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30 dicembre 2003
Buonanotte ai suonatori
di
Davide Gabino
Cominciamo subito dai pronostici: sbilanciandomi, dico che al SuperBowl ci vanno i Patriots contro i Rams. Percentualmente ci credo al 69-70%. Certo, ci sono le mine vaganti di Baltimora e Tennessee, mentre non credo che Kansas City farà molta strada. I Colts sono sicuramente forti, ma i Patriots sono stati a dir poco impressionanti. Attacco e difesa d'acciaio. E li do vincenti al 75% se dovessero andare in finale. Nella NFC non vedo nessuno che possa contrastarli, forse i Rams, sarei sorpreso di ritrovarmi altre squadre alla fine, tipo Eagles o Packers, ma nulla si può dire, meglio non sbilanciarsi troppo.
E' interessante notare che, a parte i 49ers, ai playoff sono presenti tutte la squadre che hanno vinto un SuperBowl durante gli ultimi dieci anni (Cowboys, Packers, Broncos, Rams, Ravens, Patriots) a parte i Buccaneers, e anche squadre come i Titans, che sono arrivate in finale. Era solo una curiosità.
Visto che coraggio? Tanto verrò smentito, ma non m'importa, mica ci rimetto soldi o reputazione!
Quindi affrontiamo brevemente il fattore vergogna dei 49ers.
E' il sentimento che mi pervade dopo la partita contro i Seahawks, cui non auguro di andare da nessuna parte, persa in casa, così come abbiamo perso questa dannatissima e vergognosa stagione.
Colpa di Erickson?
Sinceramente poco m'importa.
Ora tutti si strappano i vestiti e i più coraggiosi, oppure i più sfacciati, si lanciano in celebrazioni su quanto fosse bravo Mariucci, su quanto era bello, intelligente e chi più ne ha più ne metta.
E tutti a perdere tempo cianciando sulla tecnica.
Ma nell'ultimo anno di tecnica ce n'é stata poca, molto poca.
La prima considerazione da fare è che i Niners che tutti noi conoscevamo sono finiti. Il prossimo anno se ne andranno Walsh e McVay cosicché anche l'ultimo cordone dei Mitici 49ers sarà reciso.
Il penultimo era proprio Mariucci, una volta andati via Young e Rice, un allenatore scelto dal proprietario precedente, un prodotto dell'ultima volontà di una gestione morente.
Cosa avreste fatto al posto di York, avreste continuato a sopportare di sentirvi incollati al passato sì splendente ma di altrui opera? Oppure avreste preso la palla al balzo, con la scusa dell'eliminazione dai playoff, accampando una scusa qualsiasi, tipo incongruità di vedute e obiettivi, per creare una vostra organizzazione, una vostra squadra, che nulla avesse, se non colori, sede e stadio, a che spartire con la gestione DeBartolo?
E chissà quante spiegazioni a vostra moglie Denise, sorella del sopracitato, Vostro nemico mortale, che mai riuscirete ad eguagliare! Certo, magari neanche a vostra moglie suo fratello non sta molto simpatico, ma rimane sempre suo fratello, e voi già le avete fatto il favore di accollarvi la proprietà del suo Gioiello orocremisi, del quale, magari, non ve ne fregava molto, accollandovi tutto il peso della Sua gloria passata, come potevate non approfittare per far diventare i Niners la Vostra squadra, e non più quella di Ed o di Walsh o di chicchessia?
E quindi via Mariucci, sono fatti di Donahue cercare un sostituto, non importa se degno oppure no, basta che sia frutto della gestione York.
E come primo frutto, direi che non ci siamo. Almeno per adesso.
Erickson si è presentato come un allenatore con certe idee sull'attacco, e tutti, per primi la coppia Y-D per passare ai cronisti specializzati, a inculcare a noi poveri tifosi il nuovo credo inventato per l'occasione: lanci lunghi e il tanto sospirato spettacolo. Il malcontento era tanto, quindi l'occasione per dare una rinfrescata, seppur violenta e rischiosa richiedeva un bombardamento psicologico di prim'ordine.
Ma, almeno per qualche mese ci si sarebbe interrogati, fantasticheggiando su come avremmo ritrovato i Niners all'inizio della nuova stagione. Oppio per il tifoso, così non protesta e si alimenta la fiamma della speranza.
E più passava il tempo e più Erickson taceva.
Quindi arrivò la preseason favorevole e la prima incredibile (per il punteggio e la facilità) vittoria, contro i Bears.
Immagino che York abbia vissuto il suo momento migliore, dopo quella partita, tutte le voci discordanti unite in un solo coro di elogi. Tutto il popolo del mugugno tramutato per incanto in coro celestiale.
Ma, purtroppo, ci siamo dovuti svegliare presto e mai più ci siamo riaddormentati nel sogno.
Probabilmente York si spingerà oltre, eliminando tutti quei giocatori che ancora lui non ha scelto, quindi se ne andranno tutti. Oppure, preso da un momento di generosità, cercherà di far restare qualcuno, giusto per non destare cattive impressioni.
Questo non cambia che la scelta, a livello strategico, non tecnico ripeto, è già stata compiuta.
York vuole che questi diventino, nel bene o nel male e comunque giustamente perché è lui il proprietario, i Suoi 49ers.
Quindi è meglio che ci mettiamo il cuore in pace, sempre che non si voglia cambiare squadra, e cominciare a tifare per i nuovi Niners, un poco meno nostri e un poco più suoi.
23 dicembre 2003
Dear Santa...
di
Davide Gabino
Finito il tempo delle lamentele e dei bei ricordi, è il momento di tornare con i piedi per terra e analizzare seriamente, metodologicamente, professionalmente, la situazione prossima ventura degli orocremisi.
Ho deciso, quindi, per affrontare con il dovuto equilibrio l'argomento, di scrivere una letterina a Babbo Natale.
Caro Babbo Natale,
aiuta il buon sig. York (chi comanda è sempre bene tenerselo buono, almeno fino a quando non arriva qualcun altro) a tener fede ai suoi buoni propositi di fine stagione e cioé a rifirmare tutti i free agents (tipo Peterson, Plummer, Garcia e tanti altri) per ripresentarsi più competitivi con il sistema Ericskon (sempre che ce ne sia uno) il prossimo anno. Tutti i free agents tranne quello citato nel terzo paragrafo, ovviamente.
Nonostante tutte quelle che gli sono capitate tra capecollo, preservaci in buona salute il nostro Sergente Garcia, sia perché ci sta simpatico, sia soprattutto perché al giorno d'oggi è difficile trovare un QB da oltre le 3000 yds per stagione se in forma. Se analizziamo le medie tenute dal Sergente quando si trovava in buona forma, non credo ci si possa lamentare.
Specie se ci aiuta a fare il fondoschiena agli Aquilotti spennacchiati che tanto vorrebbero vincere il SuperBowl. Se proprio non se ne potesse fare a meno e si decidesse di mollarlo per strada, (ma non credo che ci starebbe per molto), per favore carica sulla tua slitta volante o Kurt Warner o, chessò, Marc Brunnel. Non credo che questo ti possa pesare più di tanto.
Facci il favore di mandare fuori dalla scatole Terrell Owens, visto che di stare nei Niners non gliene frega nulla. Forse Brandon Lloyd non potrà sostituirlo del tutto, ma se Streets si ricorda di essere un buon giocatore e gli si affianca un TE come di deve, credo che i Niners potrebbero risparmiare i soldini di TO, con i quali poter pagare le immaginiamo alte bollette del suo cellulare a raggi X. Ah, l'invidia gioca brutti scherzi (vedi la pensata di Joe Horn). A TO gli è andata fin troppo bene con Mariucci e Erickson, vorrei vederlo alla corte di Shannahan o di Parcells. Calci in culo e al telefonino, altro che storie o simpatici siparietti.
Il buon Lloyd, tenendo un profilo basso, ha dichiarato di non essere un giocatore stellare alla Owens, ma piuttosto un giocatore di ruolo, meno bravo di Owens in tutti gli aspetti, ma simile ad un Tory Holt o Isaac Bruce. A me va bene lo stesso.
Se proprio non se ne potesse fare a meno e il buon Owens rimanesse per il sollievo di tanti tifosi, per favore regalagli un paio di guanti con la colla, perché se un giocatore strapagato che si crede un dio continua a far cadere tutti i palloni che lui ha fatto cadere quest'anno, io potrei diventare intrattabile. E questo non sarebbe bello.
Preservaci sana la linea d'attacco, perché lo hanno capito anche i muri che con quella sana si può puntare in alto, sia che dietro ci sia Garcia o che ci sia Rattay. E se qualcuno non è d'accordo con questo, recapitagli un bel clistere, per fargli digerire i panettoni, s'intende.
Anche se, sinceramente poco m'importa perché non ci vado, dona ai Niners uno stadio nuovo o ristrutturato, oppure, che è la stessa cosa, fai apparire fior di presidenti morti nel portafoglio di York e signora, che sono buoni e comprensivi (per gli stessi motivi di cui al primo paragrafo).
Facci assolutamente partecipare ai playoff nel 2004, perché altrimenti non risponderò delle mie azioni, e ciò non è bello.
Per favore, fai in modo che da Footlocker riesca a procurarmi qualche bel giaccone dei Niners, così da poterlo sfoggiare nelle occasioni mondane. A me piace quello in lana o quello double face. Che ne dici?
