Dopo i consueti sette mesi di attesa, finalmente siamo alle porte di una nuova stagione NFL.
E siccome tutti sappiamo che i Niners difficilmente racimoleranno più di quattro vittorie e che il fatto di saperlo già da ora lenisce il dolore solo parzialmente, l’unico evento lieto dell’ultima settimana riguarda il ritorno sulle scene di Deion Sanders.
Prime Time, o ciò che ne resta, si è ritirato dal suo ritiro attirato dalle lusinghe dei Baltimore Ravens che gli hanno offerto un milione e mezzo di buoni motivi per tornare a giocare.
Svolgerà un ruolo da protagonista nella eccelsa difesa dei Ravens? Avrà un impatto sulla loro stagione? Sarà in grado di spostare gli equilibri nella AFC? Onestamente credo di no, dall’alto dei suoi 37 anni, degli ultimi tre di inattività, dei risultati ottenuti nella sua ultima stagione (2000 con i Redskins) a causa dell’infortunio al ditone ed anche perché, almeno per adesso, sarà il quinto CB nella depth chart.
Però Deion è Deion.
Forse sarò l’unico al di qua dell’Atlantico a cui freghi qualcosa del suo rientro, forse sarò l’unico a difenderlo dopo che T.O. lo avrà bruciato durante Baltimore – Philadelphia (ma se succedesse il contrario?), forse sarò l’unico a negare che lui non sappia placcare (ma, come ha detto Deion stesso, qualcuno lo ha mai visto mancare un placcaggio?), ma non posso farci niente: quando ho iniziato a seguire il football lui era il giocatore più elettrizzante della lega e, giocando per la mia squadra, è automaticamente diventato il mio idolo senza tempo; il solo fatto che abbia deciso di parlare di lui prima dei Niners è altamente indicativo dei miei sentimenti nei confronti del più amato/odiato CB degli ultimi dieci anni.
I Ravens lo hanno preso per dare profondità al reparto, augurandosi che gli siano rimaste l’esplosività, la velocità e l’istintività di quando si faceva chiamare Neon, di quando era in grado di giocare nello stesso giorno nella NFL ed in MLB, di quando nella stessa settimana segnava un touchdown e realizzava un fuoricampo (e su questi ultimi due dati vi prego di fermarvi un attimo a ragionare).
E’ una scommessa persa?
Probabilmente, ma il rischio andava corso ugualmente.
Passiamo ai Niners sui quali sarò breve e ripetitivo.
La preaseason serve sostanzialmente a poco, a noi è servita quale ulteriore riprova che la nostra linea difensiva sarà fonte di infiniti dolori: Oakland, Chicago, Minnesota e San Diego ci hanno torturato sia per terra che per aria, dimostrando l’incapacità di generare pressione e di arginare le corse del nostro front four.
La miglior prova di quanto sopra è fornita dai ritocchi di cui è stato oggetto il roster lunedì e martedì, ovvero subito dopo i tagli finali, con la sostituzione di tre uomini di linea con "scarti" delle altre squadre.
In buona sostanza, dopo i titolari, che per i motivi più disparati non danno idonee garanzie (infortuni, età, stazza, solitudine) c’è il niente, o meglio tre rattoppi e Whiting che ha passato la primavera e l’estate a curarsi la spalla (a proposito, Donahue ha strappato a Philadelphia una scelta variabile tra la quinta e la settima a seconda del numero di partite che Brandon salterà).
Ed il gigante da Pago Pago? Injured riserve, a causa di una schiena malandata che non fa ben sperare per il futuro.
Conseguenze: LB e CB sono abbandonati a loro stessi con effetti che è facile immaginare. Prima o poi il ricevitore li batterà, non si possono tappare tutti i buchi, e così via: ho l’impressione che vedremo una buona dozzina di partite come quella con Minnesota o Cincinnati dell’anno scorso.
