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25 Maggio 2004.

NFL Draft 2004 – Volume 1.
di Gianluigi Piscitelli

L’anno scorso dopo il Draft ho scritto un mare di parole, piuttosto tediose tra l’altro.

Visto che anche la prima bozza di questo articolo si è rivelata un mare magnum, allora lo divido in blocchi, con la speranza che risulti più godibile.

Per cominciare non posso fare a meno di ricordare a tutti che giovedì 22 aprile 2004 è morto Pat Tillman, ex giocatore dei Cardinals e dei Sun Devils di Arizona State, arruolatosi da volontario nei Ranger e distaccato in Afghanistan.

Il rischio di apparire retorico c’è, ma lo corro volentieri, perché la vicenda di Tillman merita di essere ricordata: non credo non ci si possa commuovere di fronte ad un ragazzo di 27 anni che, appena tornato dal viaggio di nozze, decide di dire no grazie ai 4 milioni che i Cardinals volevano dargli perché sentiva il bisogno di servire la Patria.

Poi si potrà pensare tutto quello che volete sulla necessità o meno di andare in Afghanistan ed Iraq, ma non credo sia questa la sede opportuna per parlarne: conta solo il sacrificio di un uomo che ha deciso di percorrere la strada più tortuosa perché si sentiva in dovere di farlo e, per questo, ha messo da parte gli agi che un contratto milionario con una squadra della NFL portano con se per andare a farsi ammazzare in un inferno.

A lui è stato dedicato il minuto di silenzio prima dell’inizio del Draft lo scorso 24 aprile, a lui dedico l’inizio del mio articolo.

Draft quindi, e Niners che portano a casa dieci nuovi giocatori grazie ad alcune abili e rischiose manovre di Donahue (e Walsh ?), il quale ha fatto tre scambi indietro (due al primo giro ed uno al quarto) ed uno in avanti (sempre al quarto), per assicurarsi il maggior numero possibile di scelte e per riuscire a perseguire il suo obiettivo di venti giocatori selezionati tra quest’anno e l’anno prossimo.

Di voti, come avrete probabilmente letto in parecchi articoli sulla rete, è il caso di parlarne tra qualche anno, vale solo la pena dire che sulla carta i Niners hanno fatto quello che dovevano: ricevitore alto e robusto al primo giro, linea e secondaria al secondo, ancora ricevitore al terzo, poi difesa e special team il secondo giorno, con ancora un tentativo di pescare al settimo giro una gemma nel QB da Washignton Cody Pickett.

Secondo me non dobbiamo farci abbindolare da quello che leggeremo di qui all’inizio della stagione regolare sulla precisione delle tracce di Woods, sulla esplosività di Hamilton, sul potenziale di Smiley e così via: in realtà non dobbiamo aspettarci che una squadra che fino al 23 aprile sembrava destinata a racimolare non più di quattro o cinque vittorie, grazie all’arrivo di dieci nuove leve, colmi le lacune che la separano da Seattle, Saint Louis ed Arizona.

I rookies devono lavorare parecchio, devono andare al camp in tempo senza perdere troppo tempo a negoziare (anche perché gli agenti sanno che soldi non ce ne sono ed ampi margini di trattativa nemmeno) e cominciare a far intravedere di saper giocare a football: teniamo i piedi per terra, quindi, ed auguriamoci che Donahue abbia visto giusto.

A parte questo, direi che la chiave del successo di questo Draft, oltre al rendimento di Woods e Smiley – se non altro perché vanno a sostituire due a scelta tra Owens, Streets, Stone e Deese – saranno Shawntae Spencer e di Isaac Saiopaga: il CB seconda scelta da Pittsburgh non è stato invitato alla combine di Indianapolis e si porta dietro la fama di mediocre placcatore. Il motivo della sua scelta tanto in alto è da ricercarsi nell’altezza (6-1 in un Draft in cui pochi CB raggiungevano i sei piedi) e nei suoi brillanti tempi sulle 40 yards (4 e 40 basso).

Mi auguro tuttavia che Spencer sia qualcosa di più di un giocatore alto e veloce, vista l’irrilevanza (almeno parziale) delle misure quando si tratta di difendere contro Randy Moss o Terrell Owens.

Di certo un CB alto fa sempre comodo e di certo la secondaria aveva bisogno di rinforzi, ora il suo compito sarà quello di guadagnarsi il diritto di stare in campo il più a lungo possibile come nickel back titolare.

Quanto al samoano di Pago Pago, che si allena tagliando tronchi, è probabilmente finito al quarto giro perché ha problemi a controllare il peso.

Sarà, però un giocatore tanto grosso in una linea piccola – quasi sottodimensionata - come quella dei Niners fa solo piacere. Il suo rendimento è importante perché deve rimpiazzare B. Young, al suo ultimo anno con la squadra: la difficoltà sta ovviamente nel dover emulare non certo i numeri totalizzati dal n.97 negli ultimi tre o quattro anni, ma nel dover rappresentare il perno della difesa contro le corse e, all’occorrenza, il pass–rusher interno che il prodotto di Notre Dame era all’inizio della carriera.

Perché sono loro le scelte chiave? Perché sono difensori ed i Niners versione 2004-2006 legheranno le loro possibilità di portare a casa qualche vittoria al rendimento della difesa.

In ogni caso, ho scelto di impelagarmi nella individuazione delle scelte chiave e quindi ho optato per una soluzione non troppo banale (excusatio non petita …?). Certo poi se Woods è solo capace di pescare carpe nell’Oklahoma e Smiley è un uomo di linea alla Frank Pollack o Tim Hanshaw saremo inguaiati, ma a quel punto comunque chiederemo alla difesa di vincere le partite …

Concludendo, quindi, i Niners hanno orchestrato un draft che mi sembra prima facie positivo: hanno letto molto bene l’andamento del primo giro, scendendo di quindici posti e riuscendo comunque ad assicurarsi il loro uomo e due scelte supplementari, hanno preso solo un apparente rischio (Spencer, preso grazie alla seconda scelta di Phila) e, soprattutto, mi sembra che abbiano svolto il compitino in modo più che esaustivo.

Gran parte delle altre squadre, invece, è apparentemente uscita di senno: se questo sia stato per loro un bene oppure un male lo scopriremo tra il consueto x numero di anni.

Ma questa è un’altra storia, e per adesso può bastare.







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