Che l'ingaggio di Mike Nolan e di un ben auspicante staff di allenatori sia stato visto come il dovuto cambio di direzione rispetto ad un biennio di disastri, una ventata di sano vento ristoratore dopo una giornata afosa, è indubbio.
Nolan si è subito presentato come un uomo dalle idee ben precise (tutto il contrario del vostro, soprattutto nell'ultimo periodo - chiedo scusa per la nota personale), integro e pieno di energia, pronto a mettersi al servizio della società nelle nuove vesti (possibilmente giacca e cravatta...) di allenatore capo, spargendo una benefica sensazione di concretezza che si era dileguata come le nebbie attorno al Golden Gate durante la gestione di Donahue e Erickson (anche se, a tratti, leggendo i vari articoli, si è avuta la sensazione che ci si stesse spingendo un poco troppo oltre: ricordo delle risibili interviste a casalinghe che dichiaravano fiducia all'uomo anche per il fatto che fosse bello... concetto pericoloso e molto occidentale, eppure De Bartolo sia fratello che sorella non sono proprio degli adoni, oppure andatelo a dire a Belichick, ma sto divagando).
Nessuno si è mai immaginato di pensare a chissà che prestazioni durante la prima stagione di Nolan, certo che le sue mosse decisioniste sono subito sembrate dettate da una sana volontà di dare una sterzata decisa rispetto al passato. E quindi via alla difesa 3-4, poi a Carter nel ruolo di LB, a Rumph di safety, alla scelta di un QB al Draft, alla selezione che ha portato Rattay in cabina di regia, all'esclusione di Woods e via così (non sto facendo nè una critica nè un'apologia, solo una constatazione). Scelte non prive di fondamento, prese confrontandosi con i suoi aiutanti che, però, si sono scontrate con la realtà delle prime gare di stagione regolare.
La prima vittoria sorprendente con i Rams e il sospiro di sollievo che tutti abbiamo tirato, la devastante disfatta di Philadelphia e la preoccupante, e quindi peggiore, sconfitta rimediata contro i Cowboys di quella volpe di Parcells, che si è praticamente ricreato i "suoi" Patriots a Dallas, hanno cominciato a incrinare l'immagine da duro ma pacato allenatore che Nolan si era ritagliato. Il nostro, a fine partita, è praticamente sbottato, puntando il dito su un presunto atteggiamento negativo di alcuni giocatori che, secondo lui, starebbero remando contro il suo staff e le loro decisioni, cambiando gli schemi in campo o praticando una sorta di protesta silenziosa ma deleteria. E quindi tutti a pensare a chi potessero essere, e i primi nomi che mi sono passati alla mente sono stati Rattay e qualcuno della difesa che potesse avere un peso per attuare un siffatto gesto di protesta.
Alla fine qualche risposta è arrivata e tutti abbiamo assistito alla cronaca della frettolosa fuga di Winborn da Cisco, come un primo ammonimento che l'allenatore ha voluto dare, come dire che non è solo parole ma pure fatti. Ed ha pure annunciato ulteriori cambi nella rotazione della rosa.
Però, però, che sia stata solo colpa di Winborn se finora la difesa ha fatto letteralmente schifo mi sembra perlomeno imprudente, ed infatti tutti hanno notato che lo schema più utilizzato è il 4-3 invece del tanto sbandierato 3-4. Ma non è solo un fatto di schemi, è che tutti pensavano che la difesa, essendo Nolan di derivazione Ravens, potesse ergersi come baluardo di garanzia se l'attacco si fosse trovato in difficoltà. Invece niente e a ciò si è aggiunta l'incontinuità di un attacco che stenta a controllare il tempo attraverso le corse, affidandosi fin troppo al braccio di Rattay e alle mani dei suoi WR. Se poi aggiungiamo che la piaga degli infortuni (buon ultimo di nuovo Rumph, quindi esperimento per forza di cose finito), il gioco è fatto. Il caso Rumph è degno di nota: Nolan aveva già cambiato idea, prima dell'infortunio, anche sull'esperimento di farlo giocare safety riportandolo nella sua posizione originaria di cornerback. Quindi lo slancio in avanti sembra lentamente, ma inesorabilemente, rientrare per lasciare spazio a più ragionevoli scelte, almeno in apparenza.
E quindi Il caso di Winborn merita sicuramente un ulteriore approfondimento, visto che credo tutti noi lo pensavamo una delle colonne portanti del cosiddetto quartetto delle meraviglie, cioè il reparto LB dei Niners, sicuramente uno dei più forti dell'intera Lega. L'ultimo articolo di Ira Miller sicuramente getta una luce oscura sulle scelte di Nolan e sulla reale condizione di (non) forza dei Niners. Forse non siamo una squadra da 2-14, come afferma Nolan, ma forse non siamo neanche molto di più.
Comunque fiducia e avanti...