La consolazione è che tutto questo lo sapevamo, la preghiera è di non iniziare a recriminare perché ad aprile ci siamo lasciati scappare Wilfork o Smith per prendere un ricevitore: sul punto, infatti, basta ricordare da un lato che WR e DL erano due bisogni primari, dall’altro che il Draft appena passato era zeppo di potenziali ricevitori di talento e che quindi conveniva inequivocabilmente sceglierne uno e rimandare la scelta del DL all’anno prossimo.
Poi se Woods è un brocco tutto il discorso salta, ma siamo ai castelli in aria, quindi è inutile parlarne.
L’attacco, invece, mi da molta maggiore fiducia.
Tanto per cominciare è un reparto che ha margini di miglioramento di gran lunga superiori rispetto alla difesa: questo farà si che all’inizio si pagherà l’inesperienza dei nuovi titolari, ma credo che dopo un po’ Rattay e soci supereranno gli inevitabili imbarazzi iniziali e diventeranno un reparto abbastanza temibile.
Un ruolo chiave nella crescita dell’attacco lo svolgerà la linea e, in questo caso, il discorso cambia radicalmente rispetto a quanto detto in precedenza per la difesa: Newberry è al comando di un’unità ben assemblata ed abbastanza ricca di talento, che dovrebbe far dormire sonni tranquilli al nostro giovane QB titolare. Magari soffrirà la marea di blitz cui sarà inizialmente sottoposta, ma poi prenderà le dovute contromisure e sarà in grado di dare al reparto la necessaria stabilità.
La conclusione, comunque, è che non posso fare altro che associarmi a chi dipinge San Fran come la trentesima potenza della NFL, davanti solo ai derelitti Cardinals e Chargers, destinata, come detto, a non più di quattro vittorie.
Quanto al resto del mondo, invece, parliamo, anche se con ritardo, di alcuni degli assenti illustri della prossima stagione.
Primo tra tutti nessun altro se non l’enigmatico Ricky Williams che ha giocato un brutto tiro ai Dolphins annunciando il proprio ritiro ad inizio agosto.
Non so perché l’ex Heisman abbia deciso di appendere il casco al chiodo a soli 27 anni, certo è singolare che la sua decisione sia arrivata poco dopo la notizia della imminente pubblicazione di un libro di Robert Smith, ex RB dei Vikings ritiratosi anche lui giovanissimo nel 2000.
Singolare perché le similitudini tra i due potrebbero essere davvero tante: entrambi giovani, con ancora parecchi anni di sicuro successo e sicuri guadagni, entrambi RB, entrambi particolari ad approcciare alla NFL in modo probabilmente non convenzionale: Smith, ad esempio, si era annoiato di tutti quegli allenamenti, di visionare cassette, di avere a che fare con giovani tanto talentuosi quanto estrosi. Di Williams so meno, anche perché non ha ancora scritto nessun libro, però credo che l’ex Dolphin abbia in comune con Smith la passione per qualcos’altro rispetto al football e probabilmente il sopravvenuto disamore per il mondo NFL.
Il fatto che entrambi fossero RB e che prima di loro anche Walter Payton e Barry Sanders si siano ritirati all’apice del successo, se non prima, mi fa forse credere che arrivati ad un certo punto questi ragazzi facciano due conti e concludano che non vale la pena di prendere ogni domenica una marea di mazzate in cambio di una manciata di milioni di dollari e che nella vita c’è parecchio altro da fare più utile di correre con una palla ovale (Smith, ad esempio, voleva fare l’infermiere).
Poi magari l’anno prossimo Williams tornerà sui suoi passi, consigliato da Al Davis, e ne parleremo come un ragazzaccio capriccioso, immaturo e viziato, ma per adesso so solo che non riesco a capire come si possa decidere di abbandonare il football senza apparentemente alcun valido motivo.
Dal punto di vista di Miami, comunque, la cosa peggiore è che il ritiro di Williams è avvenuto poco dopo che Eddie Gorge, tagliato dai Titans, prendesse la via di Dallas e che Tennessee si assicurasse Antowain Smith, dal momento che i delfini si sono ritrovati senza RB titolare in un momento in cui il mercato non offriva alcun valido rimpiazzo.
