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24 Maggio 2004.

Crash, Boom, Bang!!
di Gianluigi Piscitelli

Come se già la situazione attuale non fosse già pessima di suo, la sfiga, che a differenza della fortuna ci vede benissimo, ha nuovamente colpito i Niners.

L’infortunio di Rattay secondo me ha portata devastante, perché tiene lontano dal campo un QB che ha bisogno di guadagnare la fiducia propria e dei compagni e che, soprattutto, aveva bisogno di instaurare con il resto della squadra la sincronia necessaria per imparare a fare il titolare.

Per comprendere gli effetti di un infortunio patito dal QB prima o durante il training camp basta andare indietro con la memoria all’anno scorso, quando il "bulging disc" ha impedito a Jeff Garcia di lavorare con la prima squadra per buona parte di luglio ed agosto: il vistoso calo di rendimento del nostro ex titolare è stato da molti imputato proprio al fatto che Garcia non ha avuto modo di oliare i meccanismi assieme al resto dell’attacco (che era peraltro lo stesso dell’anno precedente).

Non è facile immaginare quanto la lesione adduttore farà male al povero Tim che non ha praticamente mai giocato con i titolari e che comunque avrà a che fare con dei titolari nuovi e del tutto privi di esperienza che il cappio gli ha regalato.

L’unica nota positiva (?!) della vicenda è che la preseason ci dirà qualcosa, o almeno ci fornirà indizi, su Ken Dorsey: è una magra consolazione, questo è fuori di dubbio, però non possiamo che attaccarci a questo.

Ma a parte questo, ora il problema fondamentale è capire se sia o meno il caso lasciare perdere la fiducia a Dorsey ed affidarsi, almeno temporaneamente, ad uno dei tanti veterani al momento disponibili: la lunga lista parte da Kerry Collins ed arriva a Gino Torretta o giù di lì.

Per rispondere alla domanda, in ogni caso, bisogna fare un passo indietro e chiedersi che cosa i QB veterani al momento disponibili sarebbero in grado di offrire alla squadra e di cosa al momento ha bisogno la squadra.

Cominciando dalla testa, direi che più o meno tutti i QB free agent ci consentirebbero di schierare un giocatore con almeno una partita tra i professionisti alle spalle, alcuni addirittura possono vantare un anello (alcuni da titolare, altri da reggi lavagne): il che ovviamente si traduce in una infusione di equilibrio, leadership e stabilità che per un gruppo appena assemblato e formato per lo più da giovani è come Manna scesa dal Cielo.

Sotto tale profilo, quindi, non sembrerebbero esserci dubbi sulla necessità di ingaggiare, che so io, un Jeff Blake ed affidargli le chiavi dell’attacco.

Questo semplice discorso tuttavia si complica quando si approfondisce l’attuale situazione dei Niners, che hanno sì bisogno di stabilità e fiducia, ma hanno anche bisogno che questi due elementi provengano dall’interno, ovvero da quei tre giocatori che a fine febbraio sono stati individuati quali aspiranti eredi di Montana e Young.

Come ho detto prima del Draft, infatti, la scelta della dirigenza è stata chiara: Rattay, per meriti suoi e forse per necessità, è il QB del futuro, punto. O meglio, Rattay è il QB dell’immediato futuro, nel senso che le sue qualità sono indimostrate e che il 2004 serve proprio a farci capire se sia o meno in grado di guidare i Niners a giocarsi l’anello.

Prima dell’infortunio la dirigenza aveva pronto anche il piano B, da mettere in pratica se Rattay si fosse dimostrato l’erede di Druckenmiller: visto che l’annata è persa, gettiamo nella mischia Dorsey e/o Doman, e magari anche Pickett, e vediamo che succede e quando tutto manca abbiamo sprecato un paio di settime scelte e nel 2005 ci presentiamo al Madison Square Garden con la scelta numero 1 da investire in un QB.

In buona sostanza, secondo me i Niners, finalmente consapevoli del loro valore, hanno pensato al 2004 come all’anno zero in cui darsi alla sperimentazione con lo scopo di trovare una soluzione definitiva al dilemma QB, lasciandosi aperte tre strade diverse e tutte potenzialmente idonee a risolvere la questione.

Ora che Rattay dovrà stare fermo tre o quattro mesi, tuttavia, piano A e piano B sono sostanzialmente andati alle ortiche, ma non bisogna farsi travolgere dal momento e perdere di vista l’obiettivo, cioè quello di trovare la soluzione di lungo periodo.

Così facendo non credo possano sussistere dubbi sulla inutilità di assicurarsi un QB veterano in grado di traghettare la squadra per non più di sedici partite, togliendo soldi e spazio ad un giovane, magari neanche tanto più scarso di lui.

L’unico punto debole di questo discorso è secondo me il fatto che probabilmente, anzi certamente, avere Jeff Blake piuttosto che Ken Dorsey sarebbe di maggiore aiuto per i tanti giovani a roster, poiché un veterano facilita notevolmente il processo di ambientamento e di apprendistato di un rookie.

