La storia dello scandalo BALCO è stata, ed è tuttora, una delle pagine più misteriose ed intricate dello sport americano. I personaggi sono tanti: gli atleti in cerca di maggior potenza muscolare, i profittatori, i manager, gli avvocati, le coperture in alto loco.
Ma andiamo per ordine.
BALCO, come è facile intuire, non è un nome di persona ma una sigla che sta Burlingame Bay Area Laboratory Co-Operative , il cui responsabile ed ideatore è un certo Victor Conte.
Ma che ha o ha avuto a che spartire Conte con i giocatori professionisti dello sport americano e soprattutto chi è Victor Conte?
Cerchiamo di ricostruirne la storia, e da dove è cominciata.
A fine della stagione 2000, un giocatore professionista di baseball, Barry Bonds, poteva ritenersi molto soddisfatto: aveva messo a segno ben 49 home run, il massimo nella sua carriera.
Ma c’era un problema, Bonds non era più giovanissimo e non poteva contare su molte altre stagioni ad alto livello, e soprattutto c’era un contratto in scadenza con la propria squadra.
Bonds, allora, cominciò a lavorare duramente in palestra per migliorare la sua potenza muscolare insieme ad un suo amico d’infanzia, Greg Anderson.
 |
Barry Bonds-
Foto di
Michael Macor |
Dopo qualche mese di duro lavoro, divenne evidente a Bonds e ad Anderson che il lavoro in palestra, per quanto duro, non sarebbe stato sufficiente.
Ad Anderson venne in mente di chiedere aiuto a Victor Conte, una specie di scienziato fai-da-te che era salito alla luci della ribalta negli ultimi tempi come guru della preparazione atletica e della "integrazione" alimentare.
Conte affermava di poter migliorare le prestazioni di qualsiasi atleta, attraverso una serie di analisi del sangue "non convenzionali" che lo indirizzavano su come fornire all’atleta un programma di alimentazione controllata, con particolari integratori, e di potenziamento muscolare.
I risultati si videro nella stagione 2001, quando Bonds, grazie agli aiuti del suo amico Anderson e a quelli di Conte, e a quasi venti chili di muscoli in più, mise a segno la bellezza di 73 home run, battendo uno dei records più prestigiosi nella storia delle major leagues di baseball.
Una prestazione del genere convinse i Giants ad accordargli un contratto stratosferico: 90 milioni di dollari per 5 anni.
Ma dopo poco iniziarono le prime voci……
Ma torniamo a Conte. Chi è realmente?
E’ una specie di miscela tra un guru, un manager, un ex-sportivo ed un fan sfegatato. E’ riuscito a mettere in piedi una struttura con laboratori avveniristici, la BALCO appunto, in grado di fornire supporto agli atleti: da esami clinici a programmi personalizzati di allenamento, a integratori alimentari personalizzati.
Il prodotto più noto della BALCO era lo ZMA, un popolare integratore di zinco e magnesio.
Ma da dove arriva Victor Conte?
Conte ha passato la sua giovinezza a Fresno, dove, al junior college, praticava con assiduità l’atletica leggera.
Lasciata la scuola si era dato alla musica, suonando in vari locali e giungendo, all’apice della carriera, a suonare per la Oakland funk band Tower of Power.
Successivamente, compresa l’importanza della preparazione atletica e del potenziamento muscolare per gli atleti professionisti, e, soprattutto, viste le ampie prospettive di guadagno, si gettò nel campo della integrazione alimentare.
 |
Victor Conte
Foto di
Paul sakuma
per Associated Press |
La sua ottima parlantina, l’ottima memoria fotografica e una innata capacità comunicativa, gli consentirono di creare ed ampliare una rete di conoscenze che lo portarono nel giro degli atleti olimpici.
Conte puntò su quelli meno noti, in cerca di una vera consacrazione.
Era il 1988, quando Conte sponsorizzò un certo numero di atleti, fornendo loro gratuitamente anche lo ZMA e vari altri integratori, oltre a programmi di allenamento personalizzati.
Il gruppo venne chiamato "BALCO olimpians" e andò alle olimpiadi di Seoul. Al gruppo si aggiunse anche il guru in persona.
Dalle parole di un olimpionico di tiro di Seoul: "tutti gli parlavano, volevano qualcosa, si accordavano su qualcosa con lui. Era il più simpatico figlio di puttana che avessi mai incontrato".
