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3 Marzo 2004.

Il canto del cigno
di Gianluigi Piscitelli

E così ci hanno portato via anche Jeff Garcia.

Che segue a ruota Hearst, Deese e Moran, oltre a Stone e Bronson, forse.

Che si aggiunge agli 11 free agents e mezzo oltre ai quattro o cinque restricted e Peterson che si è beccato il tag.

Ma visto che tutto questo lo sapevamo già, quello che dobbiamo chiederci è se ed in che modo la partenza del caro vecchio QB n.5 cambia la vita al tifoso dei Niners.

Ebbene, la squadra, già destinata ad una triste e lunghissima annata di magra, sembra francamente prossima al baratro: se prima si dubitava del braccio del QB titolare, che comunque era salvato anche dai suoi critici più feroci per la sua agilità e per la sua innata capacità di creare dal nulla una giocata decisiva, adesso si continuerà a fare lo stesso, con il piccolo problema che Rattay non è uno "schizzo" (tributo per Nemo) e non ha praticamente alcuna esperienza (… se non come reggi–lavagne).

E allora?

E allora niente signori miei, perché l’adieu a Garcia sarà anche doloroso, triste e quant’altro, ma è il segno che finalmente i signori del piano di sopra hanno capito come si governa una squadra.

Credo, infatti, che se sei una squadra mediocre come i Forty Niners, non puoi permetterti il ganzo di buttare 10 e più milioni di dollari all’anno in un QB di 34 anni, indipendentemente dalle sue capacità.

E se hai la "sfortuna" di trovartelo hai due possibilità: fargli accettare una riduzione secca e senza fronzoli del salario (ovvero senza devastanti conversioni di salario base in bonus) oppure lo saluti.

Mi rendo conto che è piuttosto deprimente sapere sin da oggi, prima ancora che siano iniziati free agency, minicamps, draft, training camp, preseason e regular season, che la stagione prossima ventura ti vedrà totalizzare non più di quattro vittorie, però preferisco questo ad altri dieci anni di sogni spezzati, illusioni e disillusioni.

I famosi signori del piano di sopra, che tre anni fa sono riusciti a far quadrare i conti di una squadra che faceva acqua (forse si può dire latte, di questi tempi) da tutte le parti, hanno capito che la soluzione adottata in quell’occasione era solo apparentemente vincente, tant’è che ha portato la franchigia esattamente dov’era prima nel breve volgere di due anni.

Il tutto senza ovviamente vedere nemmeno col cannocchiale l’agognato Vince Lombardi Trophy.

Gli errori di fondo, in quella circostanza, sono stati due: l’erronea valutazione del talento a propria disposizione e l’erronea quadratura del bilancio, realizzata mediante la conversione del salario base in bonus.

In particolare, tre anni fa i Niners hanno premiato la splendida stagione di Garcia, dal nulla al Pro Bowl, con il sontuoso contratto di cui oggi si stanno liberando e poi, l’anno successivo – appena usciti da un’inaspettata stagione da 12-4, con sconfitta a Green Bay nei playoffs – hanno investito più di 20 milioni di dollari per mettere sotto contratto Newberry, Hearst, Beasley, Stone, Parrish, Moran e Flanigan, oltre ad una cifra che ora mi sfugge per prolungare il contratto a Bronson.

Totale dei due anni successivi: 18 vittorie, 14 sconfitte, un titolo divisionale, un’apparizione nei playoffs, con una partita memorabile ed una agghiacciante, il tutto passando per il radicale cambio del coaching staff.

E’ valsa la pena di spendere tanto?

Con il mio meraviglioso ed irritante senno di poi dico di no, se non altro perché, di tutti quei giocatori sopra menzionati, dovrebbero restare a Frisco solo Newberry (cui è stato ristrutturato il contratto), Beasley (che però è amico di Hearst ed odia Barlow, come sappiamo un po’ tutti) e forse Bronson, che ha suggellato il contratto nuovo con una stagione in infermeria ed una stagione mediocre.

E, quindi, se Donahue e Walsh avessero capito che far buttare al nostro amico York e signora tutti quei soldi non avrebbe fatto cambiare nulla (perché francamente negli ultimi due anni è successo il nulla) sarebbero successe due cose: adesso San Fran avrebbe più soldi da offrire a quei giocatori come Engelberger e Webster che probabilmente andranno via (e neanche a cifre iperboliche) e non sarebbe con l’acqua alla gola ... e, terzo, magari il nuovo stadio non continuerebbe ad essere una chimera.

Quanto al secondo errore, credo di aver ripetuto sino alla noia che la famosa conversione non risolve i problemi, ma li rinvia di poco e li rende insormontabili.

Oggi, finalmente, il Gatto e la Volpe hanno capito.

Avere Garcia a guidare l’attacco cambierebbe ben poco nell’economia della prossima stagione. Modificargli il contratto ha senso solo se gli si riduce sic et simpliciter lo stipendio. Altrimenti l’unica è tagliarlo, prendersi tra capo e collo i 10 e passa milioni di "Presidenti americani morti" (mitico Federico Buffa), affidarsi ad un giocatore inesperto, ma respirare a pieni polmoni a partire dall’anno prossimo.