Cordiali saluti, anche a quelle simpaticone delle renne.
Buon Natale a tutti
18 dicembre 2003
Per la gloria
di
Davide Gabino
Sono, anzi, ero assiduo lettore delle statistiche relative ai Niners.
Ero, perché quest'anno poco mi hanno ispirato.
In attesa di tirare le somme di una stagione disgraziata, e a giochi fatti, ho deciso di buttarci anticipatamente un occhio, tanto per farmi ancor più male.
I Niners hanno il quarto miglior attacco in fatto di yard totali (355,9 yard per partita) dietro ai Vikings, Chiefs e Colts, la decima difesa (con 302,9 yds per partita), il quinto miglior differenziale tra palle perse e palle recuperate ( + 8) dietro a Chiefs, Patriots, Colts e Vikings e, nonostante tutto, sono fuori dal periodo dell'anno che conta.
Credo che tutto si possa riassumere nella statistica riguardante i punti segnati.
Nonostante i Niners abbiano il quarto miglior attacco in quanto a yard prodotte, sono solo il decimo per punti segnati (24 per gara).
Ad esempio, i Titans sono il dodicesimo attacco in quanto a yard prodotte (336,2) ma il quarto per punti segnati (26,8) anche se in fase calante.
Se guardiamo solo queste statistiche troviamo, dietro i Niners, squadre come Eagles, Patriots, Rams, Cowboys, Broncos, Packers e altre che o sono già qualificate per i playoff oppure se la stanno giocando.
Questo non fa altro che aumentare il senso di sconfitta e incredulità.
All'inizio della stagione avevo previsto un record largamente positivo, e sono contento che, a livello di statistiche generali, i Niners si siano dimostrati potenzialmente all'altezza della previsione, anche se la difesa ha ceduto contro i Bengals
Ma non è che una magra consolazione perché i numeri non dicono tutto, anche se dicono molto secondo me.
Là fuori ci sono uomini pagati fior di dollari per capire che cosa si nasconde dietro i questi numeri e ridarci una squadra di cui poter essere fieri.
Per il momento poche cose sono certe: un Garcia in forma ed una linea d'attacco meno tarpata dagli infortuni e, probabilmente, a gennaio ci saremmo arrivati. Probabilmente sarebbe stato sufficiente, tutti hanno dato per finito Garcia troppo presto, forse non è così poco adatto agli schemi, sempre che ci siano, di Erickson come molti avevano predetto.
Altro punto su cui riflettere, come già accennato, è la totale incapacità dimostrata di vincere "on the road", facendo finta di dimenticare il colpo a vuoto contro i Browns in casa.
Certo è che batoste come quelle contro i Vikings e contro i non irresistibili Ravens fanno molto male, ma nel quadro generale hanno avuto un peso, secondo me, marginale a livello di classifica. Devastanti a livello morale, per noi tifosi, non per la squadra che ha sempre reagito abbastanza bene se non meglio (vedi contro i Cardinals).
Come già detto fino alla nausea, sono le partite perse, soprattutto fuori casa, per uno o tre punti che fanno più male, a livello di classifica e meno a livello emotivo. Ma alla fine sono quelle che contano maggiormente.
Penso che la colpa maggiore di Erickson e del suo coaching staff sia stata, più che a livello del gioco, a livello mentale.
Basta un dato: solo una volta, nel periodo in cui contava perchè ora potrà contare forse per dare morale per la prossima stagione, i Niners hanno vinto due partite di seguito, quando al comando c'era Rattay (ma forse è solo un caso).
In pratica Erickson (a differenza di Mariucci) non ha saputo creare il "momentum" che molto spesso riesce a coprire lacune varie ed esaltare i tratti vincenti di una squadra.
Forse la colpa è da cercare più a livello psicologico che a livello di gioco.
Forse è da ripensare tutta la struttura dei Niners.
Mi scuso se non approfondisco i concetti, ma intanto butto qualche idea.
Poi si vedrà, sappiamo che la speranza è l'ultima a morire.
17 dicembre 2003
Che disperazione!
di
Davide Gabino
Ecco, in sintesi, i fasti raggiunti in questa memorabile stagione:
- non si va ai playoff;
- per la prima volta in 24 anni siamo vicini a mettere in cascina una stagione senza vittorie fuori casa;
- per la prima volta in 34 anni, pur segnando più di 38 punti (mi riferisco alla gara con i Bengals) i 49ers non hanno vinto;
- siamo ad un passo dal finire una stagione con record negativo con lo stesso organico che nella passata ci aveva portato ad una vittoria ai playoff;
- sembriamo una squadra di schizoidi su cui non è possibile fare affidamento (una gara trionfi poi tonfi);
- facciamo schifo;
Mi sembra che non ci si possa lamentarsi.
E già leggo i cori sempre più forti di quanto era bello con Mariucci...
E quindi mi capita di stupefarmi sentendo valenti commentatori che dicono: "un placcaggio qui, un field goal là e ti ritrovi con una stagione vincente 11-3 invece che 8-8".
Ma come, basta un calcio ben piazzato?
Ma i Niners non sono quelli che devono vincere sempre con la fanfara?
O sbaglio.
E' dall'inizio del mondo che continuo ad affermare che ogni singolo punto conta.
I Niners hanno perso tre gare per tre punti e due gare per un punto.
I conti fateli pure voi.
Ed Erickson si meraviglia di aver perso tante partite per un'incollatura in una stagione sola.
Bravo, continua a meravigliarti.
Ed intanto noi siamo fuori, costretti a sorbirci le partite e le glorie altrui ed una postseason di innumerevoli mesi in cui, probabilmente, assisteremo al disfacimento del nucleo forte dei Niners.
Largo ai giovani!
Tipo, ad esempio, Barlow?
Se continua a perdere palloni e a sbagliare i bloccaggi su Garcia, siamo fregati.
Inutile mettere a segno 502 yds in attacco, nessun intercetto, rating mostruosi, percentuali di completamento (bravo Garcia!) astronomiche per poi sprecare tutto perdendo palloni su palloni.
Tre, mica uno. E ci hanno infilato lo stecco per lo spiedo.
E tutti che si meravigliano di un Garcia ritrovato. Dategli una linea d'attacco in salute ed eccovelo servito (chi lo avrebbe mai detto?).
Troppe contraddizioni, troppi tentennamenti.
Il problema grave è che se si continuerà così anche i prossimi anni, si brucerà tutta quella "Storia", quella "Leggenda" che i Niners si sono costruiti in vent'anni di vittorie.
E mestamente, e velocemente, ci ritroveremo ad essere una squadra "come tutte le altre", dove nessuno farebbe più le carte false per giocare, ma guarderebbe più volentieri ad altri lidi.
Ripeto, ci stiamo giocando vent'anni di "REPUTAZIONE" se non cambia qualcosa già dal prossimo anno.
Le premesse non ci sono, quindi buona fortuna a tutti quanti.
5 dicembre 2003
Il cappio salariale parte II^
di
Davide Gabino
Mi sorge necessità di chiarire un punto non approfondito nel mio precedente riguardo lo stipendio dei giocatori e il signing bonus, traendo spunto da alcuni messaggi sul forum che chiedono se qualcuno ha pensato che lo stipendio di Garcia potesse diventare così oneroso. La risposta è: sicuramente sì, lo sapevano.
Faccio un esempio: un giocatore stipula un contratto da 40 mln di dollari per 5 anni. Questo non vuol dire che la società lo pagherà 8 mln ogni anno. Nella totalità dei casi, il contratto sarà così distribuito: 4-6-8-10-12 mln per ogni anno (non è proprio così perché ci sono delle regole che dicono che non si può pagare ad incrementi di più del 30% annuo per i contratti dei veterani che sono presi durante un anno sotto regime di salary cap). Questo è solo un esempio ma rende l'idea.
Si può subito capire che una squadra cercherà di caricare gli ultimi anni di contratto, per non gravare sulla situazione salariale all'inizio. In pratica si sposta il problema nel futuro per non affogare il presente.
I giocatori possono essere, però, in qualsiasi momento licenziati, ceduti, scambiati e chi più ne ha più ne metta senza che si vedano corrisposto il residuo del contratto.
Quindi il contratto così stipulato va a scapito del giocatore.
Si è così deciso di introdurre il signing bonus, una specie di assicurazione per i giocatori.
La squadra stipula un contratto di 40 mln per 5 anni con un signing bonus di 10 mln.
Il signing bonus, al contrario dello stipendio, deve essere corrisposto ogni anno per una cifra sempre uguale: a rate. Nel nostro esempio 2 mln all'anno fissi.
E se il giocatore viene licenziato prima dello scadere del contratto, non si prende i soldi residui, ma bensì tutto il signing bonus.
Se il nostro giocatore venisse licenziato al terzo anno, non si vedrebbe pagati i 12 mln rimanenti, ma tutto il signing bonus sì che inciderebbe tutto sul salary cap di un anno (e qui entra in gioco il primo di giugno).
In pratica, i contratti non sono garantiti e per attirare i giocatori si stipulano i singing bonus che sono garantiti.
Ovviamente non ho tenuto conto di tutti gli incentivi, rinegoziamenti e altre trappole varie, ma il meccanismo base funziona così.