Ma Victor Conte ancora non aveva accesso al "giro grosso", quello delle leghe di professionismo americano, dove girano soldi, tanti soldi.
Non era ancora il momento giusto.
L’occasione arrivò nell’estate del 1996 quando Randy Huntington, ex-allenatore olimpico, ora personal trainer di vari atleti, volle inviargli Bill Romanowski.
Romanowski, ottimo linebacker, aveva giocato dal 1988 al 1993 con i Niners, poi nel 94 e 95 con Philadelphia. Nell’estate del 1996 era in procinto di andare a Denver da coach Shannahan. Sentiva, dopo sette stagioni NFL, di aver bisogno di qualcosa di rivitalizzante.
Per Victor Conte quello era il cliente ideale: ottimo atleta, di alto profilo, pronto a esplorare nuovi modi di migliorare le proprie prestazioni. In più gli forniva un ottimo aggancio con il mondo NFL
Stando ai verbali della commissione di inchiesta del 1999, in quel periodo Romanowski ricevette dalla BALCO ben più di analisi e programmi di allenamento, ma ben congegnati preparati di GH (growth hormone o ormone della crescita).
I benefici della sostanza dopante, ai dosaggi somministrati a Romanowski, gli avrebbero fornito una maggiore energia e potenza muscolare. Essendo, a quei tempi, una sostanza difficile da dosare e con test non perfettamente in grado di distinguere l’ormone normalmente prodotto dall’organismo da quello somministrato, e non essendoci prove inconfutabili contro Romanowski e Conte, il procedimento venne archiviato.
Conte, ovviamente, ha sempre negato di aver fornito qualsivoglia sostanza, se non il famoso ZMA.
Soltanto in seguito si è appreso che la fonte originaria che fornì la testimonianza fondamentale dell’utilizzo della sostanza dopante era la moglie di Romanowski, giustamente preoccupata per la salute del marito.
Ma nel frattempo Conte aveva ottenuto ciò a cui aveva sempre aspirato: l’accesso al giro dei grandi sport professionistici. Da allora i suoi clienti continuarono ad aumentare.
Attraverso Romanowski, conobbe ed ebbe come clienti giocatori dei Broncos e dei Dolphins.
A proposito di questi ultimi, una ispezione della polizia nel quartier generale della BALCO, scoprì che nell’ufficio di Conte c’era un’intera parete ricoperta da foto, magliette e autografi di quasi tutti i componenti della squadra di Miami.
Attraverso Randy Huntington, personal trainer di Romanowski, Conte conobbe Remi Korchemny, uno sprinter di origine russa ora divenuto preparatore ed allenatore di velocisti olimpionici.
Korchemny lo introdusse nel mondo dei velocisti di livello mondiale e gli fece conoscere il velocista inglese Dwain Chambers.
Nel frattempo Conte e Korchemny erano divenuti assidui collaboratori, tanto da fondare lo ZMA track club che serviva come strumento commerciale per "agganciare" gli atleti e che poteva annoverare tra le sue fila anche atleti del calibro di Marion Jones e Tim Montgomery
Ma il colpo grosso doveva ancora arrivare.
Era il 2000 quando Greg Anderson gli presentò il giocatore di baseball Barry Bonds.
Anderson era un amico di infanzia di Bonds ed aveva sempre sognato di essere un giocatore di baseball professionista, ma la mancanza di talento lo aveva costretto a scegliere un’altra strada.
Aveva deciso di diventare un esperto nel campo della preparazione atletica e nello sviluppo delle masse muscolari ed era divenuta la sua occupazione e la sua passione.
Aveva aperto una palestra, guarda caso a meno di 100 metri dalla BALCO, iniziando, contemporaneamente, la sua attività di personal trainer.
La sua clientela era costituita prevalentemente da body builders, ma anche da atleti delle high schools.
Anche Anderson fece il suo salto di qualità quando iniziò ad avere tra i suoi clienti Barry Bonds.
Attraveso Bonds, Anderson ebbe accesso ai campi di allenamento dei Giants ed ebbe occasione di conoscere, tra gli altri, Benito Santiago, Bobby Estalella, e Armando Rios.
Bonds condusse Anderson anche in un tour invernale in Giappone dove ebbe modo di instaurare rapporti di lavoro anche con giocatori degli Yankees e di Minnesota.
Come detto in precedenza, Bonds venne presentato a Conte nel 2000. Il risultato di quell’incontro fu un programma di allenamento e supplementazione alimentare di un anno.