Ma, come al solito, non si può avere tutto, ed allora meglio seguire il piano che si è scelto, che non mi sembra disprezzabile, e stare a vedere, sperando che Rattay sia in grado di scendere in campo il prima possibile.

Chiusa la dolorosa parentesi QB, vi parlerò brevemente della storia di Khiawatha Downey, offensive lineman che ha giocato in seconda divisione, non scelto al Draft pur essendo più o meno unanimemente considerato un ottimo prospetto.

Motivo? Purtroppo non la generale follia, ma il fatto che il nostro è affetto da una forma di sclerosi multipla.

Ebbene i Forty Niners sono l’unica squadra che, pur non avendolo messo sotto contratto, lo ha comunque invitato al mini camp per valutare il suo eventuale ingaggio, e ci hanno finalmente offerto qualcosa di cui andare fieri.

Se poi Downey ce la farà a giocare non lo so, soprattutto perché ignoro nella maniera più assoluta i precisi effetti della sclerosi multipla in generale e della forma, se non ho capito male non gravissima o comunque non delle più gravi, che ha colpito il ragazzo; so solo che una persona così merito rispetto ed ammirazione per i sacrifici che sopporta per realizzare il sogno diventare un giocatore di linea d’attacco nella NFL.

Con la speranza che magari tutti quelli che non hanno preso in considerazione Downey per il solo fatto che è malato si ricredano ed abbandonano quei paraocchi che hanno probabilmente nuociuto al nostro più della sua malattia.

Finito il momento di retorica, due parole su Julian Peterson prima di cambiare argomento.

JP si è beccato il tag e non solo non ha rifirmato, ma sembra difficile che lo faccia perché i Niners non hanno soldi. Confesso che le sue ultime dichiarazioni mi hanno un po’ fatto cadere le braccia: non più tardi di sei mesi diceva che beccarsi il tag era un onore, perché significa essere considerato un dei migliori cinque OLB della lega; oggi invece si lamenta dell’operato della squadra, dice di volere gli stessi soldi di Lewis ed Ulracher e chi più ne ha più ne metta.

Onestamente non so se a dicembre ci aveva preso per i fondelli o cosa, però un ruolo preponderante nel suo inevitabile holdout e nelle sue stratosferiche richieste economiche lo rivestono certamente i suoi due agenti, ovvero i fratelli Ponston.

Mi rendo conto che non posso lanciarmi in una crociata contro una categoria di professionisti che, almeno sulla carta, cerca di tutelare gli interessi del proprio cliente, tuttavia ho già detto e ribadisco che gli agenti non godono della mia simpatia.

Forse non sono peggiori di altri, però sta di fatto che di fatto che possono essere elegantemente definiti come "pesci pilota" vivendo delle percentuali dei contratti che fanno firmare ai loro assistiti (la versione meno elegante la lascio a voi).

Tornando a noi, i Ponston sono probabilmente degli ottimi agenti, se non altro perché nessuno ha voglia di negoziare con loro, e magari se un giorno dovessi dichiararmi eleggibile al Draft mi affiderei a loro, convinto che strapperanno l’offerta per me più vantaggiosa, però certe cose proprio non le reggo: che senso ha chiedere ad una squadra che ha stento ha i soldi per mettere sotto contratto i rookies 20 milioni di dollari o giù di lì di signing bonus? E poi la storia che Peterson può giocare in quattro ruoli? Francamente lo trovo solo patetico.

Ma evidentemente non sono un agente e non so cosa dico. Quello che so, tuttavia, è che una leggenda metropolitana vuole che i Redskins non abbiano scelto Kellen Winslow, ma Sean Taylor, proprio per non dover negoziare con i due fratellini, con i quali sono peraltro impegnati in una disputa relativa al sb del contratto di La Var Arrington.

E questo, ammesso che sia vero, non mi sembra tanto positivo per il loro cliente.

Speriamo bene, perché Peterson è il giocatore di maggior talento della difesa oro-rossa, ma ciononostante è meglio perderlo che staccargli un assegno da venti milioni.

Altre news sui Niners mancano, parliamo quindi di play offs NBA, visto che non ho ancora salutato il nostro nuovo autore.

Premesso che ne capisco davvero poco e che quest’anno ho visto spiccioli di gara tre di LA contro SA ed i tre overtimes di NJ contro DET, come ho già scritto nel forum mi piace la novità della finestra sul basket e mi piace il suo contenuto.

Forse centra poco con la NFL e sarebbe meglio parlare solo di football, però questo si può fare e quindi va benissimo così.