Ho letto un articolo interssante di Glenn Dickey su SFGate "49ers not well with Yorks at the helm": in pratica si afferma che York non ha gli stessi soldi di DeBartolo, che, peraltro, agiva in regime di assenza di salary cap, usando a profusione i soldi della corporazione DeBartolo. Quindi York dovrebbe vendere i Niners in mani più "facoltose" vista anche l'incapacità di prendere decisioni giuste gettando nel panico i suoi collaboratori (nello specifico, licenziare di sua volontà Mariucci lasciando Donahue nell'imbarazzo più totale per cercare di convincere tutto il mondo che tutto era calcolato tranne poi lasciar trasparire evidenti segni di confusione durante la ricerca di un sostituto) e l'incapacità monetaria di poter affrontare la costruzione di un nuovo stadio che porterebbe ad un ingente esborso che, probabilmente, si ripagherebbe in qualche anno.
Sono pienamente d'accordo, sempre pronto a beccarmi la smentita nei prossimi anni.
Si potrebbe obiettare che DeBartolo, se dovesse guidare i Niners adesso, con il regime del salay cap, non potrebbe contare troppo sullo spendi-e-spandi per creare gli squadroni che tutto vincevano e che, quindi, si ritroverebbe bene o male nella stessa situazione di York.
Giusto. Ma non sono d'accordo.
DeBartolo certamente poteva vantare risorse finanziarie più ingenti, ma non mi direte mica che all'inizio spendeva milioni su milioni. Montana lo ha beccato Walsh al settimo giro. Non credo che lo abbiano pagato dall'inizio fior di milioni. Sicuramente negli anni successivi, ma all'inizio sono state le scelte giuste a portare ai primi due SuperBowl. Poi sono stati i soldi, serviti per creare un'organizzazione coi fiocchi, con Montana, Young (pagato profumatamente pure lui) e Rice, che all'inizio dell'era d'oro non c'era ancora. Non sto dicendo che DeBartolo all'inizio non spendesse, ma non credo tanto quanto spese alla fine degli anni ottanta o novanta.
Non solo soldi, quindi, ma scelte azzeccate.
Meditate gente, meditate.
4 dicembre 2003
Voglio i playoff e li voglio ora
-- Un'elegia per il tifoso orocremisi--
di
Davide Gabino
Mancano quattro gare alla fine di questa fin troppo travagliata stagione.
Manca un mese per riuscire a tirare le somme di decisioni perlomeno discutibili prese dalle alte sfere della franchigia della parte buona della Baia.
Le nostre sfere stanno oramai roteando alte nel cielo e forse mai più scenderanno...
Guardando al calendario direi che un 2-2 si possa ritenere grasso che cola, giudicando le gare contro Arizona alla nostra portata e almeno una delle altre tre, anche se non saprei bene quale, visto che l'ultima è contro Seattle, più che mai lanciata verso i playoff e più che mai fuori portata dei Niners, e che le altre sono in trasferta.
Forse 1-3 sarebbe più realistico, nutrendo in fondo una piccola segreta speranza.
Purtroppo sento alte le risate di Mooch, che con i suoi inguardabili Lions, non è molto lontano dai talentuosi orocremisi.
E ripenso a tutte le speranze che simili cambi trasportano a noi inguaribili ed ipercritici oltre che ipersperanzosi tifosi dei portatori della più bella divisa di tutto il mondo.
E guardo alla miserabile situazione in cui il buon York con il fido scudiero Donahue, una volta dal sottoscritto difeso per il presunto buon lavoro nei confronti del salary cap, ci hanno sbattuto.
E mi domando se il lume della speranza debba essere ancora ritenuto vivo, o sia meglio spegnerlo in un impeto di autoflagellazione.
E la voglia di cambiare è tanta, di guardare ad altri lidi per trovare quella calda certezza che una volta era di casa, quel clima di perenne euforia che era guida nei lucenti anni ottanta, accompagnata dal rock di Huey Lewis, con i cori di indimenticabili eroi i cui nomi nessuno può vantare.
E guardo la mia maglietta con la caricatura di Joe, custodita gelosamente in un oscuro cassetto da ormai non so quanto tempo e rimpiango di non aver vissuto quei tempi con la stessa partecipazione con cui vivo gli ultimi anni, in cui mi sono riavvicinato al football americano.
E penso al mio Steve, visto più alla playstation che alla TV.
Gli anni passano, e la vittoria dell'ultimo SuperBowl sbiadisce e l'esigenza di rivedere i Niners grandi come tutti ricordiamo è tanta, troppa.
Cosa ci volete fare, i tifosi dei Lions o dei Bengals o dei Seahawks non potrebbero mai capire. Sicuramente capiscono i tifosi dei mitici Steelers o dei Cowboys.
Noi tifosi orocremisi siamo per natura esigenti, pretendiamo, anzi, diamo per scontata la vittoria, non siamo abituati a perdere, e, almeno io, non lo sarò mai.
Ma questo non sembra nei piani del nostro management, quindi da oggi si cambia.
Sono stanco di difendere gli indifendibili, sono stanco di cercare ragioni economiche in qualcosa di non economico come il tifo sincero, che non si riduce all'acquisto dell'ultima maglietta arancio dei Dolphins.
Misurate, econometrate il nostro tifo.
Non potete.
Noi siamo i tifosi degli orocremisi e pretendiamo la vittoria. E' questione di emozioni da provare nel mitico mese di gennaio, con una bella tazza di cioccolata e una fetta di panettone, o assaporando un Talisker o Aberlour.
Pretendiamo che i Niners ritornino a casa loro, nel giro dei playoff, non pretendiamo che si vinca subito, ormai abbiamo capito che è difficile sia vincere che ripetersi. Chiedetelo ai Rams, chiedetelo ai Ravens, ai Patriots, ai Buccaneers. I tempi sono cambiati. Tutti possono vincere. Brutalmente potrei affermare che trattasi di mera statistica. Prima o poi toccherà di nuovo a noi.
Ma per favore, nel frattempo qualcuno faccia qualcosa.
3 dicembre 2003
Il cappio salariale
di
Davide Gabino
Dopo l'intervento sul forum, cerco di ampliare le ultime conoscenze acquisite sulla situazione salariale dei Niners poverelli.
Dopo anni di eroismi, Garcia è diventato il capro espiatorio di tutti i mali che li affliggono.
Una delle cose peggiori che si imparano è che nella vita è meglio non farsi illusioni, perché c'è sempre qualcuno pronto a trascinarti o sbatterti col muso di fronte alla realtà. Perché non possiamo negare di esserci illusi dopo le grandi gare contro i Rams e gli Steelers. E non me la sento di affermare che abbiamo affrontato delle squadruncole e che le vittorie altro non furono che fortunose circostanze. Io ho visto ben altro, ho visto spettacolo, ho visto finalmente una squadra vincente.
Quindi arrivano i Packers nella gelida Green Bay ed è la prima sveglia. Poi le Cornacchie di Baltimora ed è l'incubo.
E la protesta monta. Fuori Garcia, troppo vecchio ed acciaccato. Fuori Erickson, ridateci Mariucci. Eppure tutti noi abbiamo festeggiato (forse tutti no...) della dipartita di Mooch, illudendoci delle voci che ci ricordavano, oh vani, del bel gioco, seppur altalentante, mostrato dai Seahawks di Erickson.
Ed ora eccoci qui, a disilluderci di nuovo, a dire "te l'avevo detto" ed altre inutili parole.
Praticamente, anche se non matematicamente e nutrendo una qualche speranza, fuori dai giochi, si comincia a pensare allo scenario prossimo venturo.
All'anno 2007, quello senza salary cap, manca un po', quindi, e da quel che si legge in giro, i Niners sono messi male (io mi ero illuso che fossero riusciti a rimettere le cose parzialmente a posto), soprattutto se si considera l'eventualità di mettere fuori porta Garcia, Owens e Hearst, ad esempio.
Nello specifico, Garcia è stato additato come il colpevole e Rattay, fino ad un mese fa considerato una schiappa a livello cosmico (e non venitemi a dire che avevate visto del buono nel ragazzo, potrei credervi solo dietro lauto compenso), una sorta di resuscitatore dei bei vecchi tempi andati.
Per ora mi limito ad analizzare la situazione di Garcia riportando il mio intervento nel forum:
Garcia ha un contrattone da 6 anni per 36 mln di presidenti morti.
Il prossimo anno si beccherà i suoi soldini più tutti gli incentivi che gli sono stati garantiti dai vari rinegoziamenti: in pratica si tratta di una scala mobile per cui Garcia verrà pagato come la media dei cinque QB più pagati della Lega. Si parla di 9,5 mln di dollari di bonus non ancora riscossi. I Niners possono tagliarlo (o tenerlo come riserva e tagliare il salario, anche se è improbabile che accetti di fare da riserva a Rattay o Dorsey, e quindi se ne andrà) con impatto immediato di 9,5 mln di dollari sul salary cap ma nessun esborso monetario, oppure tenerlo come starter, cercare di rinegoziare il salario spalmando tutti gli incentivi nei prossimi anni (andando ad influenzare di molto lo spazio sotto il cappio salariale) ma portando ad un esborso immediato.