Mi rendo conto che, in astratto, tagliare un giocatore come Garcia è un’aberrazione e credo che mai, da quando è stato istituito il cappio, una squadra è stata "costretta" a dare il ben servito ad un QB che è andato tre volte di seguito al Pro Bowl; d’altra parte sarebbe altrettanto erroneo ritenere che il taglio di Jeff sia in qualche modo legato al suo rendimento, innegabilmente insoddisfacente nella stagione appena conclusa.

Credo che nessuno si lasci influenzare da una sola annata storta e che su questa sola fondi il giudizio sulla effettiva validità di un giocatore, men che meno se si tratta di un QB, le cui prestazioni sono indissolubilmente legate anche a fattori indipendenti dalla propria volontà (rendimento di linea e ricevitori, in primis).

Quindi secondo me sbaglia chi ritiene che il rilascio di Jeff sia solo il frutto della convinzione di poter fare a meno di lui: il suo taglio è la mossa obbligata di una squadra con l’acqua alla gola che, forse a malincuore, cerca di salvare il bilancio e, sempre forse, crede o almeno spera che Rattay e/o Dorsey stupiscano il mondo proprio come Garcia nel 2000.

Chiuso il capitolo QB, il passo è breve verso quel signore che, con il suo ineguagliabile tatto e buongusto, ne ha dette di cotte e di crude proprio contro il suo ex compagno ora disoccupato.

Ho appreso della notizia in ritardo, peraltro in una situazione in cui non potevo manifestare apertamente tutta la mia soddisfazione per il lucro cessante di Owens e del suo buon agente (destinato ad una lunga e forzata inattività).

Ma ora sono libero di sghignazzare soddisfatto e con gusto alle sue spalle: Dio c’è e ci vede benissimo.

Messa da parte la cordiale antipatia con il n.81, la cosa più importante è che adesso i Niners guadagneranno qualcosa dalla sua cessione, esattamente come se avessero apposto su di lui il franchise tag affibbiato a Peterson.

Resta solo da appurare chi sarà l’effettivo acquirente (Philadelphia, Atlanta, Baltimore, Miami e chissà chi altro) e cosa guadagnerà Frisco; una cosa è certa, qualunque cosa arrivi saranno soldi trovati a terra, quindi c’è da essere soddisfatti.

Inutile dire, poi, che metterei la firma se questo qualcosa prendesse la forma della trentatreesima scelta di cui si è parlato lunedì: visto che TO ha impugnato la decisione della NFL di non farlo diventare free agent, si sta pensando di accontentare lui, liberandolo dal vincolo contrattuale con Frisco, e di ricompensare i Niners con una scelta supplementare tra primo e secondo giro del Draft.

La morale è che comunque vada sarà un successo.

Riguardo invece la free agency, mi sembra piuttosto evidente che i Niners saranno spettatori non paganti e che, relativamente ai loro giocatori, saranno in posizione di attesa: credo che abbiano un’offerta pronta per tutti, la questione è vedere se arriverà una proposta più allettante da un’altra parte, perché quest’ultima sarà difficilmente pareggiabile.

Quanto al resto della lega, le notizie del giorno sono lo scambio Bailey ed una seconda scelta per Portis, che tutti giudicano favorevole per Denver, ma che ritengo a sicuro appannaggio dei Redskins, se non fosse per la seconda scelta; poi c’è Payton Manning che ha rifirmato con i Colts per una cifra astronomica, con qualcosa come 30 milioni di bonus alla firma; si parla di uno scambio Galloway per Keyshawn, ma la notizia mi lascia del tutto indifferente; Miami si è stufata di Fiedler e ha preso Feeley da Philadelphia per una seconda del 2005 (questa fatico a capirla).

Ciò che invece seguo con attenzione è l’evolversi dell’affare Drew Henson, che ha finalmente capito che il baseball non è arte sua ed è tornato a giocare a football.

Sembrerebbe vincente, quindi, l’azzardo di Casserly e dei Texans di draftarlo al sesto giro dell’anno scorso, visto che la contropartita dovrebbe essere una seconda scelta nel 2005.

L’unico piccolo inconveniente è che trovare l’accordo con l’ex QB di Michigan non sarà facile: in primis, prima dell’eventuale trade Houston deve metterlo sotto contratto, ma non può offrirgli molti soldi perché ha poco spazio nel "sottotetto" per i rookies del 2003. In secundis la nuova squadra non sarà certo disposta a pagare Henson per il suo "presunto–effettivo" valore, visto che il nostro non gioca da quattro anni.

Per adesso Buffalo, Dallas, Cleveland e molti altri stanno alla finestra, hanno fatto o faranno tenere a Henson dei provini, ma un’altra delle possibilità è che non se ne faccia niente e che il nostro rientri nel Draf di aprile (per essere scelto da Frisco al n.33?!).





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