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1 Aprile 2006

Nun ve posso purgà più
di Gianluigi Piscitelli

Tra le tante novità che hanno interessato la NFL nell’ultimo periodo ho deciso di parlare di quella probabilmente meno significativa, ma secondo me meno condivisibile, cioè la decisione di limitare le "celebrazioni" in end zone.

La nuova regola non mi piace per niente, e questo indipendentemente dal fatto che non sono ancora in grado di spiegare cosa sia effettivamente vietato e cosa sia consentito, poiché il dispaccio rilasciato da A.P. contiene dei soli generici riferimenti a fattispecie concrete quali la penna di Owens ed il telefonino di Horn, già vietati due anni fa, la proposta di matrimonio ed il "put" di Chad Johnson – tra le azioni vietate – e la schiacciata sul goal post, lo spike e lo spinning della palla, il "lambeau leap" e la "riverdance" (definita l’highlight dell’anno scorso, della quale, però, non ho contezza) - tra quelle consentite.

Premesso che mentre scrivo sento "rimbombarmi" nelle orecchie uno dei brocardi di mio padre, e cioè che "lo sport è compostezza", e con la precisazione che lo condivido, tuttavia proprio non riesco a capire perché tarpare le ali all’entusiasmo ed all’inventiva dei giocatori che segnano.

La mia posizione, devo confessarlo, nasce da un estremismo di fondo, visto che sono uno dei pochi che non ha condiviso il vespaio di polemiche sorto dopo il famoso episodio della Sharpie di Terrell Owens: occasione in cui, anziché scandalizzarmi perché un giocatore si porta una penna nel calzino e dopo aver segnato autografa la palla e la regala al pubblico (recte, all’agente del difensore che lo marcava), mi sono scandalizzato delle critiche al "povero" T.O.

E, in tutta franchezza, continuo a domandarmi cosa ci sia di male a fare quello che ha fatto il nostro ex ricevitore.

Ha dimostrato di essere un "buffone"? Si, o meglio ha ulteriormente confermato di esserlo. E allora?

Non riesco configurarmi perché essere un "buffone" sia antisportivo.

Comunque, a parte questo, faccio veramente fatica a capire quali siano le motivazioni che hanno indotto la NFL, o meglio 29 dei proprietari, a porre un freno all’entusiasmo posto segnatura, e quindi, a condividere la nuova regola.

Segnare un TD e, in generale, realizzare un punto, soprattutto negli sport di squadra, oltre ad essere un evento meritevole di essere festeggiato a pieno, è un momento liberatorio, in cui ci si scarica di tensioni e preoccupazioni: perché, quindi, mettere dei paletti alla possibilità dei giocatori di esprimersi a pieno e, di conseguenza, porre un freno all’entusiasmo loro ed a quello del pubblico?

Quello che non mi piace della posizione della lega e dei proprietari (a proposito, hanno votato contro Dallas, Philadelphia e Tampa Bay) è che hanno fatto entrare in pompa magna nella NFL la censura, limitando ingiustificatamente l’inventiva e la estrosità dei giocatori, i quali si comportano in un determinato modo anche per entusiasmare e far divertire il pubblico; peraltro impedire la "spettacolarizzazione", se pur fine a se stessa, in uno sport che ha una elevata propensione a spettacolarizzare ogni suo aspetto mi sembra una posizione, prima ancora che errata, a dir poco contraddittoria.

Circa le motivazioni della regola, lascio a voi ogni commento, perché ho trovato quelle che per ora ho rinvenuto in rete non significative ed inconcludenti: secondo Schottenheimer si tratta di un atto dovuto, perché il football non è uno sport individualistico, ma di squadra; ancora, la proposta nascerebbe dalle richieste dei difensori, secondo cui le celebrazioni stanno diventando eccessive. Posizione che condivido solo se e nella misura in cui è diretta a censurare il taunting, ma mi sembra che la nuova regola vada in tutt’altra direzione; la terza motivazione di cui si da conto è che i ragazzini imitano i loro idoli anche nelle celebrazioni.

Ulteriore motivo di scetticismo e perplessità riguarda l’individuazione dei criteri di decisione sulle celebrazioni antisportive.

Non so, perché dagli articoli e dal dispaccio non si capisce, se è stato stilato un elenco tassativo di fattispecie "criminose", cosa che francamente dubito, perché la regola si presterebbe a facili aggiramenti, in virtù del principio che tutto quello che non è vietato è da ritenersi consentito: in questo caso il male sarebbe minore, perché basterebbe inventarsi qualcosa di non codificato per farla franca.

In realtà, però, non credo che esista un "codice delle celebrazioni" con tanto di indicazione specifica di quelle consentite e quelle da reprimere, e, quindi, la decisione di sanzionare o meno una celebrazione sarà rimessa alla libera interpretazione della crew arbitrale: questo potrebbe portare alle conseguenze nefande che è facile immaginare perché il giudizio sull’argomento è inevitabilmente personale, destinato quindi a variare a seconda dell’indole di ciascun arbitro e, probabilmente, anche a seconda del giocatore il cui comportamento va scrutinato (è chiaro che al primo comportamento solo sospetto di un Owens o di un Johnson scatterà il fazzoletto giallo), ed il rischi che si tramuti in puro arbitrio c’è ed è anche alto.

Ulteriore critica, direttamente connessa alla questione sull’assenza di un codice, discende dal fatto che gli arbitri saranno chiamati a valutare ed a pronunciarsi in tempi estremamente ridotti sulla legittimità o meno delle celebrazioni, e questa operazione mi sembra abbastanza difficile ed idonea a recare parecchi danni.

Resta inoltre incomprensibile, e comunque non condivido, perché mai sarebbe antisportiva una finta proposta di matrimonio ad una cheerleader, ma invece deve ritenersi tollerabile il salto tra la folla.

Parimenti fumosa la spiegazione secondo cui tutte le celebrazioni in cui non si resta in piedi sarebbero vietate (che si ricava a contrario dal fatto che la riverdance va bene perché si resta in piedi, questo, almeno, a volersi fidare di quanto ho letto in rete).

Regola sbagliata, quindi, e non posso fare a meno di chiedermi se in futuro potremo assistere a qualcosa tipo la Chicken Dance di Merton Hanks oppure alla rottura della noce di cocco, con successiva bevuta, di Alfred Pupunu: non so se debbano intendersi vietate o se i giocatori, magari per non rischiare di incorrere in una penalità in un momento decisivo della partita, inizieranno ad astenersi da simili manifestazioni di giubilo.

Giusto a titolo di cronaca, i proprietari hanno votato alcune altre modifiche regolamentari e, segnatamente:

  1. possibilità di utilizzare l’instant replay per le chiamate di down by contact;
  2. sostanziale divieto di placcare il QB sotto le ginocchia;
  3. estensione delle ipotesi di placcaggio che parte dal collo;
  4. divieto di schierarsi direttamente di fronte al centro nelle azioni di special team.

L’ultima, che pure mi lascia un po’ perplesso, è che il tempo massimo per visionare i replay è stato ridotto da 90 a 60 secondi: curquomodoquando? Qualcuno ha detto che tanto se non sei in grado di capire in novanta, è probabile che neanche 60 siano sufficienti, ma mi sembra un posizione estremamente riduttiva e, in ogni caso, proprio non riesco a capire cosa fanno di male 30, eventuali, secondi in più …

Ai posteri l’ardua sentenza.

E per inciso, ho trovato la maglietta del Popone nel derby di qualche hanno fa, pur nel suo esecrando contenuto, veramente meravigliosa.





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