Intervistato dalla rivista Muscle & Fitness, Bonds dichiarò di essere andato alla BALCO per effettuare alcune analisi e per avere un programma di allenamento personalizzato. Conte in quell’occasione dichiarò che Bonds avrebbe dovuto assumere vari integratori nel corso della giornata, incluse tre compresse di ZMA prima di dormire.
Poi arrivò l’anno del contratto. Il momento nel quale le belle prestazioni ti portano soldi a palate.
Bonds inizia la sua stagione: ecco il lancio……valido……Bonds colpisce la palla.
La pallina vola per più di 130 metri, sorvola lo steccato di recinzione del campo. E’ il più classico degli home run.
Da quel momento in poi Bonds sarà una valanga di home run, uno più lungo e più devastante dell’altro.
Da quel momento in poi negli stadi in cui gioca Bonds ci sarà sempre il tutto esaurito, anche quelli in cui si faceva fatica a riempire i posti migliori. E gli spettatori volevano solo lui. Quando, a punteggio acquisito, diventava chiaro che sarebbe stato lasciato a riposo, lo stadio si svuotava.
Tutto a vantaggio del gioco.
Si, ma il gioco di chi?
"E’ un grande, fa delle cose impensabili per un giocatore di 37 anni" dichiarava, tra lo stupito e l’ammirato, il suo compagno di squadra Shawon Dunston.
Il commento di Dunston avveniva proprio la sera del 70° home run di Bonds. Un colpo di una rara potenza, che aveva scagliato quella povera palla a quasi 150 metri di distanza. Tutti commentavano la potenza del colpo, la velocità della palla, il fisico muscoloso di Bonds.
Già, il punto era proprio quello.
Il fisico di Bonds, lo sviluppo muscolare.
Quando, nel 1986, Bonds fece il suo ingresso nella lega professionistica era alto 1 metro e 85 e pesava poco meno di 84 chili.
Alla fine della stagione 2001 era alto 1.89 e pesava quasi 105 chili. Tutti muscoli.
Un miracolo.
Era diventato una specie di linebacker con l’uniforme di un giocatore di baseball.
Il 5 ottobre del 2001 fissò il nuovo record di home run battuti in una singola stagione, superando il record di Mark McGwire di tre anni prima. Davanti ad un tutto esaurito da 42.000 persone Bonds ringraziò il pubblico e tutti i suoi amici, compreso Anderson.
Bonds terminò la stagione con 73 home run e i Giants gli accordarono un rinnovo di contratto di 90 milioni di dollari per 5 anni. Ben di più dei 22 milioni per tre anni del precedente contratto.
Tre anni prima, quando Mark McGwire battè il record di home run in una singola stagione, il record aveva resistito per quasi 40 anni.
Anche McGwire fu, successivamente, accusato di aver fatto uso di steroidi anabolizzanti. Ma l’uso di steroidi, già bandito in quasi tutti gli sport professionisti, non era vietato nel baseball.
All’inizio della stagione 2002 in molti si stavano chiedendo cosa avesse fatto o preso Bonds per migliorare le sue prestazioni.
Rispondendo ad una intervista subito dopo un doppio home run nella seconda di campionato Bonds rispose all’intervistatore: "se hai dei dubbi fammi subito un test così ti metti l’anima in pace. Nel baseball non conta ciò che prendi. Se non hai la coordinazione per colpire la palla, non esiste alcuna sostanza che te la possa creare".
Giusto.
Ma ci sarebbe da aggiungere che se hai quel tipo di coordinazione esistono le sostanze che ti fanno colpire la palla col doppio della forza.
Tre mesi dopo rispondendo ad una intervista a Sport Illustrated, Ken Caminiti (giocatore di Houston e San Diego) ammise di aver fatto uso nel 1996 di anabolizzanti, quando venne eletto miglior giocatore della stagione. Ammise anche di essere a conoscenza che più della metà dei giocatori di baseball era avvezzo all’uso di anabolizzanti.
Successivamente anche Joe Canseco, giocatore di Oakland ammise che anche l’80% dei giocatori di baseball professionisti aveva fatto o faceva uso di steroidi anabolizzanti.
Anche Curt Schilling, pitcher di Arizona, dichiarò al Washington Post: "l’uso di steroidi è molto diffuso e questo è fuori di dubbio. Negli ultimi tempi il numero di quelli che li usano (gli steroidi) è diventato stratosferico".
