutte le altre che non avevano 5 Superbowl vinti in bacheca, la sfida di essere il primo ad arrivare a 6, una sfida che all’epoca lanciammo noi 49ers. Da 49ers raccolgo con onore questa nuova avventura che si snocciolerà nei prossimi anni tra noi e tutte le altre squadre della lega, una sfida che ci porterà a stabilire chi sarà il primo e quindi il più forte per arrivare a 7. Il guanto è stato lanciato, ora vedremo chi saprà raccoglierlo.
Pittsburgh esce da questo Superbowl con il Vince Lombardy Trophy e il titolo di campione del mondo, ma i Cardinals possono lasciare il Raymond James Stadium assolutamente a testa alta e con onore. A mio avviso non abbiamo visto cose esageratamente spettacolari in questo Superbowl se si esclude il 4° quarto, ma è stata una partita piacevole che nel finale ha saputo regalarci emozioni intensissime, sia dal punto di vista offensivo che da quello difensivo. Per quanto mi riguarda non ho visto tutta questa differenza tra le due squadre e se si considera l’intera partita a me sono piaciuti di più i Cardinals che a mio modo di vedere hanno nel complesso giocato un football migliore, ma al contrario degli avversari Arizona ha commesso troppi errori: troppi falli in momenti fondamentali della partita, non ha sfruttato le occasioni che gli si sono presentate e ha commesso un turnover devastante, Steelers che da questo punto di vista sono stati assolutamente superiori ai Cardinals.