Il problema è che i Niners sono già messi male per il prossimo anno, in quanto ci sono 12 mln di dollari in bonus a giocatori, riguardanti gli anni passati (dead money). Se Garcia se ne andasse, il colpo al salary cap sarebbe non dico devastante ma ci riporterebbe indietro di 3 anni. Il che non è bene.
Cito la fonte: "49ers are in bind for 2004" di Ira Miller."
In ogni caso siamo fottuti.
Ricordiamo pure che a Rattay i Niners hanno provveduto un contratto da 3 anni per 4,8 mln di dollari, più un signing bonus di 1,5 mln di dollari (500.000 dollari per anno).
Si potrebbe attuare ciò che tutti le squadre fanno: attendere il primo giugno e licenziare Garcia. In questo caso tutti i bonus non inciderebbero sul solo salary cap di quest'anno, ma su due anni; però avremo meno spazio per il 2005.
Questa pratica, di licenziare i giocatori con il primo di giugno, è molto diffusa ma ha portato molte squadre, sollevate nell'immediato, a drammi nel medio-lungo periodo. In pratica si gioca all'accumulo nel futuro. Ed il risultato si vede dal numero di giocatori giovani o mediocri che compongono il roster.
Dopo questa cavalcata che manda in pappa il cervello, mi permetto di concludere così:
ci sono fior di cervelli che vivono nelle pieghe delle regole del salary cap. A me, personalmente, non mi interessa un fico secco, sono problemi loro su chi licenziare, chi rinnovare, chi ristrutturare, chi mettere sotto contratto.
A me interessa solo che i Niners rientrino stabilemente il prima possibile nel giro che conta e a cui appartengono di diritto.
13 novembre 2003
Non voglio, quindi non posso
di
Davide Gabino
Speriamo che serva.
Un poco di riposo dopo cotante traversie.
Lasciatemi togliere un piccolo sassolino: avete visto chi gli special team servono a qualcosa?
Ora, non so se l'azione di Wilson sia stata studiata e provata dopo che ho personalmente inviato una lettera a Erickson, ma qualcosa di buono si è visto. Speriamo non passi un altro lustro prima di rivedere una simile primizia.
Non ci vuol molto a capire che un'azione del genere può anche fiaccare fin dall'inizio l'avversario più temibile.
Poi fiumi di tasti pigiati si sono riversati su quello che al tifoso medio dei Niners interessa di più: che ci sia una "QB controversy".
Che tristezza.
E bravo Rattay, finalmente ha potuto dimostrare che, a dispetto di una mobilità da orso grizzly, possiede un certo braccio anche se, a detta di alcuni, non troppo preciso. Per intenderci, ho letto che il merito della gara di Rattay è dovuto ai WR che sono riusciti a ricevere gli ovali scaraventati dall' "Orso" solo grazie alla loro bravura, visto che i palloni erano difficilmente gestibili.
Dalle immagini che ho potuto vedere, le stesse che avete visto voi, certo non erano passaggi facilissimi ma:
1- non capisco, ci si lamenta sempre della poca intraprendenza del gioco a "lungo raggio" e poi ci si lamenta che i passaggi non sono proprio precisissimi. Ricordiamoci che ci troviamo di fronte ad un giocatore alla sua prima uscita a tempo pieno in gara ufficiale.
2- i WR sono pagati fior di bigliettoni e si pretende che la minestra gli venga servita proprio sotto il mento e guai se il cucchiaio è qualche centimetro di troppo a destra? Son pagati per fare qualcosa, 'sti ragazzi, oppure solo per fare i turisti nelle end zone avversari? A casa mia la pagnotta te la devi guadagnare. Il passaggio vincente lo fa il braccio del QB e la mano del WR (oltre che la protezione della linea d'attacco).
Tutti vedono già il buon Sergente Garcia in pensionamento senza attendere il 2008.
Li vedo gli avvoltoi, che aleggiano sperando di cibarsi della fresca carcassa di quello che fino a poco tempo fa era un eroe.
Meglio ricordare che, se Rattay sano ha vinto contro i Rams, Garcia acciaccato ha vinto contro i Buccaneers.
Cosa significa questo? Che i Niners, se volessero, ci potrebbero stupire con effetti speciali ed invece non vogliono. Semplicemente non vogliono, questi disgraziati.
E' innegabile che Garcia non stia passando un eccellente periodo di forma, e vorrei vedere con tutti i problemi che sono sorti fin dall'inizio, ma prima di dichiararlo cotto aspetterei un poco, così, giusto per verificarlo seriamente. Intanto mi consolo con il fatto che, se proprio il Sergente non ce la facesse, avrei pronto un buon sostituto, credendo che non si sia trattato solo di un fuoco di paglia ma di qualcosa di più consistente.
Se davvero i Niners non dovessero riuscire a recuperare il deficit che li separa da Seattle e St. Louis, cosa non impossibile, forse sarebbe il caso anche di provare Dorsey, giusto per avere chiaro il quadro della situazione.
Così alla fine della stagione si risparmierebbero soldini con Garcia e Owens fuori a cercar lavoro.
29 ottobre 2003
E.R.
di
Davide Gabino
La miglior serie TV della storia della Tivì? Senza ombra di dubbio i Simpson, ma se dovessi scegliere come descrivere la situazione attuale dei Niners non potrei non rivolgermi alle corsie piene di frastornati dalla vita di E.R.
Probabilmente ci vedrei molto bene una partecipazione da protagonisti per i nostri (ex?) eroi: vi si trova il reparto di riabilitazione, di cure psichiatriche, di ortopedia, di terapia intensiva, anche di gruppo, e se ogni tanto qualcuno perde un sacchetto di prezioso plasma, ci pensa subito lo sceneggiatore a sdrammatizzare con una battuta del dott. Romano.
Proprio ciò di cui hanno bisogno gli orocremisi stinti.
Già mi vedo Garcia in camice che si aggira portandosi dietro l'astina con la flebo, mentre Owens, che è uno che lotta e non si arrende al dolore, si improvvisa reverendo predicando la Sua innocenza e la colpevolezza altrui, specie di quelli della linea d'attacco.
Ed Erickson, che già pensava al Super Bowl, si dedica alla Super Tazza, dove raccogliere le urine per la prossima visita di controllo dopo l'ennesimo attacco di bile provocatogli dall'ennesimo kicker sui denti.
Quindi c'é il reparto ustionati, e lì ci troviamo noi...
Mi scuso con tutti, ma si sono messi d'impegno per sfatare le mie previsioni di inizio stagione.
Mi scuso di nuovo, ma non posso non ritornare a cavalcare i miei vecchi cavalli di battaglia che rispolvero nei momenti di sconforto come quello presente.
Prima di tutto il coaching staff: spero che Erickson si dia da fare per recuperare tutti i punti che da me non ha mai avuto. Io dico che se si fosse rinunciato ad Owens per Bill "il plasmatore" Parcells, io sarei stato molto più contento. Non sapete la rabbia che provo nei confronti dei Cowboys. E che nessuno si azzardi a dire che l'allenatore non è importante. Anzi avrei voluto Parcell ed Owens insieme, per vedere quanto Mr. Boria sarebbe durato prima di finire a fare un bagno nelle acque del Pacifico o prima di capire come si può essere utili ad una squadra invece che a se stessi. Spiacente, ma la mia passione per il grande Bill risale a tanti anni fa, e non si cancella solo perché oggi allena gli odiati Cowboys.
Ho sentito, tempo fa, qualcuno affermare che gli uomini della linea d'attacco sono sopravvalutati. Non sono d'accordo. Credo fermamente che una buona linea d'attacco sia il viatico per la vittoria, se dietro ti ritrovi un buon QB, s'intende.
Ed insisto col dire che sarebbe ora che i Niners si sveglino dal loro torpore storico e s'impegnino a creare degli special team perlomeno adeguati, e non solo per quanto riguarda il kicker.
Che comunque, rimane una pedina, per il sottoscritto, molto importante. Scusate, ma la sconfitta maturata contro i Seahawks è stata solo una questione di punti: se metti vicino un field goal facile facile ed un extra point sbagliati eccovi servita la sconfitta per 1 punto. Matematico.
Durante quella partita non posso rimproverare nulla né all'attacco né alla difesa, che durante il secondo tempo ha completamente chiuso la porta in faccia alla squadra di Holmgren.
Stessa cosa con i Rams, Browns ed i Cardinals. Tutte sconfitte per un'incollatura. Bastava un calcio ben messo per ritrovarci invece che 3-5 al record pazzesco di 6-2. Matematico. Con Garcia a un terzo di servizio.
So di essere monotono, ma i numeri contano nella NFL. Se per voi è una differenza da poco, allora forse è meglio che vi fermiate qui.
Ripeto: con il momento di evidente difficoltà che Garcia sta attraversando, con come questo si ripercuote sull'attacco (sia sui lanci che sui TD segnati su corse), su una linea d'attacco a fase alternata (e martoriata dagli infortuni), e una difesa che continua ad essere buona nonostante i tanti, anche qui, infortuni, la differenza la fa tutta un calcio segnato, anche un misero extra point.
Ho letto, nel forum, che ci si meraviglia della non corrispondenza delle statistiche ufficiali della NFL, che segnalano una buona difesa, un buon attacco con le corse e male nei passaggi, con l'attuale pessimo (ma non irrecuperabile) record dei Niners.