In quel momento, differentemente da tutti gli altri sports, non esisteva alcun tipo di test obbligatorio per i giocatori di baseball. Nel baseball i giocatori hanno uno dei sindacati più forti in assoluto, che aveva sempre opposto resistenza all’introduzione di programmi anti-doping.
Ma, scoppiato il caso, nel 2002 il sindacato dei giocatori dovette accettare una seppur minima introduzione di test obbligatori per i giocatori.
Una mossa solo di facciata.
In realtà, da più parti, i tests vennero definti come "giochi per bambini".
Ad ogni modo, il pubblico era rimasto piuttosto scosso dalle voci che dipingevano i più noti campioni del baseball come una massa di "mezze schiappe dopate fino all’inverosimile"
Per un manager del calibro di Conte questo significava, però, che il grosso del mercato era pronto per qualche nuovo preparato, ancor meno identificabile con i test standard.
Era il 31 agosto 2003, quando, in un controllo a sorpresa sulle urine, venne messa sotto inchiesta la ciclista Tammy Thomas, componente della squadra olimpica.
Nelle sue urine venne trovata una sostanza non-identificata, ma non facente parte delle normali sostanze disciolte nelle urine.
Non fu affatto facile, ma il Dr. Don Catlin, collaboratore dell’agenzia antidoping presso i laboratori della UCLA riuscì ad identificare la sostanza.
Anche lui non poteva credere a ciò che aveva scoperto.
Una molecola che lui non aveva mai visto, nè incontrato in tutta la sua carriera.
Per forza.
Si trattava di uno steroide anabolizzante utilizzato solamente in alcuni studi di laboratorio e ben trenta anni prima.
Il nome era Narboletone.
E la sua scoperta attivò non solo la US Antidoping Agency ma anche le autorità federali.
Il fatto singolare era che il narboletone non era mai stato commercializzato, cioè non era mai giunto come prodotto farmaceutico prescrivibile. Era disponibile solo sotto forma di un preparato grezzo che veniva venduto esclusivamente ai laboratori specializzati.
Subito dopo arrivarono le prime conferme o, se preferite, i primi tentativi di minimizzare l’episodio.
Charlie Francis, allenatore di velocisti olimpici (noto per essere stato l’allenatore di Ben Johnson ai tempi del record dopato dei 100 metri piani) affermò candidamente in una intervista che il narboletone era noto tra gli addetti ai lavori già dai tempi delle olimpiadi di Sidney e che una gran quantità di atleti che partecipò ai giochi ne faceva uso.
Proprio in quei giorni alcune fonti dell’Agenzia Antidoping confermarono al Washington Post che l’idea investigativa predominante era che il traffico di narboletone fosse legato ad un certo Patrick Arnold.
Questi era un chimico che si era gettato a capofitto negli affari collegati all’integrazione alimentare ed era stato già indagato come trafficante di Androstenedione (Andro), un altro steroide anabolizzante.
L’agenzia aveva poi inviato tutti gli incartamenti al ministero della giustizia, ma Arnold non venne mai incriminato.
Raggiunto da alcuni reporters, negò qualsiasi legame con la ciclista Tammy Thomas, che di lì a poco venne sospesa dalle competizioni ufficiali.
Probabilmente era anche vero: il chimico Patrick Arnold non aveva mai conosciuto la ciclista olimpica Tammy Thomas.
Ma un legame sicuro il chimico Arnold lo aveva con un uomo della baia di San Francisco, un certo Victor Conte.
I due si erano già conosciuti e si erano dati da fare su internet per pubblicizzare i propri prodotti, soprattutto nei forum e nelle message boards per cultiristi e maniaci della forma fisica.
Dalla scoperta del traffico di narboletone passa poco più di un anno, quando fonti riservate dell’agenzia antidoping affermarono che sia il chimico Arnold che il manager della baia Conte erano al centro di una indagine scaturita da un’ulteriore scoperta del Dr. Catlin (collaboratore dell’agenzia presso la UCLA): un anabolizzante sintetico del tutto nuovo, virtualmente non individuabile con i test in uso.
Il tutto era iniziato un paio di mesi prima quando al Dr. Catlin arrivò una telefonata anonima da una persona che si autodefiniva un preparatore atletico di "un certo livello". Questi nella telefonata dichiarava a Catlin che numerosi atleti già stavano facendo uso di questa nuova sostanza anabolizzante e i test a cui erano stati sottoposti non la avevano rilevata.