Come se non bastasse, pochi giorni dopo la tegola Williams, come se non bastasse, il ginocchio di David Boston ha fatto crack, costringendo Miami a spedire il promettente DE Ogunleye a Chicago in cambio di Marty Booker ed una terza scelta.
Morale della favola i Dolphins, che intanto hanno preso dai Rams Lamar Gordon, hanno visto scemare le già poche, secondo alcuni, possibilità di essere competitivi nel breve volgere di una settimana.
Altra squadra falcidiata è stata Saint Louis, avendo perso Wohlabaugh e Turley per tutta la stagione: ora la linea d’attacco è monca e questo non è un bene se il QB non è mobile, un RB non sprizza salute ormai da alcuni anni e l’altro è un rookie.
Passiamo poi agli Eagles, una delle più serie candidate al Super Bowl nella NFC, che hanno tuttavia perso il loro miglior RB Correll Buckhalter e che sono rimasti con il solo piccolo Brian Westbrook a reggere il peso dell’attacco terrestre. Non bene, anche se la linea è buona e l’aggiunta di TO all’abulico corpo di ricevitori dovrebbe indurre le difese avversarie a concentrarsi soprattutto sul gioco aereo.
Pittsburgh, invece, contava di poter tornare ad avere una linea competitiva per risollevare il moribondo gioco di corse, ma ora dovrà fare a meno della guardia Kendall Simmons: il lato destro adesso mi sembra davvero deboluccio e potrebbe creare parecchi problemi.
Ad Atlanta, invece, il rookie De Angelo Hall, dopo aver scelto un numero di maglia piuttosto impegnativo, aveva mostrato di essere un giocatore di sicuro talento. Per vederlo dovremo tuttavia attendere un paio di mesi.
Attesa analoga per vedere in campo il presunto trio delle meraviglie di Arizona, visto che Anquan Boldin si è bloccato in preseason.
Menzione a parte per Mike McKenzie dei Packers che è in holdout ormai da parecchi mesi: vuole essere ceduto perché il suo contratto da 17 milioni siglato un paio di anni fa non è adeguato a quelli strappati dai suoi colleghi free agents la primavera scorsa. Secondaria affidata a Hawthorne fino a quando il rookie Carroll non sarà pronto (Alessandro credo che per ora siano dolori).
Chiudo la NFL con i pronostici:
AFC West: New England, Buffalo, NY Jets, Miami.
AFC North: Baltimore, Cincinnati, Pittsburgh, Cleveland.
AFC South: Indianapolis, Tennessee, Houston, Jacksonville.
AFC East: Kansas City, Denver, Oakland, San Diego.
NFC West: Philadelphia, Washington, Dallas, NY Giants.
NFC North: Minnesota, Green Bay, Detroit, Chicago.
NFC South: New Orleans, Carolina, Tampa Bay, Atlanta.
NFC West: Seattle, Saint Louis, San Francisco, Arizona.
Wild Cards: KC b. CIN; BAL b. DEN; PHI b. CAR; NO b. GB.
Divisionals: NE b. BAL; IND b. KC ; MIN b. NO ; SEA b. PHI.
Conference Finals: NE b. IND; MIN b. SEA.
XXXIX Super Bowl: New England b. Minnesota 35–28 (con buona pace di chi crede che i Patriots non si ripeteranno perché Brady si è fidanzato con l’ex Coyote Ugly Bridget Moynahan).
Con la precisazione che quest’anno me le sono giocate e con il ricavato compro un biglietto per Jacksonville.
Infine, consentitemi di aprire una finestra sul mondo NCAA ed in particolare sugli Oregon State Beavers: sconfitta 22 – 21 in doppio overtime contro LSU (l’anno scorso n. 1 secondo l’AP) dopo che il kicker sbaglia tre extra points (tra cui quello del pareggio), ma primo intercetto stagionale per lo Strong Safety n. 24, Sabby Piscitelli.
Go Sabby!