Signori, le statistiche non mentono:
1- se Garcia sta male i risultati si ripercuotono nelle statistiche dei passaggi, inevitabilmente;
2- andate a vedere le statistiche degli special team e vi renderete conto che è da lì che partono tutte le disgrazie: calci sbagliati (siamo al 53,3 % con 8 FG fatti su 15 tentati di Pochman, il peggiore di tutta la Lega, perlomeno Chandler era al 85,% con 6 su 7), punt ciccati, holder che non trattengono i palloni (tipo Lucy van Pelt con Charlie Brown), calci di rinvio che finiscono tra gli spalti regalando preziose yard agli avversari.
All'inizio della stagione potevo prevedere difficoltà legate alla salute dei giocatori, specie del Sergente, ma non un disastro nel kicking team di queste proporzioni. Rivoglio Pepe Cortez o Chandler, almeno quelli segnavano ogni tanto. Invece ci siamo ridotti a Pochman, che ci ha rovinati. Spero che qualcuno paghi per tutto questo.
Tutto questo è matematica, ripeto, matematica.
Siamo rovinati per colpa di una Pochman qualsiasi.
Ovviamente tengo ben presente che i Niners hanno problemi più generali relativi al gioco delle squadre "ordinarie", che tutti ci aspettavamo chissà quali sconvolgimenti, salvo sentirci dire che i Niners sono progettati per il gioco su corse. Ma intanto cominciamo con gli aspetti che più direttamente coinvolgono la sconfitta o la vittoria per un punto, e lasciamo stare le frasi retoriche (come ho sentito nella telecronaca della gara contro Seattle) del tipo: "eh ma i 49ers non devono perdere o vincere le partite per un extra point sbagliato o segnato, perché sono i 49ers...". Dico, ma stiamo scherzando? Cosa sono i Niners, degli dei, per caso? Nossignori, sono una squadra che deve dimenticarsi dei tempi gloriosi, quando "il kicker non doveva vincere le partite".
Un buon kicker probabilmente non mi farà vincere un campionato, ma intanto fatemi vincere qualche partita ed anche se alla fine la differenza è solo di un punto e non di 20, mi accontento, eccome! Perché la differenza sta tutta qui.
Sveglia! Benvenuti nel football degli anni 2000: prima ce ne renderemo conto e prima usciremo dal pantano.
11 ottobre 2003
Dove il sole non tramonta mai
di
Davide Gabino
Questa settimana i 49ers li lascio alle loro piccole miserie, promettendomi di approfondire con alcune considerazioni che già dallo scorso anno mi ballavano in testa.
Vorrei condividere con voi un articolo molto interessante apparso su "Il Sole-24 ore" di mercoledì 8 ottobre per la firma di Claudio Gatti e di mi limiterò a riportare e sintetizzare alcuni concetti, che pure già conosciamo, ma che è meglio rinfrescarli, soprattutto pensando alla penosa situazione in cui giace il calcio nostrano.
In sintesi: vi ricordate la gloriosa NBA degli anni d'oro, di Bird e Magic Johnson, ma soprattutto del Regno di Michel Jordan (l'unico, vero e inimitabile). E la lega NHL, quella di hockey su ghiaccio anche in mezzo al deserto? E la MLB, un'istituzione per gli americani? E tutti i vani tentativi di portare la sbobba calcistica, il global-sport, sotto l'egida a stelle e strisce?
Questi sono gli esiti: Leghe sommerse dai debiti, incapaci di evitare che i compensi sempre più stratosferici dei giocatori affossino le squadre che non riescono più a riempire palazzetti e stadi; Kobe Bryant (i recenti scandali non sono altro che un misero tentativo per catalizzare l'attenzione sul basket, ma stanno avendo l'effetto contrario) e Shaquille O'Neal non hanno e mai avranno lo stesso impatto mediatico che ebbero i Chicago Bulls e sua maestà Jordan; il flop degli ultimi playoff, con lo share più basso degli ultimi 27 anni; la NHL che permette la creazione di squadre in città in cui nessuno è interessato e soprattutto senza nessuna tradizione di "ghiaccio", diritti televisivi quasi ridicoli ed in costante calo ("le squadre di Ottawa e Buffalo hanno recentemente dichiarato bancarotta"). Poi la MLB, che la scorsa stagione ha perso qualcosa come "511 milioni di dollari e debiti per 4 miliardi", in cui sei o sette squadre saranno costrette a "chiudere i battenti" ("i Montreal Expos e i Minnesota Twins non riescono a trovare un acquirente da mesi"), con i compensi ai giocatori troppo alti: "L'ultimo contratto con l'associazione dei giocatori, ratificato nel settembre scorso con il singolo voto contrario del proprietario degli Yankees, prevede nel corso di quattro anni il trasferimento di un miliardo di dollari dalle casse dei club più ricchi (primo tra tutti quello degli Yankees) a quelle dei meno ricchi".
Vi ricordate, quindi, quest'estate, quelle partitelle giocate dalle nostre squadre di calcio in USA, con il rappresentante del calcio mondiale, un certo Chinaglia, che si "bullava" del clamoroso successo dell'evento, e che era riuscito a riempire il Giants Stadium? Vi ricordate le immagini dei telegiornali, dove si vedeva il Giants Stadium per metà vuoto mentre Barcellona, Juventus e Milan giochicchiavano facendo finta di impegnarsi per la rivincita della finale di Champions League?
Io ricordo le mie grasse risate.
"Cinque giorni prima dell'inizio della Coppa del Mondo femminile, negli USA la Women's United Soccer Association, la lega del calcio femminile americano, ha annunciato la sospensione delle sua attività. Dopo aver perso 46 milioni di dollari nella prima stagione (il 2001), 24 nella seconda e poco meno di 20 nella terza, la Lega ha finito i soldi e chiuso i battenti". Mentre la Lega maschile rimane in "profondo rosso". Bel lavoro, Chinaglia, veramente da esserne fieri.
E in Europa, nello scintillante regno del Soccer? Mi sembra che tutti abbiamo chiara la situazione, quindi non mi soffermo.
"Ma c'è un'eccezione" - riprende Gatti - "Una stella che brilla e uno sport che eccelle non solo in popolarità ma anche in redditività. La stella si chiama National Football League".
Queste le cifre impressionanti di un successo che non dura da mesi o da anni. Dura da quarant'anni.
- 4 miliardi: il giro d'affari annuo;
- 1,14 miliardi: i profitti annui;
- 628 milioni di dollari: valore medio di mercato di una delle 32 squadre NFL;
- 1,12 milioni di dollari: compenso medio di un giocatore NFL (contro l'1,76 milioni di dollari di hockey, 2 milioni e oltre della MLB e 5 milioni della NBA);
- 5 milioni di dollari: compenso degli head coach di Washington e Detroit;
- 15 milioni di dollari: guadagno di McNabb nel 2002-2003;
- 76 dollari: costo medio del biglietto (30 dollari per vedere una partite dei Falcons, i meno costosi della Lega);
- 88 milioni di dollari: utile di gestione dei Redskins nell'ultima stagione;
- 80.000 persone: lista di attesa per un abbonamento stagionale dei Buccaneers;
- 16.880.144 spettatori per le 256 partite del 2002.
- 229 partite nel 2002 in cui i biglietti erano esauriti 72 ore prima del fischio di inizio;
- 32 Super Bowl sui 37 disputati appare nella lista dei 100 programmi più visti della storia televisiva USA;
- 26: numero di squadre che tra il 1996 ed il 2006 avranno costruito uno stadio nuovo (tranne i 49ers - nota di tristezza, ma non disperiamo, Steve Young bussa insistentemente alle porte - ndr);
- 12 milioni di dollari generati dalle sponsorizzazioni per ogni singolo stadio;
- 18 milioni di dollari generati dalle tribune private per ogni singolo stadio;
- 250 milioni di dollari: cifra che investiranno i Giants per un face-lift del Giants Stadium;
- 700 milioni di dollari pagati dal proprietario degli Houston Texans per l'iscrizione alla Lega (200 in più rispetto di quanto avevano pagato i Panthers e i Jaguars sei anni prima);
- 162%: aumento del valore di mercato dei Chicago Bears nel corso degli ultimi 5 anni, anche grazie alla ristrutturazione del Soldiers' Stadium.
- 9,3 milioni di dollari: valore del primo contratto in esclusiva firmato con la CBS nel 1961;
- 17,6 miliardi di dollari: valore del contratto firmato nel 1997 tra la NFL e network e tv via cavo varie;
- 2 miliardi di dollari: valore del rinnovo del contratto tra la NFL e DirectTV nel 2002;
- "il 4 novembre prossimo la NFL lancerà un suo canale via cavo con 24 ore al giorno di football. Trasmetterà solo partite del passato, talk show e prepartita, ma nel 2005, quando scadrà il contratto televisivo per le dirette, sarà senza dubbio un elemento che rafforzerà il suo potere contrattuale".
Tutto oro quello che cola?
La risposta è: sì.
Grazie a dei meccanismi messi in opera dalla lungimiranza del primo commissioner Pete Rozelle, perpetuati dall'attuale Tagliabue:
1- Revenue-sharing (condivisione delle entrate): le entrate del botteghino (escluse quindi tutte le altre entrate e bonus tipo merchandising e licensing) vengono spartite il 60% alla squadra ospitante ed il 40% alla ospitata.