A prova della sua attendibilità fornì a Catlin una lista di nomi e una siringa contenente il preparato iniettabile del nuovo anabolizzante.
Sulle prime, Catlin apparve piuttosto scettico, ma si mise ugualmente al lavoro.
Un laborioso procedimento retrogrado gli consentì effettivamente di identificare una nuova sostanza che chiamò tetraidrogestrinone o THG
Catlin non sapeva se essere contento, stupito o ammirato.
Unire in laboratorio altre due molecole di anabolizzanti (il gestrinone e trenbolone) in modo tale da crearne una sola e modificarla in modo da renderla del tutto irrintracciabile non è facile.
Servono delle conoscenze di chimica ad un certo livello e soprattutto strutture attrezzate con apparecchiature costose.
E chi le aveva?
Risposta semplice: Conte.
E chi poteva essere il chimico?
Risposta ovvia. Arnold
E chi poteva essere il distributore? Soprattutto dato che non è facile far accettare ai propri clienti nuovi preparati.
Anche qui la risposta è facile: solo Conte, con la sua ampia rete di conoscenze.
A questo punto il Dr. Catlin mise a punto un nuovo test per riconoscere il THG.
Il passo successivo era scontato.
Catlin effettuò il nuovo test su campioni di urine di atleti di varie discipline, dall’atletica leggera alle leghe professionistiche.
Arrivarono le prime positività: 5 di professionisti dell’atletica leggera e 4 degli Oakland Raiders tra cui Romanowski.
Sorpresa.
A questo punto il reato c’è ed è dimostrabile, non come le volte precedenti, e coinvolge le autorità federali.
Il 3 settembre 2003, più di 20 agenti ed ufficiali della US Food and Drug Administration, della Squadra Narcotici e dell’Agenzia Antidoping fanno irruzione nelle strutture della BALCO con qualcosa in più di qualche semplice sospetto e, soprattutto, con una chiara idea di cosa cercare: il THG.
Negli uffici della BALCO gli agenti trovano numerosi documenti, tra cui il database con i nomi di tutti gli atleti che si rifornivano da Conte.
In più, nel corso della perquisizione, gli agenti si fanno accompagnare dallo stesso Conte presso un capannone fuori città, dove trovano un piccolo laboratorio ed all’interno di esso trovano anche preparati contenenti ormone della crescita umano (GH) e vari steroidi anabolizzanti, incluso il testosterone.
Le prove già sono sufficienti per una incriminazione ufficiale.
Ma gli agenti non si fermano stavolta, fanno le cose per bene e si spingono fino alla fine dell’isolato, alla palestra di Anderson per fare alcune domande. Due giorni dopo si presentano con un mandato di perquisizione alla porta di un appartamento in affitto presso un condominio non lontano dalla palestra dove Anderson abita con la propria compagna.
(seguendo questo link potete leggere in formato pdf il verbale originale delle perquisizioni il verbale)
Nel suo appartamento gli agenti trovano numerosi preparati farmacologici privi di etichetta (si proverà più tardi che sono anabolizzanti) e più di 60.000 dollari in contanti.
Ma non basta.
Gli agenti trovano in bell’ordine, sia sul PC che su materiale cartaceo, tutti i nomi degli atleti che fanno uso di anabolizzanti, il tipo di sostanza utilizzata e i tempi di somministrazione.
A questo punto inizia il vero scandalo.
Cominciano a trapelare alcuni nomi degli atleti coinvolti e lo scandalo si estende in Europa quando compare anche il nome del velocista inglese Dwain Chambers.
Subito dopo iniziano le udienze preliminari, a porte chiuse, presso gli uffici federali di San Francisco e la sfilata di atleti noti e meno noti che si recavano di fronte agli investigatori a testimoniare.
Alcuni fornirono, anche se dopo la promessa dell’impunità, alcuni particolari fondamentali.
Si chiarificano, così, anche alcuni termini che erano comparsi in precedenza nel corso delle indagini.
In particolare a cosa si riferissero ai termini "the clear" e "the cream".
Il primo indicava il THG, che veniva assunto sotto forma di compresse orali di colore chiaro da deglutire con molta acqua.
Il secondo termine si riferiva effettivamente ad una crema, o, meglio, ad una lozione da cospargere su tutto il corpo. La lozione era a base di testosterone che era stato modificato in laboratorio per aumentarne la penetrazione in circolo attraverso la pelle.
Più si andava avanti con le udienze e più la storia si complicava.