E allora visto che Fab O’Back si lancia nei pronostici più sfrenati, provo anch’io a dirvi che tra Minnesota e Los Angeles (al momento sull’1 a 1) sarà molto più tirata di quanto molti si aspettano e che alla fine prevarrà chi ha più fame. Se il maestro zen riuscirà a tenere concentrati e cattivi i suoi come contro San Antonio per Key Gee e soci sarà dura, questo è certo, ma il se di cui opra è davvero un big if. In ogni caso il rendimento di LA è in linea di massima legato a quello dei comprimari, ovvero tutti quelli che non si chiamano Bryant, O’Neal, Malone e Payton: Fish (for Pres’, come dice Ed Norton), George, Medvedenko e Rush non devono fare cose eccelse, ma qualcosa si, altrimenti son dolori. Quanto ai T – Wolves, hanno il grosso problema dell’infortunio alla schiena di Sam – I am – Cassell (che non ha giocato in gara due), ma sono certamente più squadra dei loro avversari e, soprattutto, dopo aver capito poco e niente su come fermare The Diesel in gara 1, in gara due, anche con il ricorso sistematico al "hack a shaq", sono riusciti a sbrigare la pratica con successo. E in questo gran parte del merito va Michael Olowokandi che ha fatto un duro lavoro in entrambe le partite. Concludendo, anche per scaramanzia vi dico Minnesota in 7 partite, precisando che la gara chiave è la numero 3 allo Staples.

Dall’altra parte brancolo più o meno nel buio, perché non conosco bene né Indiana, né Detroit. Vi confesso che però quei ragazzacci dei Pistons mi intrigano parecchio, con un occhio di riguardo per l’enigmatico Rasheed Wallace, che ha vinto la lotteria ad andare via da Portland, per di più tornando a casa via Atlanta. Come credo abbia dimostrato gara 1 sarà una dura lotta tra difese di livello eccelso ed alla fine, proprio come è successo sabato notte, l’ultima parola potrebbe dirla il solito immenso Reggie Miller.

In finale si vedrà, certo è che uno tra e Fab avremo azzeccato le finaliste visto che abbiamo scelto squadre diverse.

La verità è che i "miei" Lakers sono piuttosto irritanti, quasi mi spingono a tifare contro e sarei proprio contento se vincesse Kevin Garnett (senza di lui dove sarebbero tutti i liceali da Kobe Bryant a Lebron James ??) oppure Reggie Miller.

Chiusa anche la parentesi NBA, torniamo a parlare di football, per la (richiesta) panoramica sulla lega.

Cominciando per ospitalità dai Packers, che probabilmente diranno addio al loro migliore CB, Mike McKenzie, che si sta mangiando le mani per il contratto firmato un paio di anni fa viste le cifre astronomiche incassate dai suoi colleghi free agents di quest’anno. Fortuna per i Packers che hanno scelto due CBs ai primi due giri, ma basterà?

Restando nella tundra sono in avanzata fase di stallo le trattative che dovrebbero portare Couch nel Wisconsin: credo che l’accordo di massima con i Browns ci sia, il solo problema è che l’ex prima scelta assoluta non ha capito che non ci sono posti da titolare disponibili e che andare a fare la riserva di Favre è quanto di meglio possa esserci (lavori poco, guadagni molto, impari da una leggenda). Fossi in Couch andrei a Green Bay di corsa (grande linea, grande RB, discreti ricevitori emergenti, posto ideale – non per viverci, ovvio – buoni allenatori), ma se poi Favre gioca altri tre anni, il nostro si potrebbe ritrovare a 29 anni senza né arte né parte.

Cleveland, invece, ha risolto il problema Northcutt: l’ex seconda scelta ha un agente più distratto di quello di TO, che si è dimenticato di esercitare la clausola contrattuale per farlo diventare free agent, e si è visto costretto a rimanere con i Browns per altri tre anni con uno stipendio piuttosto basso. Ha chiesto di essere ceduto, ha minacciato di non giocare e compagnia, alla fine ha trovato un accordo triennale più vantaggioso.

Parliamo invece di QB, perché l’odissea di Collins sembra essere vicina alla fine: avrebbe trovato un accordo con i Raiders, che a questo punto taglierebbero Rich Gannon dopo il primo giugno.

Restano ancora senza squadra, tra gli altri, Warner (sarà tagliato, potrebbe andare a NY), Blake, Stewart (anima in pena), Damon Huard e Chris Redman.

Infine dopo una serie di ripensamenti ed un rapido calcolo, Shannon Sharpe, mitico TE di Denver, numero uno nella storia per ricezioni, yards e tds, si è ritirato: la CBS gli ha offerto un contratto annuale da un milione di dollari e lui ha preso anche questa palla al volo (avrebbe guadagnato sensibilmente di meno ai Broncos). Per la cronaca Sostituisce Deion Sanders (che voleva due milioni). Secondo me ha fatto bene, però non posso che adirarmi con la CBS che ci priva di un grandissimo giocatore, anche se come commentatore già se ne parla benissimo (magra consolazione, noi abbiamo Leopizzi …).

Altre notizie rilevanti non ce ne sono, se non una cosuccia di scarso rilievo riportata da Sportsline: tale Jerry Rice, ricevitore in forza agli Oakland Raiders, potrebbe aver deciso di attraversare la baia per chiudere la carriera facendo da mentore a Brandon Lloyd e Rashaun Woods.

Allo stato siamo solo a livello di rumores, però è già la seconda volta che ne sento parlare e la fantasia si è già messa in moto.





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