2- Salary cap (tetto salariale): la regola che tutte le altre Leghe invidiano alla NFL. In pratica "i compensi dei giocatori non possono superare il 64% delle entrate della Lega".
3- il primo ed il secondo punto sono i capisaldi per garantire il terzo: dare a tutte le squadre della NFL la possibilità di costruire una franchigia vincente e quindi la volontà di proteggere squadre e mercati piccoli; questo ovviamente non comporta la garanzia di competitività per tutte le squadre (vedi i Bengals, Cardinals e Lions). Il risultato lo abbiamo sotto gli occhi: negli ultimi quattro anni ci sono stati quattro vincitori diversi, e se escludiamo la parentesi dei Broncos, il numero sale.
4- ultimo ingrediente: la massima spettacolarizzazione di ogni singolo evento (questo forse, per noi europei, è il punto meno importante ed anche un poco esagerato, a volte). "La Lega che ha inventato l'istant replay, le ragazze ponpon, il singolo scontro finale del Super Bowl e lo show del pre-partita (ed anche dello half time - ndr) con i concerti di Britney Spears o degli Aerosmith non ha insomma mai smesso di pensare a nuovi modi di intrattenere il suo pubblico, sia quello allo stadio che quello in salotto".
Tutto questo significa che "la NFL - con 4 miliardi di dollari di introiti - è diventata il quarto brand più redditizio d'America dopo Disney (14 miliardi), Warner Brothers (6 miliardi) e Bonjour (5 miliardi).
Tutto questo, aggiungiamo noi, è il risultato di quarant'anni di lavoro non scevro di scontri o scioperi, ma che non hanno mai intaccato quell'alone di singolarità rappresentato dal nostro sport preferito, non di un momento di notorietà come il periodo dei citati Jordan e Bulls per la NBA, ma di una strategia definita e risolutamente cercata e voluta da tutti i partecipanti al tavolo della NFL, quando nei primi anni 60 capirono che forse tutti ne potevano trarre un vantaggio.
Di questo non possiamo che esserne fieri. Io, almeno, lo sono e provo un poco di pietà per tutti gli altri.
30 Settembre 2003
Spleen esistenziale
di
Davide Gabino
Mi ritrovo in una dimensione parallela, dove il nero è bianco e viceversa e dove i vincenti sono divenuti perdenti.
Vago in un universo a me conosciuto, purtroppo.
Quando iniziai a buttar giù qualche riga per questo sito, circa tre anni fa, guardavo con ammirazione le gesta del mio adorato Steve Young, anche se infastidito per come i Niners persero contro i Falcons che poi le presero di santa ragione dai Broncos al Super Bowl. Ed ero fiducioso nell'avvenire.
Poi successe quello che tutti sapete e mi ritrovai, mio malgrado, a commentare la seconda stagione perdente dopo vent'anni di gloria, cercando in tutti i modi di trovare risvolti positivi in ciò che vedevo (e ce n'erano). Mi sembrava che, nonostante tutto, coach Mariucci stesse facendo un buon lavoro con le nuove leve, anche a seguito di decisioni drastiche da parte del management (via Rice e via Garner oltre che altri) dettate dalle regole capestro del salary cap.
Quindi rividi il sole spuntare prima timidamente nei playoff contro i Packers, e lo scorso anno con la sublime vittoria contro i Giants. Certo, tante accuse nei confronti di Mooch, ma era solo la voglia di ritornare sui gradini più alti, cercare di spronare la squadra a completare quel salto per dimostrare a tutti che rinascere si poteva, alla faccia dei Cowboys.
Poi successe di nuovo.
Qualcuno ha schiacciato il tasto "Reset" e tutto si è riavviato. Ma qualcosa non ha o sta funzionando.
Erickson? Non so chi sia, mai sentito nominare se non di sfuggita. All'inizio pensavo ai telefonini...
Owens? Per favore cacciatelo. Non è possibile che sia l'unico a dire "è colpa tua, è colpa tua e di quell'altro". Sarà fortissimo, ma vi assicuro che ne ho già abbastanza sul posto di lavoro di gente così!
Garcia? Siamo giunti al capolinea? Non vorrei che il dolore alla schiena continuasse a causare il doppio problema che si è manifestato palesemente contro i Vikings: non è abbastanza grave da impedirgli di giocare ma sufficientemente grave da limitarlo oltremodo.
Linea d'attacco? Non esiste. Punto.
Infortuni (vedi linea d'attacco)? Determinanti, purtroppo. Siamo tifosi di una squadra scalcinata.
Difesa? Non basta solo Owens a fare i simpatici siparietti che tanto divertono dal suo ufficio in Detroit Mr. Mooch, ci si mettono anche gli allenatori dei vari reparti difensivi contro Mora Jr. Ma come, non era tanto bravo?
E ci si lamentava di Mariucci!
Ritorno su Erickson. E' troppo presto per dare giudizi, e quindi spero che sia capace nel recuperare la squadra, l'armonia e la voglia di vincere.
O qui si mette una pezza grossa come una casa, o è meglio installare di nuovo tutta la struttura, proprietà compresa.
Segreto inconfessato: volete sapere qual era la mia speranza dopo che la cacciata di Mariucci? Che i Niners facessero quello che poi hanno fatto i Cowboys (il webmaster conosce piuttosto bene la mia passione per Parcells).
Con questo pensiero che mi sconforta oltermodo, vi saluto.
23 Settembre 2003
Tutto ciò è veramente divertente
di
Davide Gabino
Scusate, state scherzando?
Qualcuno ha voglia di scherzare?
Siamo alla terza giornata e già si sono permessi di far saltare tutte le mie previsioni.
Se volete prendervi gioco di un povero incompetente di football americano, accomodatevi, troverete una porta aperta, se non sfondata.
Come sfondate saranno le speranzuncole dei ragazzotti della baia-non-tanto-dorata in tutina orocremisi ed in salsa bollita se alla prossima in quel di Minneapolis non sapranno sciorinare una prestazione più che convincente dopo l'opprimente nefandezza di domenica.
Dicesi "buca" una qualsiasi prestazione non andata a buon fine.
E "buca" è andata ai Niners.
E non venitemi a dire: "lo avevo previsto", "ah, io lo sapevo", "beh, se uno analizza lo stato d'animo di Garcia moltiplicato il mal di pancia di Owens per la radice quadrata dell'incazzatura del bagarino fresco di divorzio, i Niners dovevano perdere"; perché sarebbe meglio girare al largo.
Vi sembra questo il modo di prenderci in giro? E io dovrei spendere un commento su una squadra di brocchi come quella vista domenica?
Dove sono i passaggi in profondità, gli schemi obnubilanti, i missili intercontinentali che aprono in due le difese, dove sono il doppio uso del TE, l'utilizzo di cinque backs e sette receivers? Dove si trova quella macchina da punti che tutti, più o meno apertamente, ci avevano ventilato sotto il nostro naso?
Non ho neanche la voglia di andare a vedere le statistiche. Interessano a qualcuno, per caso?
L'unica che mi piacerebbe controllare è se durante la gestione Mariucci ci sia stata una partita senza nemmeno un TD. Io non c'ho voglia, se qualcuno potesse controllare me lo faccia sapere.
Dico, nemmeno un TD: i Niners si sono dovuti accontentare di quattro field goal (bravo il kicker). Mi attendo altre parole di saggezza di Walsh: se si era lamentato dei Niners vincenti grazie ad un field goal, figuriamoci le sue invettive per una sconfitta fatta solo di calci.
Nei denti di noi tifosi.
Scusate, ma si parla di una delle prestazioni più umilianti degli ultimi anni, contro una squadra di zombie che abbiamo saputo far resuscitare e somigliare ad una corazzata spietata.
Immancabile, in questo sconfortante quadretto, la lagnanza petulante di Owens.
Ma come, non era Mariucci il suo nemico mortale, la sua nemesi?
Tutti contenti due settimane fa, adesso di nuovo a lagnarsi: "uffa, nessuno mi passa la palla, e io mi arrabbio, ecco, e io me ne vado (e vattene)"?
Solo lo scarso Max Biaggi (mi domando come possa avere un fans club) è più querulo di Owens. I due dovrebbero incontrarsi, sarebbe amore a prima vista.
A parte il kicker, chi mi sento di perdonare è la difesa. Mi direte che si è fatta infilare due volte e ci ha fatto perdere mettendosi in campo lunga e larga come un'autostrada californiana e s'é beccata comunque il TD in faccia ad una manciata di secondi dalla fine, ed avete ragione, o almeno non avete tutti i torti.
Ma ci può stare, anche i Buccaneers hanno perso, non abbiamo la difesa saracinesca dei Dolphins. Due TD non mi sembrano la fine del mondo. Anche la Roma ha segnato due reti a Buffon.
Può diventare una grave mancanza nel momento in cui un attacco asfittico decide di dimenticarsi di ciò che ha fatto per almeno quattro-cinque: cioè arrivare all'interno della end zone avversaria.
L'avete capito, il grande imputato è l'attacco con Knapp ed Erickson, che aveva, ed ha, il compito di rifondare un reparto sofferente con Mariucci.
Speriamo che se lo ricordi.
17 Settembre 2003
Il balletto dei calci
di
Davide Gabino
1- Owen Pochman è il nuovo kicker dei Niners, viva Chandler, vittima della sfortuna che aleggia sugli special team dei ragazzi orocremisi.