Giunti al 4 dicembre 2003, quando venne ascoltato anche Bonds, a pochi mesi delle Olimpiadi, apparve chiaro che un gran numero di atleti americani non sarebbero neanche potuti partire per Atene.
Ma ancor peggio sarebbe andata alla lega professionista di baseball. Dal 5 al 7%, alcuni dissero anche il 10%, dei 1200 giocatori iscritti al campionato avrebbe subito una lunga squalifica.
Oltretutto se l’inchiesta fosse andata in tribunale, le udienze sarebbero state pubbliche.
Cioè sarebbe stato come lavare i propri panni sporchi in mezzo al cortile. Un cortile su cui si affacciano tante altre nazioni.
Più avanti venne resa pubblica la lista degli atleti trovati positivi al THG:
-- Barret Robbins, Oakland Raiders center
-- Dwain Chambers, British sprinter
-- Regina Jacobs, U.S. middle-distance runner
-- John McEwen, U.S. hammer thrower
-- Kevin Toth, U.S. shot putter
-- Unidentified U.S. track and field athlete
-- Bill Romanowski, Oakland Raiders linebacker
-- Chris Cooper, Oakland Raiders defensive tackle
-- Dana Stubblefield, Oakland Raiders defensive tackle.
Venne poi resa nota la lista degli atleti ascoltati dal gran giurì
-- Shane Mosley, super welterweight boxing champion
-- Barry Bonds, San Francisco Giants outfielder
-- Jeremy Giambi, former Oakland A's outfielder, free agent
-- Gary Sheffield, New York Yankees outfielder
-- Bobby Estalella, former Giants catcher, free agent
-- Armando Rios, former Giants outfielder, free agent
-- A.J. Pierzynski, Giants catcher
-- Benito Santiago, former Giants catcher now with Kansas City Royals
-- Alvin Harrison, Salinas sprinter, Olympic medalist
-- Jason Giambi, New York Yankees first baseman
-- Calvin Harrison, Salinas sprinter, Olympic medalist
-- Marion Jones, U.S. sprinter, Olympic medalist
-- Tim Montgomery, U.S. sprinter, world record-holder
-- Kelli White, sprinter from Union City, World Championship gold medalist
-- Chryste Gaines, San Leandro, sprinter, Olympic gold medalist
-- Kevin Toth, U.S. shot putter
-- Regina Jacobs, U.S. middle distance runner, Olympic medalist
-- Michelle Collins, U.S. sprinter
{utriangle} Tyrone Wheatley, Raiders running back
-- Amy Van Dyken, Olympic gold medal-winning swimmer, friend of Romanowski
-- Tammy Thomas, U.S. cyclist
-- Bill Romanowski, Raiders linebacker
-- Barret Robbins, Raiders center
-- Dana Stubblefield, Raiders defensive tackle
-- Chris Cooper, Raiders defensive tackle
-- Chris Hetherington, Raiders running back
--Johnnie Morton, Kansas City Chiefs wide receiver.
Il 7 Dicembre 2003, come reazione allo scandalo BALCO, viene adottata una regola che impone la squalifica a vita dell’atleta che viene trovato positivo anche una sola volta agli steroidi anabolizzanti, ancora mai applicata veramente.
L’inchiesta è continuata tra udienze, conferenze stampa, smentite ufficiali e ufficiose, giuramenti di estraneità ai fatti, e così via
Alle varie accuse rivolte a Conte ed Anderson ne venne aggiunta anche un’altra, quella di riciclaggio del denaro proveniente dalla vendita illecita di sostanze dopanti, che gli avrebbe potuto procurare un lungo soggiorno nelle carceri di stato.
Ma le Olimpiadi di Atene si avvicinavano a grandi passi e le autorità, sia sportive che giudiziarie, non avevano idea su come procedere.
Andare fino in fondo avrebbe significato decimare le squadre olimpiche americane, riducendo di molto le possibilità di medaglia, ma, d’altra parte, far finta di niente non era più possibile.
Victor Conte aveva puntato proprio su questo. Mentre qualche atleta iniziava ad ammettere l’uso dei suoi preparati illegali, lui, per mezzo del suo legale, inviava una lettera-supplica-minaccia al presidente Bush.
Era la fine di Giugno del 2004
Da alcuni giornali non favorevoli a Bush l’esatta definizione di quell’atto: "l’idea non è male. Bush ha coperto già tante merdate molto più grandi, può coprire una cacatina come questa".