Non capisco perché la squadra californiana sia così lenta nel ruotare i calciatori o altri giocatori. Più ne provi forse prima trovi quello che fa per te.
Oramai è dai tempi di Mosè che i Niners non mettono in mostra un calciatore degno di nota. Pepe Cortez sembrava essere il nuovo messia, invece prese la via di Brian.
Chandler, proveniente dal Draft, prende la via dei suoi predecessori.
Non c'é niente da fare, si vince anche con i calci, caro Walsh.
2- Ovviamente la colpa della sconfitta con i Rams se l'è presa Coach Erickson che non ha avuto l'accortezza di avvertire anche Streets e Wilson che, in caso di ricezione, si doveva correre fuori dal campo per fermare il cronometro. Solo Owens era stato avvertito di quest'eventualità, perché sicuramente il pallone sarebbe stato indirizzato a lui.
Bella mossa Coach, e magari non pensare che con Owens potevi portarti via qualche uomo in copertura e sganciare gli altri?
Bella mossa Cedric, nessuno ti dice niente quindi tu niente fai, e soprattutto pensi. Hai mai giocato a football? Sai, quello strano sport che, come molti sport americani si basa sulla perfetta conoscenza dell'uso del tempo.
Io non ho mai giocato a football veramente, ma con la Psx ci ho dato dentro mica poco, e il cronometro ho imparato ad usare.
3- Non pretendo di essere un buon conoscitore della lingua italiana, ma chicche come "rasciatori" (utilizzare "pass rushers" non è sufficiente), mani "teipate" (in italiano esiste "nastrare" anche se può sembrare poco elegante) o altre sono sempre gradite per arricchire il nostro sguarnito vocabolario casereccio. Il riferimento è al buon Leopizzi, che è sicuramente bravo, ma ogni tanto inciampa in neologismi di origine clonatorio-vulgare che la pelle rizzare fanno.
A proposito, buona "sisonata" a "evricorpi".
15 Settembre 2003
Una testa sul piatto d'argento
di
Davide Gabino
Prima di tutto chiedo scusa, ho sbagliato a scrivere il nome dell'allenatore capo dei Niners: Erickson.
Secondo ho sbagliato il nome dell'allenatore degli Steelers: Cowher.
Mi dispiace, non ho ricontrollato con dovizia.
Ma questo non mi impedisce di scrivere in modo giusto questo nome: Cedric Wilson.
Voglio la sua testa, e la voglio su un piatto d'argento.
Fine partita: 24-24.
Fumble ricoperto dai Niners ed ancora un'occasione per poter segnare e scongiurare l'overtime. Garcia "becca" Wilson in fuga, ricezione e... mancando cinque secondi uno pensa che il bravo figliuolo si getti alla disperata fuori campo per fermare il tempo e dare spazio al kicker di segnare i tre punti della vittoria. Uno pensa che colui si butti a terra chiamando un timeout o chissà cosa.
Invece? Invece il buon Cedric continua finché non lo placcano, forse gli balena nel suo cervellino atrofizzato che sarebbe il caso di fermare il tempo.
Ma il tempo è già fermo, caro Wilson. E se fosse per me saresti già nella lista dei partenti, perché di casini ne ho già abbastanza senza che anche tu mi tormenti il sonno faticoso, senza pensare che un "tipo" come te, che in saccoccia possiede fior di dollari, quando deve fare l'unica cosa per cui è pagato sbarella con il cervello e ti piazza la "castronata" che vale il suo bel punticino.
Certo, magari poi il calcio si sbagliava. Ma intanto dacci l'opportunità.
Pretendo le scuse formali, od un gesto eclatante di autopunizione.
E non mi vengano a dire che sono decisioni che si devono prendere sul filo dei secondi o dei decimi di secondo. Prendere decisione presuppone un'intelligenza.
Qui invece, solo il buio.
Dopo la sfuriata su Wilson, ci sta anche la lamentela delle troppe occasioni sprecate per dare il colpo di grazia ai Caproni: tre fumbles tre dei Rams ricoperti dai Niners nel primo tempo, di cui due nel territorio degli oroblu, qualche field goal sbagliato (mi sembra che Chandler stia facendo molto per irritare noi tifosi), una penalità per face mask di Ulbrich all'inizio dell'over time di 15 yard e tanti saluti a tutti quanti.
E poi mi trovo a parlare di un riacquisito istinto killer.
Già, istinto di autoestinzione, probabilmente.
Fortunatamente siamo all'inizio della stagione, quindi mi attendo che coach Erickson (visto che bravo, l'ho scritto giusto!) si concentri sulla... "concentrazione" che i suoi uomini devono avere nelle vicinanze della red-zone avversaria, per migliorare i deludenti risultati della passata gestione.
Direi che 11 partite vinte sia alla portata degli orocremisi, basta solo volerlo.
Altrimenti reclamerò altre teste su altri piatti d'argento.
13 Settembre 2003
Buona la prima
di
Davide Gabino
Un fatto mi attendevo dai Niners per la loro prima gara di stagione: che vincessero.
Non mi aspettavo che potessero vincere così a mani basse, quasi da denuncia per circovenzione di incapace (i Bears).
Certo non mi è mai piacuito Kordell Stewart e tutta la sua stirpe di pseudo quarterback, e il suo fiasco nelle fila di una franchigia sgangherata come i Bears odierni non fa che aumentare la mia disistima nei suoi confronti e la mia convinzione che un buon allenatore (nello specifico mi riferisco a Cower degli Steelers, ex-squadra di Stewart), è la chiave per il successo e il rendimento di giocatori che altrimenti se ne starebbero in panca.
Ma che infilasse una prestazione da insulto come quella presentata a San Francisco, non me lo sarei mai sognato (forse sì).
Certo Kordell e i limiti dei Bears hanno giocato un ruolo determinante (non si può solo vivere di Urlacher), ma non posso dimenticare le cose buone dimostrate dagli orocremisi.
Finalmente una buona difesa, di quelle asfissianti, qualche intercetto (Plummer) di cui uno addirittura riportato in meta, molto movimento del reparto che maggiormente ci potrebbe dare soddisfazioni (i linebacker), una partita come da tempo non si vedeva delle squadre speciali, field goal su field goal, ottimi punt, e, ciliegina finale, un attacco da sogno (con passaggi e corse, anche se il reparto TE è risultato preoccupantemente assente all'appello).
La preseason è stata un felice diversivo, con lo scontro virtuale tra Rattay, Dorsey e Doman, tutto bello ed interessante, come se tutti dessero per acquisita la fine del Sergente Garcia.
Ed, effettivamente, un improvviso peggioramento della sua schiena ci aveva fatto temere il peggio: sì, perché, non neghiamolo, Garcia rappresenta al meglio lo spirito dei Niners e viceversa.
In questo momento non potrei pensare alla squadra senza Garcia, troppe volte ha dimostrato di avere un cuore da autentico gladiatore, mentre altri se ne infischiavano.
E se questo succedeva sotto la gestione Mariucci, non mi attendo che di più da quella di Erikson.
Tempi di pronostici? Bene, io dico che non ci penso nemmeno al 8-8, o al 10-6. Io dico che qualunque risultato inferiore al secondo turno di playoff, anche se durante la stagione si dovesse finire 8-8 e wild card escluse, sarà un fallimento per il sottoscritto. Intendiamoci, non un fallimento per Erikson, ma per il buon York.
In teoria si cambia qualcosa o perché si é costretti a farlo oppure perché si crede che così facendo si possano ottenere risultati migliori. Ebbene il risultato migliore, escluse le gestioni Walsh e Seifert e dopo il ritiro di Young, è stato piantato lo scorso anno, e da lì, visto che a parte Mariucci e poche altre perdite il nocciolo dei Niners è intatto, si deve ripartire ed arrivare.
Da qualche parte ho già letto parole come "SuperBowl"; lo trovo un poco azzardato trattandosi della prima di campionato contro dei fetecchioni. Ma meglio della passata stagione lo pretendo!
Fortunatamente i dubbi si dissiperanno domenica nella gara contro i Rams (che spero vivamente di riuscire a vedere, perché parlare di partite di cui si è sentito solamente il sonoro o si sono lette le azioni on-line in tempo reale mi demoralizza), che hanno pure loro qualche piccolo problema, sempre che di problema si tratti, visti i risultati dello scorso anno.
Mettiamola così: i Rams stanno perdendo Warner. A causa di infortuni o traumi vari, il buon Kurt ha perso il suo spirito da "bravado", e nonostante le cifre dei Rams siano state buone contro i Giants, Warner knock-out ha significato la sconfitta.
Precauzionalmente verrà tenuto in panchina, e Martz rispolvererà, contro i Niners, il buon Bulger, che tanto bene ha fatto l'anno scorso.
Niente da dire, i Rams rimangono ancora l'Avversario per i 49ers, e l'attacco degli arieti oroblù metterà alla dura prova la difesa "nuova" dei californiani; ma non credo che ne verrà fuori una partita troppo squilibrata. I Rams mi preoccupano, ma non credo siano irraggiungibili (a rischio di essere smentito dai fatti).
Al contrario di quanto fatto vedere dai Buccaneers, della serie "dove eravamo rimasti". Veramente impressionante la loro prestazione nel primo MN: vedere gli Eagles, che mica sono gli ultimi arrivati, annichiliti in quella maniera è stato veramente preoccupante. Non so se i Niners possiedano ancora una forza d'urto tale (in teoria sì, ma solo in teoria per il momento).
Certamente in attacco, anche se Tampa ha dimostrato ancora di essere se non devastante perlomeno solida con un buon Brad Johnson in cabina di regia capace di infilare la giocata killer al momento giusto e di mangiare tanto tempo sull'orologio, sfiancando la difesa avversaria, ma non in difesa, la vera forza dei Buccaneers, martellante, asfissiante e sfiancante per qualsiasi attacco.
Erikson ha cominciato bene, Mariucci mai aveva vinto così largamente (lui preferiva fermasi per non umiliare nessuno), speriamo che qualcosa di nuovo stia accadendo in San Francisco. Le finestre forse sono state aperte.
Un ultimo appunto sulla sfida che più mi preoccupa in quest'inizio di stagione: quella contro i Lions. Va bene che si parla dei Cardinals, ma vedere Detroit che vince 42-24 esercita una certa impressione. Se poi ci mettiamo che dai tempi di Barry Sanders a Detroit non si divertivano così è ancora più impressionante. E se pensiamo che alla guida di quella franchigia scassata ci sta un certo Mariucci, non so cosa aspettarmi dal futuro.
Buon campionato.
26 Agosto 2003
E' qui la festa?
di
Davide Gabino
Scusate il ritardo, ma il carico di lavoro degli ultimi mesi è stato mica male.
Eppoi, come posso scrivere a proposito degli sfavillanti Niners quando in Italia ci sono milioni di persone tristi e (parole di un dirigente federale) affamate.
Di calcio.
Tanto che alcuni giornali riportano che i servizi segreti hanno allertato che le frange estreme del tifo potrebbero inscenare proteste incontrollabili.
Io sapevo che si protesta per la pace, per il lavoro o per tutto quello che volete voi.
Ma scendere in piazza per il calcio! Vi prego, svegliatemi dall'incubo.
Ci vorrebbe una purga generale, altro che balle.
Due bastonate a testa e tutti a lavorare. Ma forse e probabilmente, quello è il loro lavoro, e alle società va bene così. Evviva l'ultrà che tante soddisfazioni ci dà.
Ci farebbe bene a tutti, chessò, un anno tirato di sciopero dal calcio, tanto da far cadere in astinenza milioni di italiani dalla loro droga giornaliera. E forse si ricomincierebbe a pensare alle cose utili e importanti e non se il fallo di Del Piero è più evidente di quello di Vieri...
Tanto poi ci pensa il CEPU.
Droga per tutti quanti, e nemmeno gratis, anche quella la paghi, e su Sky ancora di più, ma grazie per la Fox, sono almeno dieci anni che aspetto di vedere i Simpson senza dipendere da Italia 1.
E intanto nessuno che ci porti in Italia i grandi network USA. Allora sì che mi vedreste appeso all'antenna in attesa della mia overdose domenicale di American Football.
Un momento, devo ammettere che a me il calcio non dispiace affatto, specie quando ci sono partite "importanti", ma per favore smettetela di rompere (non voi lettori ovvio, ma cosa avete capito?).
Esigo l'intervento di Cicciput, l'angelo dei soldi (del calcio). Bacia il tuo campione e dì: "Cicciput aiutami tu". Sì, adesso me lo scrivo.
Che bello, neanche abbiamo cominciato, nel senso della regular season, e già si affacciano i primi dilemmi.
Per una volta positivi, nel senso che sembra ci siano segni di risveglio dalle parti della ex-Baia Dorata.
Ammetto il ritardo, ma dopo la seconda partita ho voluto attendere la conferma della terza gara contro i Saints prima di affrontare l'argomento che più sta infiammando l'universo Niners: che si abbia vinto alla lotteria pescando quello che sembrava un sottovalutato giocatore e che si sta rivelando una bella realtà di quarterback?
Fermi tutti.
Prima di andare troppo oltre dobbiamo tener presente che di preseason si parla, come ogni anno d'altronde, e che, quindi, tutte le partite devono essere prese con il beneficio d'inventario nel valutarne l'importanza. Ma se negli altri anni non si risparmiavano critiche per prestazioni opache, questa volta non possiamo che essere soddisfatti di quello che vediamo o sentiamo.
Una dopo l'altra sono cadute Kansas City (24-6), Oakland (14-10) e New Orleans (27-12).
Il nome sulla bocca di tutti è di un certo Ken Dorsey, che sembra aver segnato le sorti di Brandon Doman per la battaglia per il posto di terzo quarterback, salvo che poi non si vadano a toccare le sorti di Tim Rattay che, sotto la pressione di Dorsey, ha inanellato prestazioni di incoraggiante solidità.
Contro i Chiefs, i due (Doman e Dorsey) si sono battagliati per il posto al sole, il primo fornendo cifre degne del miglior Steve Young, con un 10 su 11 per 101 yds, però senza né TD né intercetti, dimostrando precisione e dimestichezza nel far correre l'attacco, il secondo facendo intendere che forse non sarà il massimo della precisione, ma che probabilmente l'istinto del killer non gli difetta, portando a casa un insipido 4 su 7 per 39 yds, ma ben due TD.
Rattay è stato alla finestra, forte di un 8 su 9 per 90 yds e 1 TD.
Contro i Raiders Doman e Dorsey hanno continuato a dialogare sulla scia dei touchdown, uno a testa, ma forse quello di Dorsey ha destato maggiore eccitazione in quanto frutto di una rimonta all'ultimo quarto, con un drive spietato di 71 yds coronato dalla ricezione vincente di Stanley, che poco ha lasciato ai Razziatori neroargento.
Quindi è stato il turno dei Saints, ed è toccato a Rattay salire in cattedra per cercare di tenere lontana la minaccia Dorsey: con 12 su 13 per 147 yds e 1 TD il buon Tim ha fatto capire di essere cresciuto in questo anno da back up.
Dorsey si è limitato ad un buon 4 su 4 per 65 yds prima di fare spazio al vero protagonista della partita, Jeff Garcia.
Dopo averci fatto tanto penare per il suo "mal di schiena" Jeff ha confezionato una prestazione incoraggiante con 6 su 7 per 52 yds, dimostrando di non aver accumulato ruggine. L'importante è che sia sulla via della guarigione senza starscichi né riacutizzazioni durante la stagione regolare.
Ottimo il reparto dei ricevitori, anche se chi ha tirato la carretta contro i Saints sono stati i vari running back, che hanno messo a segno 3 TD (Salaam, Robertson e Hearst).
Owens comunque c'é.
Tra le altre belle speranze, possiamo aggiungere un certo Brandon Lloyd, WR rookie acrobatico di belle speranze, che bene aveva fatto contro i Chiefs (1 ricezione per 39 yds con relativo TD) scatenandosi contro i Saints (5 ricezioni per 81 yds e 1 TD). Comunque, nella battaglia tra i vari WR, il re rimane Owens, il principe Streets ed il principino Wilson. Per Lloyd rimane il quarto posto.
Purtroppo, contrastanti le belle speranze del reparto QB, la preseason si sta dimostrando devastante per la rosa dei Niners, come avete potuto leggere del lungo elenco presente sul sito. A tutti si aggiunge l'infortunio di Eric Johnson, pedina importante negli schemi offensivi di coach Erickson, che se ne starà fuori per almeno 10-12 settimane (prognosi confermata), per la gioia di tutti quanti. Lo stesso Erickson laconicamente afferma che nulla cambierà nei suoi piani di utilizzo degli schemi con il doppio TE (il posto di Johnson verrà preso dal veterano Jed Weaver).
Da rimarcare che il general manager Donahue ha praticamente accusato Garcia di aver lanciato la palla in ritardo e con poca velocità, permettendo al cornerback Carter di colpire (sporco, secondo coach Erickson che si augura che il placcaggio sia rivisto dalla NFL) il TE orocremisi duramente. Erickson ha subito smentito affermando che il passaggio era perfetto lasciando del tempo a Johnson di ricevere e correre. Il problema è che Johnson non si è accorto della carica del cornerback.
Quanto sia merito del nuovo allenatore di questo avvio scintillante è tutto ancora da scoprire e fortunatamente non manca molto al debutto in quel di Chicago il 7 di settembre, ma sembrerebbe che l'attacco possa vivere ancora di luce propria, sperando che la decimazione per infortuni non continui.
Inutile soffermarsi sulle statistiche. Sicuramente il taciturno Erickson cercherà di limare i problemi riguardanti i fondamentali, come il trattamento della palla (basti pensare ai 5 fumbles nella partita contro i Chiefs, anche se sono stati gli unici) e le penalità (50 yds contro i Chiefs, 77 contro i Raiders e 43 contro i Saints), dare spazio affinché i due pupilli QB si possano affrontare ad armi pari fino al momento in cui si dovrà decidere chi tenere e chi, inesorabilmente, scartare (probabilemente Doman, sempre che non si decida di tenerli tutti quanti) così come scegliere tra Hearst e Barlow per il posto di titolare nella gara contro i Bears nella posizione di halfback.
Quindi ci attende ancora una partitina contro San Diego dove sarà meglio non esporre troppo i vari titolari e cercare di recuperare più giocatori possibile per il gran inizio.
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