Il contenuto lo potete immaginare. Conte si definiva una vittima, era un onesto manager (come io sono il papa, si potrebbe aggiungere), era tutta una macchinazione.
Si, lo so, vomitevole.
In più si dichiarava affranto da una simile situazione che avrebbe potuto compromettere la partecipazione ai giochi Olimpici di così tanti atleti americani (con un tono di velata minaccia).
Già, perché lo scandalo si era affacciato anche ai trials americani, che, come è noto, costituiscono le vere e proprie selezioni degli elementi che parteciperanno ai giochi.
Sarebbero stati da invalidare anche i trials.
Senza contare le richieste di danni materiali da parte degli atleti esclusi
Bel macello!
Siamo a Luglio del 2004 e nel frattempo nessuna risposta né azione dagli organi ufficiali.
Subito prima dell’inizio delle Olimpiadi un altro scandalo, stavolta non americano.
E’ lo scandalo dei velocisti Greci Kenteris e Katerina Thanou.
Ma siamo sicuri che non riguardi in qualche modo gli States?
Mai essere troppo sicuri.
Kenteris e la Thanou inscenano un finto incidente per sottrarsi ai controlli antidoping che ora includono anche la ricerca del THG.
Nessuno ci casca e vengono prontamente squalificati oltre che messi pubblicamente alla berlina da un popolo fiero come quello greco, che mal sopporta certe cose.
Si investiga subito ma i risultati delle indagini giungono agli investigatori americani solo dopo la fine dei giochi olimpici.
Dai documenti risultano evidenti i contatti di numerosi allenatori e atleti greci con la BALCO di Victor Conte.
Sono state decriptate e-mail fra la BALCO e vari allenatori Greci che risalgono anche al 2002.
Datate 2004 sono le e-mail inviate subito dopo la comparsa in America del test per il THG, per avvertire gli atleti della possibilità di essere scoperti durante i test olimpici.
Ai primi di Settembre è stata resa pubblica la notizia che la fonte originaria delle notizie al Dr. Catlin e che fornì la siringa con il preparato, altri non era che Trevor Graham, l’allenatore del velocista Justin Gatlin.
Graham dichiarò, in quei primi giorni di settembre, di aver fornito la stessa dichiarazione anche ai primi di giugno davanti alla commissione di inchiesta.
Graham è stato collegato alla BALCO da varie testimonianze, oltre che dal possesso delle THG e dal fatto che ben nove degli atleti da lui allenati sono risultati positivi ai controlli antidoping. In passato era stato anche l’allenatore di Tim Montgomery e Marion Jones.
Una testimonianza resa dal marito della Jones a fine Luglio del 2004 indicava Graham come colui che aveva fornito gli anabolizzanti ed insegnato a Marion come iniettarseli.
Marion Jones ha sempre negato.
Nei confronti di Gatlin nessuno mosse un dito, sebbene potesse essere quantomeno un testimone, e andò tranquillamente alle Olimpiadi a vincere i 100 metri e a prendere un bronzo nei 200.
Anche Gatlin in passato aveva avuto qualche guaio con il doping. Circa tre anni fa, dopo aver vinto ai campionati nazionali junior 100, 200 e 110 metri ad ostacoli, venne trovato positivo per uno stimolante proibito.
Una anfetamina.
Venne squalificato per due anni.
Fece appello dicendo che l’anfetamina era contenuta in un medicinale prescrittogli per curare un deficit di attenzione.
Vinse l’appello e la squalifica venne annullata.
Il 9 di Ottobre 2004 il signore e padrone di BALCO, Victor Conte, affermò, in una conferenza stampa, con il suo atteggiamento viscido, di essere la vittima di un complotto, di una vendetta ordita da alcuni concorrenti desiderosi di impadronirsi della sua fetta di mercato degli integratori alimentari.
Alla domanda su chi fossero questi concorrenti, Conte non diede alcuna risposta.
Da questo momento iniziò un tentativo per discreditare i giornali che avevano riportato le notizie sul caso, indicandoli come semplici cacciatori di scoop a buon mercato
Questo portò, il 16 di Ottobre scorso, a rendere pubblico il contenuto di un nastro audio registrato segretamente. Sul nastro si ascolta distintamente la voce di Anderson che dice: "la cosa funziona. Tutto quello che sto facendo funziona ed è irrintracciabile (nei test antidoping). Questa roba qua, ce l’ho solo io, non puoi né averla né comprarla in un altro posto o da qualcun altro. Ma puoi stare sicuro, la prendi anche il giorno del test, vai lì, pisci e ne esci pulito alla perfezione.
Te lo posso assicurare, è la stessa roba con cui sono andati alle Olimpiadi. (parla di quelle del 2000) E alle Olimpiadi hanno fatto i test ogni fottuta settimana e nessuno si è accorto di niente"
Inoltre, tanto per confermare l’affermazione che i nuovi test nel baseball erano solo "giochi per bambini", si scopriva un’altra ragione per cui Anderson era in grado di aiutare Bonds ad eludere i controlli: qualcuno lo avvertiva in anticipo delle date dei controlli antidoping.
Nel nastro, infatti, la voce di Anderson continua dicendo al suo non identificato interlocutore: " il prossimo dovrebbe essere tra la fine di Maggio ed i primi di Giugno, al massimo entro il giorno della pausa per l’All-Star. Ci saranno 100-150 ragazzi presi a caso per i test. Così noi arriviamo all’All-Star puliti, fottutamente puliti".
Quindi è chiaro che Anderson era a conoscenza del momento e delle modalità di selezione degli atleti per i controlli antidoping.
L’avvocato di Anderson, intervistato da alcuni giornalisti ha negato (ovviamente) di riconoscere la voce del proprio assistito, anzi ha querelato i giornali che hanno riportato le trascrizioni del nastro.
Ma in quel nastro di 9 minuti e 19 secondi sembrano comparire anche altre cose interessanti.
In particolare c’è un colloquio con un allenatore che si lamentava della relativa inesperienza dei suoi atleti nell’utilizzo degli anabolizzanti iniettivi (quelli somministrati per via intramuscolare). Accadeva spesso che iniettandosi troppo preparato o troppo spesso nella stessa sede si finisse con creare un bel malloppo nel muscolo che finiva con l’infettarsi.
Una bella cisti infetta che doveva venire incisa e drenata con un intervento chirurgico in anestesia locale in sala operatoria.
Guarda caso in quasi tutte le leghe americane di professionisti ci sono un bel numero di questi interventi.
Anderson rispondeva di conoscere bene i rischi e di sapere altrettanto bene come gestirli, vista i suoi 16 anni di esperienza nel doping.
Qualche giorno dopo, come a rispondere alla querela dell’avvocato di Anderson, è stata resa pubblica una testimonianza rilasciata nel 2003 dal giocatore di Baseball Armando Rios. Rios, in quella testimonianza, confermò di aver comprato da Anderson ormone della crescita
Il 30 di ottobre iniziano a trapelare i particolari più sordidi, e iniziano ad avere risposta alcuni quesiti insoluti. Ad esempio: come facevano Anderson e Conte ad approvvigionarsi di ormone della crescita (GH), visto che è un ormone umano e non di sintesi, di difficile reperibilità.
Interrogando vari testimoni si era scoperto che riuscivano ad avere l’ormone della crescita da pazienti affetti da AIDS nella zona di San Francisco e dintorni, a cui veniva prescritto dai medici per particolari protocolli terapeutici. I pazienti, invece di seguire la prescrizione preferivano venderlo.
Attualmente la vicenda è tutt’altro che terminata e ci sono notevoli forze che spingono per far sì che non termini mai.
Alcuni dei motivi sono chiari e lampanti: significherebbe ammettere che gran parte dei records e delle prestazioni degli atleti americano sono state falsate dalle sostanze dopanti.
Un danno finanziario di proporzioni inimmaginabili.
Ma uno dei motivi più inquietanti è legato alla comparsa di nomi di allenatori e atleti, ancora non resi noti, dello sport universitario e di college.
Questo starebbe a significare che anche gi sport a livello non professionistico sono marci e che gli l’america sta facendo crescere le nuove generazioni a base di sostanze dopanti.
Anche in questo caso, se si dovesse andare fino in fondo, una eventuale conclusione porterebbe alla squalifica a vita dei migliori atleti della prossima generazione.
Siamo sicuri che chi ha già investito su questi atleti dei bei soldoni lasci che tutto ciò accada?
Fonti utilizzate:
- articoli originali di USA today degli anni 2002 e 2003
- articoli originali di Sports Illustrated
- articoli originali di M. Fainaru-Wada e Lance Williams per i giornali della Baia
- articoli originali del Washington Post
- documenti dell’inchiesta BALCO pubblicati